Salvi non si sa come, nonostante con l’auto siano finiti in un burrone nel tentativo di sfuggire alla polizia, il sequestratore Aldo e i sequestrati Giovanni e Giacomo si ricordano che Italia e Norvegia stanno per giocarsi in una partita secca l’accesso ai quarti di finale del Mondiale. Sono in un bosco, lontani da tutto, ma Giacomo ha l’orologio dei Ringo Boys con radio annessa, vera manna in tempi in cui i cellulari servivano al massimo per telefonare, e così i tre possono godersi la radiocronaca di Bruno Gentili. Per generare un crescendo emotivo la parata strepitosa con cui Pagliuca salva il risultato al 73′ è raccontata prima dell’occasione che fallisce Del Piero in contropiede a inizio ripresa e solo all’ultimo sentiamo la voce del cronista narrare il gol vincente di Vieri, segnato in realtà al 18′. Comunque sia, al fischio finale rapiti e rapitore festeggiano e da lì in poi si scopriranno amici e complici… oltre che già deceduti.
Riassumere quell’ottavo di finale in modo più prolisso rispetto a quanto proposto nel film Così è la vita non ha senso, visto che al caldo sole pomeridiano di Marsiglia il 27 giugno 1998 non accade molto altro e visto che la vittoria non sarà per la squadra di Cesare Maldini il preludio di una cavalcata epica, ma solo l’anello di congiunzione tra le partite del girone e l’inevitabile scontro con i padroni di casa che ne sancirà l’eliminazione.
Tuttavia, se non Italia-Norvegia, almeno i giorni immediatamente precedenti meriterebbero un posto in una personale storia del giornalismo sportivo (e non solo) al capitolo “Come creare ad arte uno spauracchio”.

Il 23 giugno, a Lione, in un incontro valido per il Gruppo A succede, infatti, una cosa impensabile per la fase finale di un Mondiale: realizzando due gol negli ultimi otto minuti la Norvegia si impone 2-1 sul Brasile. Mattatore dell’incontro il lungagnone del Chelsea Tore Andre Flo, che prima realizza il pareggio con un preciso diagonale e poi si procura il rigore del sorpasso ingigantendo la veniale trattenuta che gli fa Junior Baiano.
La cosa bella è che Flo anche a Oslo il 30 maggio 1997 ha segnato al Brasile una doppietta in una partita vinta dagli scandinavi 4-2, guadagnando in quella occasione il soprannome “Flonaldo”. Evidente il riferimento al Fenomeno, al secolo Ronaldo Luis Nazario da Lima, che a Oslo -come del resto a Lione- non ha lasciato il segno.

“Flonaldo” castigatore seriale del Brasile, dunque? “Flonaldo” punta pericolosissima in grado di far fuori l’Italia da solo? In realtà, qualche semplice osservazione dovrebbe spingere gli addetti ai lavori a sospendere il giudizio, magari in attesa di altre prove. Quella di Oslo era, infatti, un’amichevole e poi, come ha dichiarato alla Gazzetta il ct Zagalo, «Eravamo stanchi dopo il viaggio, ma loro [i giocatori del Brasile] avevano gli occhi spalancati mentre guardavano i film di sesso in tv nelle loro camere d’albergo».
A Lione, invece, è stata questione di motivazioni. Tra i verde-oro, sicuri del passaggio del turno e primo posto nel girone, il solo Denilson ha fatto di tutto per mettersi in mostra perché scontento del minutaggio riservatogli da Zagalo nei primi due incontri. Non a caso il gol del vantaggio brasiliano firmato Bebeto è nato da un’accelerazione del fantasista in procinto di passare dal San Paolo al Betis Siviglia. Ai norvegesi, al contrario, serviva una vittoria per andare avanti, visto che a Saint Etienne il Marocco stava irrimediabilmente dilagando sulla Scozia.[1]

“Flonaldo”, da parte sua, sembra esser rimasto con i piedi per terra nonostante la bella prestazione offerta contro il Brasile. Tanto che alla Gazzetta il 25 giugno, in merito all’imminente ottavo di finale contro gli azzurri, dichiara: «Sarà molto difficile, perché il Brasile non era costretto a vincere, mentre l’Italia lo sarà». Il titolo del pezzo è, però, di tutt’altro tenore, Attenti a Flonaldo, il fenomeno dei fiordi, e per minare un po’ la certezza dei lettori viene ricordato il 6-0 subito dall’Under 21 di Cesare Maldini in una partita valevole per l’Europeo di categoria di sette anni prima. Un incontro in cui, comunque, Tore Andre Flo non giocò, né era in panchina.

Repubblica, invece, indugia sui dubbi del ct azzurro: a chi affidare la marcatura dell’attaccante in forza al Chelsea? Alessandro Nesta  si è infortunato nel match contro l’Austria e allora il 25 giugno si parla di un’alternanza Costacurta-Maldini con protezione alle spalle di Bergomi, il 26 si rilancia l’ipotesi «Paolo marcherà Flo» con riferimento sempre a Maldini figlio, il 27 mattina, infine, ci si adegua alla decisione di Maldini padre di confermare il titolare Cannavaro e di vedere lui, nonostante i tanti centimetri in meno, in marcatura sul gigante Flo. Ma attenzione…  «l’ uomo più forte […] verrà sorvegliato da Cannavaro, con Bergomi in seconda battuta e Maldini junior in terza (cioè sulle palle inattive)», giusto per rilanciare l’idea che Tore Andre non lo si deve lasciare solo neanche quando va in bagno. Non a caso il titolo dell’articolo è Italia, pomeriggio di fuoco.

Flo imperversa anche nei servizi che telegiornali e rubriche varie presentano in TV, come se l’Italia stesse per affrontare un solo unico uomo e non una squadra. Qualcuno che prova a tirarsi un minimo fuori da questa spirale c’è. Il quotidiano La Stampa, ad esempio, il giorno prima della partita nomina l’attaccante norvegese solo in un trafiletto, in cui si nota come «il gigante […] pare esser diventato lo spauracchio numero uno degli azzurri» prima di riportare i consigli di Di Matteo, suo compagno al Chelsea, su come fermarlo.
In realtà, la stessa Repubblica del 27 giugno ospita un pezzo di Gianni Mura in cui si spiega come «l’Italia ha l’abitudine, da Giulio Cesare in qua, di ingigantire gli avversari prima di incontrarli […], ma qui con Tore Andre Flo si sta un po’ esagerando. […] Prendere le giuste misure sì, dipingerlo come il Ronaldo dei fiordi no.».  Anche se il tremendo titolo scelto, Italia-Norvegia col fiato sospeso. Ma non è il caso di avere paura, è tutto tranne che tranquillizzante.

Quando poi finalmente scatta l’ora del match, tutto si sgonfia. Flo fa la sua partita da Tore Andre e non da “fenomeno dei fiordi”; è su un suo colpo di testa che Pagliuca sfodera la parata decisiva riportata anche nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma è l’Italia a vincere. Perché in fondo nessuno pensava che i norvegesi non ci avrebbero fatto soffrire almeno un po’, vista anche l’idiosincrasia dell’Italia di Cesare Maldini a segnare tanto, ma tutti sapevano come sarebbe andata a finire.
Gianni Mura dalle colonne di Repubblica del 28 giugno gongola, più che per la vittoria dell’Italia per aver previsto che lo spauracchio si sarebbe sgonfiato. Ma in fondo chi se ne frega… Questo modo allarmistico di fare giornalismo ricomparirà puntuale quattro anni dopo, raggiungendo con la gabbia per l’ecuadoriano Ulysses De La Cruz una vetta ancor più alta, se non l’apice, almeno per ciò che riguarda il calcio e la Nazionale.
Quanto al resto, leggasi vita di tutti i giorni, gli ultimi anni di terrorismo anche mediatico hanno reso ben chiaro quale livello si possa raggiungere con questo modo di fare informazione.

federico

Qui la sequenza citata del film Così è la vita

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[1] Dopo due giornate la situazione nel gruppo A è la seguente: Brasile 6, Norvegia 2, Scozia e Marocco 1. Al 46′ a Saint-Etienne il Marocco è avanti 2-0 sulla Scozia e, quindi, ai norvegesi non basta il pareggio. I nordafricani alla fine vincono 3-0

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