From Killie to Killie. Ché se in corso non ci fosse la Grande Guerra che di gente uccisa per davvero ne lascia tanta ogni giorno, verrebbe da fare un gioco di parole tra il diminutivo con cui è noto il Kilmarnock e il verbo “to kill” nel suo significato figurativo di “interrompere”. L’incredibile serie di partite senza sconfitte del Celtic Glasgow, iniziata il 20 novembre 1915 con una vittoria 2-0 sul Kilmarnock a Parkhead, si conclude, infatti, dopo quasi un anno e mezzo nello stesso luogo, contro lo stesso avversario e con lo stesso score, anche se ovviamente stavolta a vincere 2-0 sono gli ospiti.

Il fatto che in piena guerra del ’14-’18 si svolgano le partite della Scottish League non deve sembrare strano. Infatti, la Scottish FA, allo scoppio del conflitto, ha deliberatamente deciso di sacrificare la Scottish FA Cup, ma di mantenere il campionato per far sì che le partite al sabato diano una parvenza di normalità e risollevino un po’ il morale del cosiddetto fronte interno. Anche perché tutti pensano che la guerra sarà breve.
L’idea di base è che i giocatori il sabato per la patria giochino a football percependo ingaggi ridotti rispetto a quelli abituali, mentre gli altri giorni lavorino, sempre per la patria, nelle fabbriche, perché questo chiede l’economia di guerra. Per loro nessuna vita dorata, quindi; solo un modo diverso di contribuire al successo dell’Impero Britannico, sia pure meno rischioso.
I dibattiti e le prese di posizione diametralmente opposte non mancano. Tra i club che, grazie all’opportunità data dalla federazione, riescono a conservare buona parte della rosa c’è il Celtic. Di diverso avviso sono, invece, ben sedici calciatori dell’Heart of Midlothian che si arruolano come volontari poco dopo l’inizio della stagione 1914/15. Il Celtic quell’anno vince in volata staccando gli Hearts solo negli ultimi due match e questo contribuirà non poco al diffondersi della narrazione in base a cui gli edimburghesi avrebbero vinto se non fosse scoppiata la guerra.

Ad ogni modo, la sequenza di partite senza sconfitta dei Saints inizia alla tredicesima partita della Division One del 1915/16, neanche a farlo apposta a una settimana da un’infruttuosa trasferta sul campo degli Hearts. Come detto, si inizia con un 2-0 al Kilmarnock, firmato da Dodds e McCall. Ventidue vittorie e tre pareggi nel resto della stagione e il Celtic conquista con un vantaggio di 11 punti sui Rangers il suo secondo titolo di guerra, il terzo consecutivo se consideriamo anche il campionato 1913/14.
Quando l’interno destro Patrick Gallagher segna il gol vincente in casa dell’Hibernian il 14 aprile 1917 siamo già alla 36° partita della stagione successiva: i Saints contano ventisei vittorie, dieci pareggi e zero sconfitte e si sono già assicurati il titolo. Non perdono da 62 partite[1], non hanno mai perso in tutto il 1916 e sono a due passi dal terminare tutto il campionato imbattuti.
Per l’ultima partita interna della stagione arriva il Kilmarnock che in casa propria a febbraio ha già fatto tremare i campioni. Il Glasgow Herald osserva: «Calza a pennello il fatto che un team rinomato per la sua tenacia debba essere battuto da avversari che sono stati più tenaci di ogni altro team quando gli hanno giocato contro». Le due reti degli ospiti arrivano, infatti, già nel primo tempo e per una volta il Celtic non fa molto per rientrare in partita.

Tra coloro che hanno contribuito a questa lunga serie di partite senza sconfitta, che per cento anni esatti è stata la più lunga registarta in un campionato britannico[2], tanti nomi legati alla storia del Celtic e molto meno noti qui da noi: il portiere Shaw e il centrocampista Dodds, unici due a scendere in campo in tutti i 62 match; Gallagher e McColl, autori di più di 40 reti ciascuno tra il novembre 1915 e l’aprile 1917; Alexander McNair, James McNemenemy e William McStay, che hanno indossato la casacca biancoverde per più di quindici stagioni; il boss Willie Maley, che siederà sulla panchina dei Saints per 43 anni (…e qualcuno penserà bene di celebrare i servigi resi con una una canzone).
La chiusura, però, la vogliamo riservare al mediano Peter Johnstone, che gioca solo 26 delle 62 partite della serie, poi decide di arruolarsi e il 16 maggio 1917 viene ucciso. Del resto, come ricorda il sito The Celtic Wiki, «it was a successful period [for Celtic] albeit understandably overshadowed by more important happenings»

federico

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[1] The Celtic Wiki ne conta 64, perché ci aggiunge due partite giocate per la Glasgow Cup, torneo importante ma comunque non da considerarsi ufficiale
[2] Lo Celtic Glasgow ha appena eguagliato il record storico e non sembra intenzionato a fermarsi. A tutto il novembre 2017 l’ultima sconfitta dei Saints in Scottish Premier League è datata 11 maggio 2016, St.Johnstone-Celtic 2-1; sono seguite l’ultima giornata del torneo 2015/16, tutte le 38 partite del 2016/17 e le prime 13 del 2017/18 senza che i biancoverdi perdessero

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