Il Calcio alle Olimpiadi. 2° puntata: I Giochi Intermedi del 1906

Il Regno di Grecia ci aveva già provato nel 1897, ma l’ipotesi Atene sede fissa -come si faceva nell’antichità- non era passata. La guerra greco-turca in corso, la voglia di de Coubertin di legare Olimpiadi ed esposizioni universali (e di portare i Giochi nella sua Parigi) erano stati fattori troppo determinanti.
Nove anni dopo le cose sono un po’ cambiate in seno al Comitato Olimpico Internazionale, l’autorità del barone francese è in picchiata, perché le edizioni del 1900 e del 1904 sono state un vero fiasco. Grecia e Turchia non sono (momentaneamente) in guerra e allora i Secondi Giochi Olimpici Internazionali di Atene possono aver luogo. L’idea dei greci è quella di organizzare una manifestazione di stampo olimpico sempre ad Atene ogni quattro anni, intervallandola alle Olimpiadi vere e proprie. Il nome ufficiale scelto dal CIO è Giochi Intermedi. Quell’edizione del 1906 rimarrà un’eccezione, ma di un’importanza fondamentale per organizzazione e qualità delle gare. Per dirla con Nicola Sbetti, dopo il 1906 il futuro delle Olimpiadi non sarà più in pericolo. E pace che nel computo ufficiale l’edizione che ridà dignità ai Giochi non è computata e che il grande capo de Coubertin l’abbia addirittura boicottata.[1]

A differenza di quanto avvenuto nel 1896, il calcio nel 1906 ad Atene c’è. Previsti due giorni di torneo, quattro le squadre. Una è l’Ethnikos Syllogos di Atene, rinforzata da un giocatore del Panillinios. Due sono formalmente rappresentanti dell’Impero Ottomano, ma quella dell’Omilos Philomuson di Salonicco consta di dieci greci e di un inglese, quella proveniente da

1906 Olimpiadi

Atene 1906, lo Stadio

Smirne è una vera multinazionale composta da figli di mercanti inglesi, greci, francesi e armeni.[2] Chiude il lotto una squadra danese, che gli storici tendono a considerare una rappresentativa della federazione calcistica di Copenhagen, la KBU. Cosa ci faccia un undici della KBU è presto detto: Re Giorgio di Grecia è figlio di Re Christian IX di Danimarca. Il torneo è, per pochezza delle compagini, paragonabile a quello delle due edizioni precedenti, ma ha almeno il merito di avere un calendario chiaro. Poi a complicare le cose si fa sempre in tempo.

Il 23 aprile, giorno delle semifinali, fila tutto liscio. La squadra di Smirne resiste un tempo ai danesi, poi ne prende quattro e perde 5-1. Nell’altra sfida, Atene batte 5-0 Salonicco, ma la gioia dei padroni di casa dura poco. I nomi di Oskar Nielsen, Holger Frederiksen, August Lindgren, Henry Rambusch e Hjalmar Heerup non lasceranno molta eco nella storia del calcio, ma bastano e avanzano per i modesti ateniesi che, il giorno dopo, al termine del primo tempo si ritrovano sotto 9-0 e, alla faccia dello spirito olimpico non si presentano in campo per la ripresa.
Gli organizzatori non squalificano la squadra greca, ma la obbligano a spareggiare con le altre due iscritte per riguadagnarsi sul campo la medaglia d’argento. Gli ateniesi si rifiutano e vengono definitivamente cacciati. Così il 25 aprile è un incontro tra le perdenti delle due semifinali a decidere il posto d’onore.
E a vincere è lo sport: l’undici di Salonicco ne prende 12 da quello di Smirne, ma non si chiude negli spogliatoi e porta a casa un meritato bronzo, frutto di due sconfitte in due partite, zero gol fatti e 17 subiti.

federico

Puntata precedente: Il football al tempo di de Coubertin; Puntata successiva: Le nazionali alle Olimpiadi degli Stati nazione
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[1] cfr. Giochi di potere, pagg. 42-45
[2] Il genocidio degli armeni inizierà nel 1915