Un'istantanea di Svizzera-Italia del 1954

Un’istantanea di Svizzera-Italia del 1954

Sono quaranta anni che la Svizzera non riesce a essere incisiva nella fase finale di un mondiale. Dal 1954, da quell’edizione organizzata in casa che vide i rossocrociati andare avanti grazie alla grande vena realizzativa di Josef Hügi (sei gol) e Robert Ballaman (quattro gol). Due vittorie contro l’Italia garantirono il passaggio nel girone di qualificazione, una sconfitta rocambolesca contro la vicina Austria permise solo di assaporare l’aroma della semifinale, un 7-5 che non può essere però liquidato in due parole perché ancor oggi rappresenta il match di una fase finale del Mondiale con il maggior numero di reti. In vantaggio per tre reti al minuto 23 (Ballaman e doppio Hügi), gli svizzeri si ritrovarono sotto 5-3 undici minuti dopo per le doppiette di Wagner e Körner e per il gol del futuro doriano Ocwirk. Il primo tempo terminò 5-4 (ancora Ballaman), poi nella ripresa i restanti tre gol di Wagner, Hügi e Probst andarono a rimpinguare il bottino senza però sovvertire il risultato.
Dopo il 1954 per gli svizzeri altre due volte (1962 e 1966) era arrivata la qualificazione, ma la partecipazione era stata fallimentare: in entrambi i casi tre sconfitte in tre partite.

Quarant’anni dopo il Mondiale del 1954 una nuova generazione di svizzeri è pronta a gustare l’ebbrezza della kermesse iridata. Al volante della squadra c’è Roy Hodgson, un tecnico molto inglese per quel che riguarda l’aspetto e la postura, ma non così inglese per il gioco che propone: gli svizzeri pressano e sono molto diligenti tatticamente, dietro giocano a zona e sono rapidi nelle ripartenze. Il materiale umano a disposizione di Hodgson, poi, è al di sopra della media. In porta c’è il lungo Pascolo, la difesa e il centrocampo sono guidate da giocatori di grande esperienza quali Egli, Geiger e Bregy,  più avanzato agisce il beniamino dell’allenatore, Ciriaco Sforza. Però, è nella fase offensiva che quella Svizzera è molto più forte delle altre Svizzere che l’hanno preceduta (e di molte che seguiranno), perché può schierare Adrian Knup, forte nel gioco aereo, il biondissimo Alain Sutter, che si beve le fasce come se niente fosse, e il guizzante Stephan Chapuisat, per gli amici Chappy, che in Bundesliga con la maglia del Borussia Dortmund ha già dimostrato il suo valore.

Il girone di qualificazione non è dei più agevoli. Gli avversari si chiamano Portogallo, Scozia e Italia, ma si vede che il binomio Italia-Mondiali agli svizzeri porta bene.[1] A Cagliari, infatti, il 14 ottobre 1992 la squadra di Hodgson fa vedere al profeta della zona Arrigo Sacchi di che pasta è fatta: Ohrel segna al 17′ dopo che Marchegiani, disturbato da Knup, manca la presa su un cross dalla sinistra di Alain Sutter; Chapuisat raddoppia immediatamente rubando palla a Marchegiani, decisamente poco a suo agio nel ruolo di portiere libero. Gli svizzeri dominano il gioco, sfiorano il clamoroso 0-3 e solo l'”esperienza” sacchiana riesce negli ultimi sette minuti della partita a riequilibrare le sorti: segnano Roberto Baggio e Stefano Eranio con due splendidi tiri scoccati dal vertice dell’area.
Il 1° maggio 1993 a Berna i padroni di casa sono più cinici. A centrocampo c’è l’esordiente (e mai più utilizzato) Zoratto e gli azzurri sembrano poco convinti. La partita scorre senza sussulti finché al 55′ il terzino Höttiger sugli sviluppi di una punizione segna il definitivo 1-0. Morale a Berna si festeggia la qualificazione a USA ’94 prima che in Italia. Con pieno merito.

sutterIl sorteggio pilotatissimo manda i rossocrociati in un girone insidioso ma non impossibile. L’USA padrone di casa, Romania e Colombia gli avversari. L’esordio nel forno del Detroit Silverdome, al coperto, si rivela faticoso, ma solo per le condizioni ambientali. Una punizione di Bregy manda in vantaggio gli svizzeri, Wynalda salva gli statunitensi e poi basta. Anche perché dal girone ne passano due, ma alcune terze verranno ripescate. Gli elvetici chiudono comunque il discorso qualificazione già alla seconda partita con la Romania di Hagi e Dumitrescu, che viene travolta 4-1. Sutter, quella sera scatenato, segna il primo gol con un tiro da fuori. Dopo il pareggio di Hagi vanno invece in rete Chapuisat in mischia, Knup dopo una grande azione di Sforza e ancora Knup di testa. Ultima cosa da ricordare, l’entrata criminale di Vladoiu su Ohrel che costa al rumeno il rosso dopo soli tre minuti dall’ingresso in campo.

Tutto in discesa? E invece no. Contro la Colombia già fuori gli svizzeri perdono 0-2 e finiscono così secondi nel girone. Agli ottavi li aspetta la Spagna, ma il 2 luglio 1994 a Washington i rossocrociati costruiscono subito una grande occasione (parata spettacolare di Zubizarreta su Bickel) e poi pian piano escono dal match. Al 14′ Fernando Hierro buca la linea difensiva svizzera, finita a ridosso del centrocampo alla ricerca spasmodica dell’off side, si invola verso la porta e batte Pascolo. Il portiere tiene a galla i suoi fino alla mezzora della ripresa, fin quando Luis Enrique e Beguiristain danno alle furie rosse la sicurezza del passaggio del turno.

La generazione degli Sforza, degli Knup, dei Sutter e degli Chapuisat se ne torna comunque soddisfatta dall’avventura oltreoceano. Un’esperienza che però non riuscirà a capitalizzare nelle successive occasioni. Hodgson lascerà nel 1995 per andare (ahilui) all’Inter, la qualificazione alla fase finale di Euro ’96 arriverà lo stesso, ma sotto la guida del portoghese Artur Jorge la Svizzera otterrà un pareggio e due sconfitte in terra inglese.
La nazionale rossocrociata tornerà al mondiale solo nel 2006 e si renderà protagonista di un’impresa statistica difficilmente ripetibile. Ma questa è un’altra storia.

federico

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[1] Dopo il doppio incontro del 1954 (2-1 per la Svizzera nella prima partita, 4-1 sempre per la Svizzera nello spareggio), Italia e Svizzera incrociano le loro strade anche per l’ultimo turno della prima fase in Cile. Gli azzurri vincono 3-0, ma quella partita è molto meno importante delle altre perché di fatto le due compagini sono già eliminate.