Personaggi in cerca d’autore. 24° puntata: Jorge “El Magico” Gonzalez

Quanta grazia di Dio è venuta fuori dai piedi di Jorge Alberto Gonzalez Barillas. Ancora oggi rivedere i filmati delle sue alchimie è uno spettacolo sui generis. Nel corso della sua carriera non vinse mai niente di importante e nemmeno giocò in grandi club, eppure… eppure c’è stato chi come Maradona è arrivato a definirlo uno dei migliori dieci giocatori del mondo. Insomma nessun bisogno di inventare leggende tipo quella che in Trofeo Ramón de Carranza, importante torneo amichevole estivo che si disputa nella città di Cadice, si presentò allo stadio solo alla fine del primo tempo, entrò sullo 0-3 per il Barcellona e da solo portò il suo Cadice a vincere 4-3.[1]

Nato nel 1958 e ultimo di otto figli di una famiglia delle favelas di San Salvador, già a sedici anni un giornalista del suo Paese gli addossò il nomignolo “el mago”. Il club dove poté mettere presto in mostra tutto il suo naturale (e incontenibile) estro fu il Deportivo FAS di Santa Ana, dove approdò nel 1977 e dove rimase cinque anni vincendo due titoli consecutivi (1978 e 1979) e una Coppa dei Campioni della CONCACAF, sempre nel 1979. La Nazionale gli aprì le porte molto presto, a soli 19 anni, e con la maglia di El Salvador arrivò nel novembre 1981 una delle più importanti soddisfazioni della sua carriera, la qualificazione alla fase finale dei Mondiali di Spagna, frutto soprattutto di un’inattesa vittoria 1-0 sul Messico. Gonzalez non segnò, ma fu sua l’accelerazione che mandò in crisi la difesa avversaria, suo il tiro insidioso sulla cui respinta Ever Hernandez siglò la rete decisiva. Per El Salvador fu la seconda qualificazione a un Mondiale, dopo quella drammatica del 1970, ma poi le cose, almeno per la squadra, in Spagna non andarono bene: tre sconfitte, un solo gol fatto, peraltro inutile nel catastrofico 10-1 incassato dall’Ungheria.

Nel frattempo avevano iniziato a mettergli gli occhi addosso i grandi club europei, ma, a Mondiale concluso, fu il modesto Cadice ad assicurarsi l’attaccante per sette milioni di pesetas. Nel capoluogo dell’Andalusia, Gonzalez da “El mago” divenne “El màgico”: con gol e dribbling, tacchi e giochetti di ogni genere intontiva gli avversari e si rendeva utile alla squadra, mentre il pubblico di fronte a tanta mirabilia sognava e rimaneva estasiato. Il calcio cantato da Jorge Gonzalez è stato “leyenda” e allegria, bellezza e gioia, rubando le parole dello scrittore Edilberto Coutinho si può candidamente affermare che una serpentina de “El màgico” rimarrà un momento eterno. A Cadice il ricordo dell’attaccante è rimasto così impresso che non è un caso vedere oggi dei ragazzini girare per le strade della città indossando la maglia canarina numero undici con su scritto il suo nome.

Del resto il binomio Cadice-Gonzalez fu perfetto non solo perché “El màgico” era genio e poeta, ma anche perché il giocatore salvadoregno era anche incorreggibile e indisciplinato, amava la bella vita, le donne e tirar tardi ballando il flamenco e solo in una città come Cadice, abituata a vivere di notte, poteva trovarsi a proprio agio. La società poi, conscia di quanto Gonzalez dava in campo, lasciava fare. Si narra che ogni mattina fosse un dipendente del Cadice a svegliarlo per farlo giungere in orario agli allenamenti. «Riconosco che non sono un santo – dirà in un’intervista, – che mi piace la notte e che la voglia di far baldoria non me la toglie neanche mia madre».
Certo, dopo la prima stagione che culminò con la promozione in Primera Division, dopo una stagione 1983/84 buona nonostante la retrocessione, dopo il mancato passaggio al Barcellona,[2] qualcosa si era incrinato in quel rapporto di fiducia col Cadice, tanto che i canarini girarono “El màgico” al Real Valladolid a gennaio 1985. Ma, come disse Gonzalez stesso in un’intervista alla TV spagnola qualche anno dopo, il periodo di inattività che seguì quel trasferimento gli fece capire tante cose e la mano che nuovamente gli tese la società andalusa a settembre 1986 fu una cosa senza prezzo. Gonzalez rimase così a Cadice per altre cinque stagioni, tutte giocate in Primera, prima di tornare in patria a vestire nuovamente la maglia del Deportivo FAS, con cui vinse altri due titoli nazionali. Si è ritirato solo nel 2002 e oggi guida un taxi nel caotico traffico di San Salvador. Genio e poeta anche in questo

da un articolo di Mimmo Mastrangelo,
con integrazioni di federico

Puntata precedente: Armando Picchi
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[1] Negli anni in cui Gonzalez era in Spagna Cadice-Barcellona si disputò al Trofeo Carranza solo il 26 agosto 1984, come risulta da rsssf.com. Come puntualizzò Gonzalez stesso in un’intervista alla TV spagnola, come spiega benissimo la pagina del quotidiano ABC, il Cadice batté il Barcellona 3-1 e Gonzalez «algo cansado pero genial cuando se hacía con el balón» giocò i primi 55 minuti senza finire sul tabellino dei marcatori. Inoltre, come si può vedere ravanando nelle pagine dedicate da questo sito alle partite del Barcellona, il Cadice di Gonzalez non sconfisse mai più in blaugrana. Non si comprende perciò come mai tanti articoli apparsi su blog e siti di tutto il mondo parlino di questo match mai esistito. Ecco l’analisi che fa di questo falso mito il sito spagnolo ctxt
[2] Il Barcellona invitò Gonzalez per un tour a fine stagione 1983/84. In quell’occasione Maradona e Gonzalez ebbero la gioia di giocare insieme. Il Cadice era retrocesso e, quindi, c’erano buoni margini per la trattativa, ma l’acquisto non si perfezionò

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