Storia della Coppa più bella: 1° puntata

A cinque anni dall’istituzione della Coppa dei Campioni, ideata da Gabriel Hanot e poi presa in carico dalla UEFA, le federazioni che da ormai tre decenni danno vita alla Mitropa Cup spingono per organizzare una nuova manifestazione internazionale riservata, però, alle squadre vincitrici della rispettiva coppa nazionale. Rispetto a quanto accadeva negli anni Trenta, la vecchia Mitropa ha, infatti, perso molto del suo fascino e, oltre alla concorrenza della coppa dalle grandi orecchie, deve guardarsi da un altro torneo che sta provando a guadagnare spazio: la Coppa delle Fiere. gestita da un comitato privato che ha, però, al suo interno rappresentanti della FIFA, della FA inglese e della FIGC italiana.

La denominazione scelta per la nuova manifestazione è Coppa delle Coppe, anche se la dizione inglese –Cup Winners’ Cup- fa capire meglio a chi sarà riservata. L’edizione di lancio, programmata per la stagione 1960/61, prevede sfide a eliminazione diretta con partite di andata e ritorno in ogni turno, anche in finale.
Sei sono le partecipanti sicure, in rappresentanza di Italia, Svizzera, Ungheria, Cecoslovacchia, Austria e Jugoslavia, i cui club già animano la Mitropa Cup. La cosa quantomeno curiosa è che, nonostante siano tra le federazioni promotrici, la Magyar Labdarúgó Szövetség e la Československý fotbalový svaz non hanno al momento una coppa nazionale e allora iscrivono, rispettivamente, il Ferencvaros, giunto secondo nel campionato magiaro, e lo Spartak Brno, in qualità di detentore di un trofeo amichevole, la Coppa Spartachiana. Per la FIGC c’è, invece, solo un cavillo da superare: la Coppa Italia è in pratica solo una coppa di Lega perché vi partecipano solo squadre di A e di B, ma in mancanza di altro sarà lei a determinare chi rappresenterà lo stivale in Coppa delle Coppe.[1]
A dispetto di quanto avveniva di solito, Inghilterra e Scozia accettano subito la sfida, forse perché le loro FA Cup sono -quasi- più importanti del campionato. Non si uniformano invece le federazioni di Spagna e Francia e così, solo grazie alle due tedesche, Borussia Mönchengladbach e Vorwärts Berlino, si arriva a dieci.

I giocatori della Fiorentina dopo la vittoria in Coppa delle Coppe. Da notare la differenza tra il trofeo che hanno in mano i viola e quello che alzano i giocatori dell’Atletico Madrid [foto in cima]

Per l’Italia, in realtà, c’è la Fiorentina, pur se sconfitta in finale di Coppa Italia dalla Juventus, perché i bianconeri hanno fatto l’accoppiata campionato-coppa e hanno optato per la Coppa dei Campioni. Il cammino della Fiorentina, allenata da uno dei simboli dell’Aranycsapat, Nándor Hidegkuti, inizia con una doppia passeggiata contro il Lucerna e poi continua in semifinale contro la Dinamo Zagabria. Il 3-0 al Comunale con i gol della meteora Antoninho, dell’oriundo Dino da Costa e di Petris sembrano chiudere il discorso. Al ritorno, invece, i viola soffrono più del dovuto: i croati vanno in gol con Matuš e Haraminčić nei primi 18 minuti e solo il gol di Petris a inizio ripresa mette tutto a posto.
In finale ci sono i Rangers Glasgow, andata a Ibrox, ma la paura passa davvero subito perché la mezzala Milan porta in vantaggio i viola al 12′. Nella ripresa Caldow sbaglia il rigore del possibile pareggio, poi a un minuto dal termine nuovamente Milan con un secco tiro dà lo 0-2 finale. Nota di “colore”: la polizia scozzese a fine partita ferma dodici spettatori rei di aver gridato slogan anti-italiani, come ci informa La Stampa,
Il ritorno a Firenze si mette subito in discesa, sempre grazie a Milan. Dopo il pareggio di Alex Scott, è Kurt Hamrin a siglare il 2-1 finale che vale il successo nel match e la coppa. È la prima vittoria di un’italiana in una di quelle che da lì a breve diventeranno “le coppe europee” per antonomasia.[2]

I detentori sono invitati l’anno successivo e la viola arriva anche stavolta in finale dopo aver avuto la meglio su Rapid Vienna, Dinamo Žilina e Újpest Dózsa. Nell’edizione 1961/62 della Coppa delle Coppe c’è, però, una novità importante: la UEFA al convegno di Amsterdam del febbraio 1961 ha deciso di assumere l’organizzazione della manifestazione e, per meglio rimarcare la discontinuità, ha sostituito il trofeo in palio e ha uniformato il format della finale a quello della Coppa Campioni, ovvero partita unica in campo neutro. Le federazioni rappresentate sono stavolta 23 e tra di esse c’è quella spagnola che alla prima occasione non si fa sfuggire la vittoria, come già accaduto in Coppa dei Campioni e Coppa delle Fiere.
Vince l’Atletico Madrid, anche se servono due match, perché il primo finisce in parità e i rigori ancora non ci sono. All’Hampden Park di Glasgow il 10 maggio 1962 segnano il futuro interista Peirò e il solito Kurt Hamrin, a Stoccarda il successivo 5 settembre non c’è invece storia: i colchoneros vincono 3-0 grazie ai gol di Miguel Jones, Mendonça e Peirò. Non sappiamo quanto fosse allora in voga il leit-motiv delle squadre italiane che a settembre sono imballate, fatto sta che La Stampa scrive «Gli uomini di Valcareggi sono apparsi lenti e poco organizzati nei confronti dei loro avversari […] La Fiorentina ha dimostrato di essere alquanto indietro in preparazione in tutti i reparti».
Dimenticandosi, però, l’altro classico ritornello del periodo di adattamento al nuovo allenatore, visto che Valcareggi ha sostituito in estate Hidegkuti sulla panchina viola.

La detentrice che arriva in finale e non riesce a ripetersi diverrà una curiosa costante della Coppa delle Coppe, che anche per questo motivo non verrà mai assegnata definitivamente.[3] L’Atletico Madrid nel 1963, il Milan nel 1974, l’Anderlecht nel 1977, il Parma nel 1994, l’Arsenal nel 1995, il Paris Saint Germain nel 1997 seguiranno la stessa sorte della Fiorentina: in tutta la sua storia, durata 39 anni, la coppa “più bella”, esteticamente parlando, non andrà mai alla stessa squadra per due volte di seguito. Questione di stile.[4]

federico

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[1] La Coppa d’Ungheria, disputatasi per la prima volta nel 1910, è sospesa dal 1956 e riprenderà con continuità solo nella stagione 1963/64. La Coppa di Cecoslovacchia viene invece istituita nel 1960/61 proprio in virtù della possibilità per la vincitrice di accedere alla Coppa delle Coppe. La FIGC, infine, non ha una vera e propria coppa nazionale, ossia una manifestazione riservata a tutte le squadre a essa iscritte
[2] La vittoria della Fiorentina precede di qualche mese la vittoria della Roma in Coppa delle Fiere. A voler essere pignoli va detto che la UEFA, solo per intercessione di Artemio Franchi, riconoscerà nel 1963 questa prima edizione della Coppa delle Coppe come ufficiale. Poiché, inoltre, la stessa UEFA nel 2005 farà sapere di non considerare ufficiale nessuna delle edizioni della Coppa delle Fiere, si potrebbe affermare che è il Milan, grazie alla vittoria in Coppa dei Campioni del 1963, la prima italiana a vincere una coppa internazionale organizzata direttamente dalla UEFA
[3] Nel 1961 la UEFA stabilisce che il trofeo sarebbe stato assegnato definitivamente al club in grado di vincerlo per tre volte di seguito o per cinque volte in assoluto
[4] Da segnalare, però, che il Milan del 1969 e la Juventus del 1985 vincono la Coppa dei Campioni l’anno dopo aver vinto la Coppa delle Coppe

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