Storia della coppa più bella: 6° puntata

La Coppa dei Campioni aveva mandato avanti la Coppa delle Coppe nello sperimentare regole che risolvessero la questione qualificazione in caso di parità. Poi, d’improvviso, all’inizio della stagione 1969/70 aveva fatto il salto in avanti: gol in trasferta che a parità di reti segnate valevano doppio e, in caso di risultato a specchio, supplementari ed eventualmente lancio della monetina, ovvero niente più spareggi. Cosa che, unitamente all’identità di date tra partite dello stesso turno, salvo imprevisti, voleva dire tempi certi nello svolgimento del torneo e maggior spendibilità commerciale.
Bastava aver seguito gli ottavi per capire come funzionavano ora le cose per la qualificazione: Vorwärts Berlino-Stella Rossa 4-4 nel computo totale delle reti, ma tedeschi est avanti -in omaggio al significato del nome- perché avevano vinto 2-1 in casa e perso 3-2 a Belgrado; Spartak Trnava-Galatasaray e Benfica-Celtic Glasgow al sorteggio perché turchi e scozzesi avevano ripetuto in casa nel corso dei 90′ regolamentari l’esatto punteggio con cui avevano perso all’andata in trasferta.
L’anno successivo arrivarono anche i rigori e fu definitivamente abolita la monetina: fu l’Everton la prima squadra a ottenere il passaggio del turno con tale mezzo. Ne fece le spese, all’altezza degli ottavi, il Borussia Mönchengladbach.

Rimaneva solo una cosa da capire. In caso ci si fosse ritrovati davanti a una situazione tipo Gornik Zabrze-Roma, ovvero  gol segnati dalle due squadre nel corso dei supplementari, ma in pari numero, la away goal rule andava applicata o no?
La UEFA che per la Coppa delle Coppe 1969/70 aveva optato per il no, cambiò idea e per l’edizione successiva optò per il sì. Non sappiamo cosa era previsto in Coppa dei Campioni, visto che una situazione del genere sarebbe capitata per la prima volta solo al secondo turno dell’edizione 1984/85[1]; sappiamo però che fu ancora una volta una squadra italiana a stare dalla parte sbagliata nella prima occasione in cui in una coppa europea si fece ricorso a tale ampliamento per stabilire la squadra qualificata.

In qualità di vincitore della Coppa Italia, il Bologna partecipa nuovamente a una competizione UEFA[2] a sei anni di distanza dalla monetina che al termine dello spareggio con l’Anderlecht era costata l’eliminazione al turno preliminare della Coppa Campioni 1964/65. I rossoblù, guidati in regia da Bulgarelli e in attacco da Beppe Savoldi, si ritrovano come avversario quel Vorwärts Berlino qui già incontrato in qualità di esperto di gol in trasferta. All’andata al di là del muro i bolognesi tremano un bel po’ e solo grazie a Vavassori e a un intervento di Janich alla disperata su Frassdorf riescono a salvare lo 0-0. Al ritorno i tedeschi reggono bene il confronto e si rendono anche più pericolosi dei padroni di casa nel corso dei 90′ regolamentari. Poi al 106′ una staffilata di sinistro di Savoldi su tiro-cross di Pace respinto da un avversario sigla l’1-0. Ma, come spiega la Gazzetta, la rete «ha avuto un’influenza negativa sull’equilibrio dei bolognesi, i quali hanno tradito l’ansia di mantenere il vantaggio». Così l’attaccante del Vorwärts Begerad, che più volte nel corso dei due match aveva sfiorato il gol, segna al 112′ di testa il pareggio. La regola del gol trasferta estesa ai supplementari può essere applicata… e il corrispondente della rosea, per evitare equivoci, spiega due volte nel suo pezzo perché il Bologna è eliminato.
Da sottolineare che il Vorwärts al turno successivo ha anche l’onore di essere la prima squadra della storia della Coppa delle Coppe a passare un turno ai rigori (ne fa le spese il Benfica), prima di arenarsi ai quarti contro il PSV Eindhoven.

C’erano voluti, quindi, una decina di anni per vedere introdotte e perfezionate le regole a noi ben note che servono a determinare la qualificazione nei confronti diretti in caso di un numero identico di gol segnati dalle due squadre nell’aggregate, come lo chiamano gli inglesi. A ben vedere, tutte le regole tranne una: in caso di pareggio dopo 120′ la finale si ripeteva e non c’erano i rigori, come rammentarono Chelsea e Real Madrid, che, per stabilire la società vincitrice della Coppa delle Coppe 1970/71, si rividero due giorni dopo. Per provare il fascino discutibile di un torneo assegnato dai tiri dagli undici metri si sarebbe dovuto attendere un altro po’.

federico

Nella foto in alto: Joe Royle dell’Everton sigla il rigore vincente nel match contro il Borussia Mönchengladbach

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[1] 8vi, IFK Göteborg-Beveren 1-0, 1-2 dts. Nel match di ritorno in Belgio il gol di Crève manda tutti ai supplementari; la rete di Pettersson al 99′ determina l’1-1 e ha più peso del gol segnato poco dopo da Gorez su rigore
[2] I felsinei avevano partecipato a tre edizioni della Coppa delle Fiere, raggiungendo come miglior risultato la semifinale nel 1967/68