Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. 7° puntata: Le rimonte in finali di Coppa UEFA e Coppa delle Fiere

Le partite di coppa durano 180 minuti. È un vecchio adagio che torna di moda quando una squadra, uscita sconfitta e malconcia dall’andata giocata in trasferta, guarda con fiducia al ritorno in casa, dove avrà l’appoggio del dodicesimo uomo, giusto per citare un’altra frase fatta. Se poi non è in ballo il semplice passaggio del turno, ma la vittoria nella manifestazione, oltre la fiducia c’è la consapevolezza che la rimonta regalerebbe una gioia indicibile: alzare la coppa nel proprio stadio, davanti ai propri tifosi.
Anche se attualmente le principali competizioni UEFA sono decise da una finale unica,[nota] le undici edizioni di Coppa delle Fiere e le ventisei di Coppa UEFA assegnate tra il 1958 e il 1997 al termine di un doppio confronto offrono un buon campione statistico per notare che, sarà forse per l’atmosfera tesa che si respira in finale, non è così semplice ribaltare la situazione davanti al proprio pubblico nel match di ritorno. Le rimonte riuscite sono, infatti, state solo tre, su un totale di 21 casi in cui l’andata è finita con la vittoria della squadra di casa. Poco male, vorrà dire che possiamo dedicare loro il giusto spazio e, per almeno una, ne vale davvero la pena.

La prima è datata 1970. È la penultima edizione della Coppa delle Fiere e in finale si affrontano l’Anderlecht di Paul van Himst e Jan Mulder e l’Arsenal, che in attacco ha George Graham, che sulla panchina dei gunners vincerà una Coppa delle Coppe nel 1994 e ne sfiorerà un’altra. A dispetto di quanto possa suggerire oggi il nome delle squadre, è l’Anderlecht ad avere la squadra più forte e poi l’Arsenal sino a quel momento ha vinto solo la First Division del 1953 e sembra difettare di esperienza, visto che l’anno precedente, in finale di Coppa di Lega, si è fatto addirittura sorprendere da una squadra di Terza Divisione.
L’andata a Bruxelles si incanala sui binari attesi, un gol di Devrindt, due dell’olandese Mulder e al 74′ l’intero doppio confronto sembra chiuso. A cinque minuti dal termine, però, riapre il discorso un perfetto colpo di testa del giovane Ray Kennedy, che in maglia Liverpool ne vincerà molte altre di coppe. La regola dei gol in trasferta l’hanno introdotta nell’edizione del 1966/67 e, quindi, ai biancorossi londinesi basta il 2-0 ad Highbury.
Sei giorni dopo il terreno di gioco dell’Arsenal è un vero disastro, ma poco importa. Kelly segna al 25′ con tiro da fuori, al 75′ Radford incorna di testa un bel cross di McNab e un minuto dopo Sammels segna in diagonale il definitivo 3-0. La furia dei gunners è così tanta che al capitano McLintock qualcuno dell’Anderlecht chiede se si sono drogati.

Passano dieci anni. Dal periodo inglese, sei vittorie consecutive tra Coppa delle Fiere e UEFA, siamo entrati nel periodo tedesco. La UEFA 1979/80 vede, infatti, approdare alle semifinali quattro tedesche Ovest e, in questa sorta di DFB-Pokal bis, si qualificano per la finale l’Eintracht Francoforte e il Borussia Mönchengladbach, che è anche detentore del trofeo. L’andata si gioca in casa dei verdi e ci si diverte. Lo score finale dice 3-2: segna prima l’Eintracht con Karger, pareggia il capitano Kulik per i padroni di casa, per la seconda volta avanti gli ospiti grazie a un tuffo di testa dell’ex campione del mondo Bernd Holzenbein, poi 2-2 siglato da un giovane Lothar Matthäus, che campione del mondo invece ci diventerà, e rete del sorpasso ad opera nuovamente di Kulik.

Il gol di Fred Schaub

I troppi gol spingono Jupp Heynckes, che da poco è passato dal campo da gioco alla panchina, a cambiare tattica e a provare a congelare lo 0-0 nel match di ritorno a Francoforte. Sembra andar tutto bene fino a che al minuto 81 il neoentrato Fred Schaub vince un paio di contrasti in area e batte il portiere avversario Kneib. L’attaccante tedesco, allora diciannovenne, vive quel 21 maggio 1980 il giorno più importante della sua carriera, in una stagione che, tra l’altro, lo ha visto prima infortunarsi e poi rimediare dieci giornate di squalifica in Bundesliga per un’espulsione.[1]

L’ultima rimonta interna da raccontare, quella più inattesa e per questo più emozionante, è relativa alla Coppa UEFA 1987/88. L’Espanyol, dopo aver eliminato, tra le altre, entrambe le milanesi, ha capitalizzato a pieno la finale di andata giocata tra le mura amiche: 3-0, grazie a due gol di testa di Losada e a un gol di Soler su corta respinta, tutti concentrati tra la fine del primo tempo e il primo quarto d’ora della ripresa. Il Bayer Leverkusen a distanza di quindici giorni non ha assorbito il colpo e nel primo tempo del match di ritorno scende in campo timido e quasi senza speranza. La bacheca del club, ancora vuota, poi in questi casi non aiuta. Nell’intervallo il tecnico Erich Ribbeck tenta la carta della disperazione, toglie il centrocampista Scheier e getta nella mischia Herbert Waas… sì proprio quel Waas che passerà anche da Bologna senza lasciare molta eco di sé, specie per la non eccessiva familiarità col gol.
Il Bayer torna in campo con un rifinitore, il brasiliano Tita, poi acquistato del Pescara, e tre punte di ruolo: il già citato Waas, Götz e il sudcoreano Cha Bum, che ha già 35 anni e curiosamente ha vissuto dalla sponda giusta, quella Eintracht, anche la doppia finale del 1980 sopra ricordata. Più che la tattica, è però il morale a cambiare inaspettatamente le sorti dell’incontro. Su una palla che Waas dalla destra mette rasoterra in area, è la scarsa concentrazione dei difensori biancoblù a permettere a Tita di entrare sottomisura e di battere N’Kono, che difende i pali dell’Espanyol.

Gli spagnoli perdono improvvisamente la loro sicurezza, i tedeschi riacquistano la speranza e vanno in gol altre due volte: al 63′, sei minuti dopo l’1-0, con un bel colpo di testa in tuffo di Götz su cross di Täuber, appena entrato al posto di Tita, e all’81’ con Cha Bum, ancora di testa ma su palla inattiva. Agguantati i supplementari, la paura di perderla proprio ora che la si è raddrizzata attanaglia i tedeschi e così, fatalmente, si arriva ai rigori. E qui, in piccolo, si ripete la storia. N’Kono para il tiro di Falkenmayer e l’Espanyol si trova avanti 2-0 per i gol di Pichi Alonso e Job. Il problema è che da quel momento i biancoblù non segnano più: Urquiaga prende la traversa, Zuñiga vede il suo terribile tiro centrale respinto da Volborn, Losada manda alle stelle. Le “aspirine”, invece, non sbagliano e grazie a Rolff, Waas e Täuber conquistano la coppa.

La chiusura la dedichiamo, però, all’unica rimonta compiuta in trasferta. Delle finali considerate sono, infatti, sei quelle chiusesi con la vittoria della squadra ospite e in un caso, nella Coppa delle Fiere 1965/66, questo non è bastato ad assicurarle la vittoria del trofeo.[2] A rimontare è il Barcellona, un club che in fatto di remuntadas ne sa qualcosa -vedi il 6-1 al Paris Saint-Germain agli ottavi di Champions 2016/17; a farsi rimontare è il Real Saragozza.
La vittoria agli ospiti nell’andata al Camp Nou è sancita da un gol del brasiliano Canario, protagonista anche del successo del Real in Coppa delle Fiere due anni prima. Il ritorno inizia sotto la stella di Lluis Pujol, che ha solo 18 anni ed è stato schierato al posto di Vidal (…quanta poca fantasia con i cognomi[3]). Marcelino, l’uomo che aveva realizzato per la Spagna la rete decisiva nella finale dell’Europeo due anni prima, segna l’1-1 da pochi passi al 24′. Nella ripresa è di nuovo Pujol a salire in cattedra, con l’assist per Zaballa che vale 1-2 e il gol in contropiede che vale l’1-3 all’85’. Marcelino riporta a meno uno i suoi qualche istante dopo e costringe tutti ai supplementari. Il clima teso in campo genera una doppia espulsione e, quando la ripetizione dell’incontro sembra certa, Pujol decide di finire il lavoro e, ricevuta palla da Montesinos, resiste a una carica e con un forte tiro batte il portiere del Real Saragozza Yarza.
Come già Schaub e Waas, anche l’eroe di questa ultima rimonta non avrà in futuro così tante soddisfazioni. Pujol, infatti, rimarrà molto in maglia blaugrana, ma senza mai arrivare stabilmente in prima squadra.

federico

Puntata precedente: La rimonta del Metz; Puntata successiva: Una rimonta non riuscita
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[1] Fred Schaub è morto nel 2003 in un incidente stradale. In quel momento era allenatore della Under 17 dell’Admira Wacker
[2] Curiosità statistica: le rimonte in casa sono state tre su 21, quindi sono avvenute nel 14,3% dei casi; le rimonte fuori sono state una su sei, quindi sono avvenute nel 16,7% dei casi. Potremmo, quindi, concludere che si aveva più possibilità di vincere la coppa se si perdeva la prima in casa e non se si perdeva la prima fuori…
[3] In Spagna nel 1966 è ancora tempo di franchismo e quindi il cognome catalano Puyol si scrive Pujol

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