Il Calcio alle Olimpiadi. 12° puntata: Le Spartachiadi del 1928

Whether partaking or not,
the Spartakiad in Moscow was the place to be in August 1928
Susan Grant, Physical Culture and Sport in Soviet Society

Nell’età antica non si può trovare un simbolo migliore di Spartaco da poter contrapporre al sacro fuoco di Olimpia, cui ha a suo tempo attinto de Coubertin. Nessuno più dello schiavo che fece tremare Roma può richiamare la classicità e incarnare, allo stesso tempo, lo spirito di “altri” giochi, a cui invitare gli sportivi proletari di tutto il mondo e non tutti quei finti amateur che popolano la manifestazione del CIO.
Perché, come spiega il Manifesto dell’Internazionale Sportiva Rossa, prodotto a Mosca nel novembre 1924:

La borghesia è pienamente consapevole dell’importante ruolo svolto dalle organizzazioni ginnastiche e sportive e le sta usando come mezzo per corrompere il proletariato e permearlo con l’ideologia borghese, formando così attivi difensori degli interessi capitalisti nelle lotte economiche di ogni giorno ([…] club sotto il controllo capitalista, crumiraggio, […]) e in quelle politiche di oggi e di domani ([…] educazione militare dei giovani, milizia nazionale)

Da qui la necessità di indire le Spartachiadi, Olimpiadi Rosse che proclamino l’unità degli sportivi proletari in opposizione alla borghesia.
A parte la sorpresa di trovare espresso in un documento del 1924 un concetto stile against modern football (arginare il potere dei club finanziati dai capitalisti è da considerarsi una lotta economica di ogni giorno), va detto che già nel 1913, all’interno della Seconda Internazionale, ci si era posti il problema di sottrarre lo sport all’esclusivo controllo da parte della borghesia. Il Manifesto qui citato, infatti,è  solo la risposta del Comintern alla programmazione, per il 1925, delle Olimpiadi Internazionali Operaie da parte dell’Internazionale Sportiva Operaia Socialista.[1]

1928 spartachiadiLe Spartachiadi di Mosca del 1928 non sono, quindi, le prime Olimpiadi “alternative” tout court, sono però le prime a tenersi in un paese socialista. L’URSS, inoltre, ad Amsterdam non ha potuto mandare nessun atleta, perché il CIO, per motivi squisitamente politici, continua a non riconoscergli la possibilità di sostituire la Russia zarista in seno al movimento olimpico. L’interesse da parte del paese ospitante a rendere la manifestazione un evento di grande portata c’è, dunque, tutto. Il 12 agosto, per la cerimonia di apertura, c’è un «grandioso carnevale» per le vie della capitale sovietica, come racconta Susan Grant, si sentono fuochi d’artificio e un arco di luci costeggia la Moscova lungo tutto Gorkij Park.
Del livello tecnico delle gare non sappiamo dire molto, ma i dati ufficiali raccontano di un discreto successo in termini di partecipazione: alla IX Olimpiade appena conclusa si sono esibiti 2883 atleti in rappresentanza di 46 nazioni; a Mosca per le Spartachiadi gareggiano in 4500, i non sovietici sono 612 e provengono da tredici paesi, un buon numero se consideriamo che non ci sono i comitati olimpici nazionali a fare selezione e a finanziare la trasferta.

Ma ciò che ci ha portato a introdurre le Spartachiadi del 1928 e non altre più o meno riuscite olimpiadi operaie, non è il numero di partecipanti o la grandiosità delle cerimonie allestite. Il motivo è nascosto nell’elenco delle nazioni da cui provengono gli atleti non sovietici: accanto a Germania, Norvegia o Francia, in mezzo a dodici paesi europei di varia importanza, troviamo l’Uruguay, che manda a Mosca un’intera squadra di calcio.[2]
Nel paese sudamericano una Federación Roja del Deporte (FRD), affiliata all’Internazionale Sportiva Rossa, esiste sin dal 1923. Di matrice comunista, ha vissuto quasi con disprezzo le reazioni di giubilo delle masse alla vittoria olimpica ottenuta nel 1924 dalla celeste, quando il popolo si comportò «come se si festeggiasse la conquista di un grande miglioramento di vita, […] come se i grandi proprietari terrieri e gli squali delle banche avessero consegnato i campi perché fossero coltivati e i loro capitali perché fossero usati per impiantare nuove industrie».[3]
L’opportunità, che l’estate del 1928 offre, va, quindi, sfruttata in pieno: come la nazionale “borghese” si è recata ad Amsterdam per partecipare (e vincere) il torneo olimpico di football, così la nazionale “operaia” andrà a Mosca per mostrare che sport e internazionalismo possono andare a braccetto. Sotto le insegne della FRD, infatti, si disputa un campionato di calcio, cui sono iscritte squadre dai nomi evocativi -Lenin, Deportivo Volga, Hacia la igualidad, La Comuna, Aurora Roja-, e sono proprio i giocatori amateur che animano questo torneo a imbarcarsi per l’URSS, dopo non poche difficoltà a reperire i soldi necessari per il viaggio.

Il torneo di calcio delle Spartachiadi registra più di venti iscritte. Oltre agli uruguayani ci sono le selezioni delle federazioni dei lavoratori di Finlandia, Gran Bretagna e Svizzera, c’è forse anche una squadra spagnola; per il resto, solo selezioni provenienti dalla stessa URSS. L’organizzazione decide di allestire due tornei paralleli, uno per le rappresentative cittadine, uno per quelle regionali o nazionali. Giusto per esser chiari, Mosca e Leningrado finiscono nel primo, la selezione della Reppubblica Socialista Sovietica della Bielorussia, quella della regione del Volga e tutte quelle che vengono da fuori URSS finiscono nel secondo.
C’è da dire che l’amicizia e l’internazionalismo non trionfano sempre: nel match che la R.S.S. Ucraina vince 3-2 con la selezione uruguayana l’arbitro sovietico annulla due reti ai sudamericani. Non sappiamo se l’incontro venga poi invalidato; ad ogni modo gli ucraini battono di nuovo la selezione della FRD e stavolta in modo netto (4-0 o addirittura 7-1), in quella che il sempre attendibile sito rsssf.com cita come finale del torneo riservato alle rappresentative regionali o nazionali. Gli ucraini sono poi sconfitti nella finalissima, 1-0 dalla rappresentativa di Mosca, che schiera -tra gli altri- due dei fratelli Starostin. La Federación Roja del Deporte sconfigge 3-1 la selezione della Federazione dei Lavoratori Finlandesi in un incontro che, plausibilmente, vale il terzo posto.

Dettagli e fonti contraddittorie a parte, quelli della celeste “rossa” tornano sicuramente da eroi. Il 25 agosto 1928 il quotidiano Justicia spiega che, dietro Mosca e Ucraina, l’Uruguay si è classificato terzo, ma siccome le prime due sono entrambe sovietiche, è come se fosse arrivato secondo. Il 20 settembre lo stesso giornale riporta la notizia che la AUF, la federazione uruguayana “vera”, in omaggio al brillante comportamento avuto dalla squadra dei lavoratori alle Spartachiadi, ha presentato una mozione per permettere l’ingresso dei club affiliati alla FRD nel football che conta, e in calce commenta sprezzante:

Sosteniamo lo sport di classe […] [Questo invito è una] trappola per attrarre i nostri migliori elementi e tentare, con questo mezzo, di arrestare il crescente progresso della Federación Roja

La cautela è d’obbligo quando si parla di cose lontane nel tempo e poco narrate, ma sembra davvero che in quella trappola non ci sia caduto nessuno: infatti, googolando il nome dei quindici uruguayani che parteciparono alle Spartachiadi non ci si imbatte nel profilo di nessun famoso calciatore anni Trenta che prima faceva l’operaio e poi è finito in nazionale.[4]

federico

Fonti:
Roberto Bussero, basandosi sulle ricerche di A. Sanchez, Espartakiadas contra Olimpíadas
Susan Grant, Physical Culture and Sport in Soviet Society

Puntata precedente: La seconda stella olimpica dell’Uruguay; Puntata successiva: Sparizione e ricomparsa del calcio alle Olimpiadi
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[1] La Seconda Internazionale si scioglie nel 1916. Il successo dei bolscevichi nella Rivoluzione d’Ottobre porta alla nascita del Comintern, noto anche come Internazionale Comunista o Terza Internazionale, nel 1919. Il Comintern non si dota di un organo specifico riservato allo sport fino al 1921, quando viene istituita l’Internazionale Sportiva Rossa, diretta risposta alla costituzione a Lucerna nel 1920 dell’Internazionale Sportiva Operaia Socialista da parte di organizzazioni sportive di lavoratori di sei diverse nazioni europee
[2] André Gounot in Die Rote Sportinternationale, 1921 – 1937: kommunistische Massenpolitik im europäischen Arbeitsport riporta la partecipazione di atleti provenienti da Germania, Finlandia, Svizzera, Austria, Svezia, Uruguay, Cecoslovacchia, Lettonia, Estonia, Inghilterra, Francia e Norvegia. Roberto Bussero qui parla anche di un atleta argentino
[3] cfr. Roberto Bussero, Espartakiadas contra Olimpíadas; il virgolettato è tratto da quanto racconta il professor Alejandro Sánchez a proposito della ricerca da lui fatta sulla stampa uruguayana
[4] I giocatori uruguayani sono: Manuel Mallo, Tácito Campistrous, Constante Zígaro, José Mallo, Florentino Piccini, Francisco Stifano, Rafael Danten, Aurelio Pintos, Miguel Souza, Rafael F. Le Pera, Bartolo Solsona, Rodolfo Fernández, Domingo Sevilla, Ulises Villar, Víctor Enrique Castro