All’inizio di ogni Mondiale il Brasile è inserito di diritto nella rosa dei favoriti, se non addirittura additato come la squadra da battere. Spagna ’82 non fa eccezione e ci sono una serie di validi motivi: Arthur Antunes Coimbra detto Zico, stella assoluta del Flamengo che fa gola a molte società italiane; Paulo Roberto Falção, che in Italia ha giocato la stagione appena passata facendo fare un ulteriore balzo in avanti in termini di qualità alla già competitiva Roma di Liedholm;  Socrates, il Dottore, leader del Corinthians che sta sperimentando una gestione democratica dello spogliatoio in un periodo in cui il Brasile è ancora in mano ai militari; Leo Junior, che a Torino farà il regista difensivo dai piedi eccelsi, ma che al Flamengo gioca sulla fascia per la sua abilità nei cross; Eder, giocatore dell’Atletico Mineiro un po’ meno fantasioso dei quattro compagni di squadra sopracitati, ma in possesso di un sinistro potentissimo.

L’esordio della verde-oro è previsto al Sanchez Pizjuan di Siviglia in data 14 giugno. Avversaria è l’Unione Sovietica di Oleg Blokhin, Pallone d’Oro nel 1975, anno in cui con la Dinamo Kiev aveva trionfato in Coppa delle Coppe e nella Supercoppa UEFA, e del blocco georgiano della Dinamo Tbilisi, che la Coppa delle Coppe l’ha vinta invece nel 1981: ci sono i difensori Sulakvelidze e Čivadze, quest’ultimo anche capitano, il centrocampista offensivo Daraselija, che a dicembre del 1982 troverà la morte in un incidente stradale, e Ramaz Šengelija[1], attaccante dalle non grandi doti fisiche ma con un buon fiuto del gol.
Pronti via e Zico si produce una bella percussione centrale. Il Galinho tira e Rinat Dasaev, portiere dello Spartak Mosca, risponde senza paura: l’impressione è che sarà un bel match, ma che alla fine la Seleção non avrà difficoltà a vincere. Forse una sorta di riedizione di Brasile contro Jašin del 1958.
In effetti, per Dasaev sarà una serata da ricordare, il suo “debutto” sulla scena internazionale, l’inzio di una carriera il cui profilo seguirà in tutto e per tutto ascesa e declino della Nazionale con la scritta CCCP sulla maglietta. Ma, a dire la verità, nel resto del primo tempo il portiere non deve compiere parate molto difficili, si trova sempre ben piazzato e poi ha la fortuna che come terminale del gran gioco macinato dai brasiliani si ritrovi sempre Serginho, autentica ira di Dio in patria -è accreditato di 242 reti in 399 presenze col San Paolo tra il 1973 e il 1982-, ma decisamente impreciso nella serata sivigliana. E non solo…

Le cose per i verde-oro peggiorano decisamente quando i sovietici cominciano a mettere la testa fuori. Un fallo da rigore su Šengelija viene beatamente ignorato dall’arbitro spagnolo Lamo Castillo, poi al 34′ un tiro innocuo di Bal non viene trattenuto da Valdir Peres e finisce dentro.
I presenti allo stadio e gli avversari alla TV capiscono in quel preciso momento il bug di quella Seleção mondiale: ché se hai un attaccante che non segna ma tanti uomini di classe, allora prima o poi la butti dentro lo stesso; ma se hai un estremo difensore che non ti dà sicurezza, per vincere di gol te ne serviranno sempre tanti. Vedi Sarrià qualche settimana dopo.[2]
Per fortuna del selezionatore Telé Santana, la partita con l’URSS nella seconda metà si raddrizza e le imperfezioni possono essere nascoste sotto il tappeto. I due gol che al 75′ e all’88’ ribaltano il risultato sono due straordinari tiri dalla distanza. Prima è Socrates che centra l’angolino alla destra di un Dasaev inutilmente proteso in tuffo, poi è Eder che, favorito da una finta di Falção, controlla la palla ed esplode un esterno sinistro in corsa che lascia immobile Dasaev. In mezzo, sull’1-1, un altro dubbio, un altro di quegli episodi oscuri di cui sono stati costellati i Mondiali dei sovietici anni Ottanta: Šengelija servito in area dalla sinistra controlla e batte Valdir Peres. Il fischio dell’arbitro spagnolo arriva a spegnere l’entusiasmo, ma l’immagine non chiarisce e mostra un difensore brasiliano, forse Luizinho, che non è troppo più avanti dell’attaccante sovietico e non sembra esser salito molto velocemente.

federico

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[1] I georgiani al momento del mondiale spagnolo sono cittadini sovietici. Per questo abbiamo scelto di scrivere i loro nomi seguendo la traslitterazione scientifica
[2] Valdir Peres, morto nel luglio 2017, fu indubbiamente il principale punto debole di quella edizione del Brasile. Va comunque segnalato che il portiere nel 1982 aveva una lunga carriera internazionale alle spalle: più di trenta partite in Nazionale, la convocazione come secondo portiere ai Mondiali 1974 e 1978, nove anni di militanza nel San Paolo che gli hanno portato un Brasilierão nel 1977, una Copa do Brasil nel 1976, una serie di vittorie nel campionato paulista e il titolo come miglior giocatore del campionato nel 1975

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