Storie di barriere di genere infrante nelle Olimpiadi invernali – 5° puntata

Come accade ormai da un po’ di anni la Coppa del Mondo di sci di fondo si è aperta a Kuusamo, in Finlandia, nei pressi del Circolo Polare Artico, dove si è svolto il Ruka Triple. Uomini e donne sono stati impegnati in una tre giorni di gare che hanno dato punti validi per la coppa, come prove singole, e poi hanno contribuito a delineare la classifica finale dell’evento. Come una corsa di ciclismo che si sviluppa su tre tappe.

Il primo giorno atleti e atlete si sono sfidati nella prova sprint: gara distribuita su un turno di qualificazione e quattro turni a eliminazione diretta. Per tutti e tutte, da percorrere 1400 metri in ogni turno. Una eccezione, visto che all’Olimpiade di Pyeongchang, nel 2018, il percorso per i maschi era più lungo di 200 metri di quello riservato alle donne.
E, infatti, nelle altre due gare ecco comparire un notevole squilibrio in termini di lunghezza della “frazione”: sabato 27 novembre, 15 km per gli uomini, 10 per le donne nella prova a cronometro con partenza individuale ; domenica, stesse distanze, ma gara a inseguimento con l’appeal, televisivamente parlando, che chi taglia per primo/prima il traguardo vince.

> Da F. Greco, Cinque cerchi di separazione. Storie di barriere di genere infrante nello sport, Paginauno:

Il fondo vede, dunque, una differenza di lunghezza tra le gare maschili e le corrispondenti femminili: dalle gare sprint, fino alla gara regina, che è di 50 km al maschile e di soli 30 km al femminile.
Una differenza che, invece, non c’è in grandi classiche come la Vasaloppet, la competizione di 90 km che ricorda la fuga fatta dal futuro re di Svezia Gustavo I nel 1520 e che la Federazione Internazionale di Sci inserì nel 2006 tra le prove valide per la Coppa del Mondo sia maschile che femminile. Un controsenso

Già, un controsenso. Perché, negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando ai Giochi invernali si assegnarono i primi titoli femminili nel fondo, il diverso trattamento era dovuto alla supposta inferiorità delle atlete, quanto a capacità di resistenza. Ora che le donne corrono su strada la maratona e su neve fanno la Vasaloppet, perseverare in tale disparità può essere solo frutto di scelte non direttamente collegabili a questioni tecniche. Forse una supposta minore “vendibilità” del prodotto sci di fondo femminile rispetto al corrispondente maschile?

Nell’immagine in evidenza: Johaug batte avversarie e gelo nella 10 km a inseguimento.