C’era una volta in Serie B. 6° puntata: Italo Florio

Italo Florio era un calciatore prodigio. Da qualche vecchio filmato si può capire di che stoffa imbellettava le sue invenzioni. I difensori lo mordevano e pure con cattiveria, ma lui con estro se ne svincolava. Il top della “mandrakeria” della ditta era poi un veloce e stretto palleggio a filo d’erba, una leggera spinta in avanti della sfera e via verso la porta con gli avversari fregati. “Con Florio -diceva Renato Carpentieri, storica penna della redazione sportiva del Quotidiano del Sud- c’era sempre da aspettarsi che il campo si trasformasse improvvisamente in un bizzarro teatro di fantasticherie. Più tirava fuori numeri da alta scuola e più il pubblico si gasava”.

Cosentino, classe 1953, Florio fu acquistato a sedici anni dalla Fiorentina, ma il suo passaggio in Serie A fu una toccata e fuga. Nils Liedlhom lo fece esordire in massima squadra il 30 gennaio 1972 in un Napoli-Fiorentina finito a reti inviolate. Florio sostituì nel secondo tempo Ferruccio Mazzola, ma quella domenica nessuno si accorse del ragazzo che nel volto e nel fisico ricordava Gigi Meroni. Cinque presenze appena e a fine campionato la società viola lo cedette al Bari, in Serie B.
Per Italo fu un po’ una bocciatura, ma già all’esordio, un gol e un assist nel vittorioso 3-1 sul Catanzaro il 1° ottobre 1972, a Bari si sentì a casa. E quando, alla fine del primo anno, lo cercarono club importanti, lui preferì non muoversi.

Che andavo a fare in serie A? A scontrarmi col calcio olandese? Avrei dovuto impormi con allenatori che non sarebbero stati disposti a darmi libertà in campo. E pure fuori dal campo dove la vita mi piaceva prenderla con comodo

In terra di Puglia per quattro stagioni -due in B e due in C- Florio fu la star in assoluto, al vecchio Stadio della Vittoria le domeniche correvano in quarantamila per vedere solo lui. Tra quei tifosi ancora molti oggi hanno negli occhi le scorribande del piccolo trequartista che vinceva le partite da solo. “In un Bari-Arezzo – raccontò Florio al Guerin Sportivo – un difensore continuava a tartassarmi di botte. Stavamo sullo 0-0, si pativa, finché la nostra punta, Casarsa, a due minuti dalla fine fece gol. Bisognava traccheggiare, arrivare in porto e come al solito i compagni diedero la palla a me. Il mio marcatore mi venne addosso di forza e io lo infilai con un tunnel. A quel punto, non so manco perché, mi misi a sedere sul pallone. Un delirio!”

A Bari Florio era come Maradona a Napoli: quando gli rubarono il mangiacassette dalla macchina, tutta la città si mobilitò per ritrovargielo e con qualche musicassetta omaggio, per il fastidio arrecato. Una volta si ritrovò con un ministro nell’albergo dove pernottava, nonostante avesse un proprio appartamento. Il politico vide fuori dall’hotel tanta gente e pensò che fosse venuta per lui. Il direttore dell’albergo subito gli spense la gioia, fece capire che non aspettavano lui, ma Florio che appena si portò all’esterno scatenò il putiferio.
L’avventura con i biancorossi terminò nel 1976, dopo 117 presenze e 20 gol, per incomprensioni con l’allenatore Giacomo Losi. Così Florio si accasò prima a Reggio Emilia, poi a Barletta.

Poi fu di nuovo tra i cadetti. A Matera approdò nell’anno della storica e sfortunata stagione 1979/80. I biancazzurri dell’allora presidente (e senatore) Franco Salerno chiusero il campionato all’ultimo posto. Florio da parte sua si affermò con sei gol miglior marcatore della squadra. Gli annali ricordano una sua rete in casa col Verona battuto per 1-0. In un’altra storica sfida casalinga, avversario il Monza, un suo tocco vincente venne annullato al 90′ e gli incidenti che seguirono portarono alla squalifica dello stadio XXI Settembre. Florio vestì la maglia del Matera anche nel torneo successivo, collezionando solo una quindicina di presenze. A poco meno di trent’anni, sorprendendo tutti i direttori sportivi che ancora lo corteggiavano, decise di lasciare il calcio e tornare a Firenze per intraprendere lo stesso mestiere del padre, l’assicuratore. Dopo aver regalato per quasi dieci anni “pazzie che -diceva Renato Carpentieri- scolorivano tutto il resto degli eventi che accadevano sul terreno di gioco”.

Mimmo Mastrangelo

Il pezzo è un adattamento per CalcioRomantico scritto da Mimmo Mastrangelo per il Quotidiano del Sud a seguito della morte del giornalista Renato Carpentieri

Puntata precedente: Un gol da 75 metri

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