Viaggio tra i record negativi della Serie A: 1° puntata. Partite iniziali senza vittoria – 1° parte

Nella storia della Serie A a girone unico nessuna squadra è riuscita ad arrivare a fine stagione senza neanche una vittoria all’attivo, almeno fino adesso. Il Varese 1971/72 e l’Ancona 2003/04 ci sono, però, andati molto vicino e il caso ha voluto che il primo successo per entrambe le compagini sia arrivato alla 29° partita giocata. In extremis per i lombardi, visto che la massima divisione ai tempi contava 16 partecipanti e, quindi, solo 30 erano le partite in programma; in tempo per poter festeggiare un altro successo alla 33° giornata per i marchigiani, perché nel frattempo la Serie A era passata a 18 squadre. Pertanto, volendo seguire un climax ascendente, quanto a disperazione, ignoriamo l’ordine cronologico e  partiamo dall’Ancona.

Grazie a un andamento piuttosto regolare i dorici conquistano al termine della Serie B 2002/03 il diritto a giocare per la seconda volta nella loro storia un campionato di A. La prima avventura, nel 1992/93, non era andata un granché, una storica vittoria per 3-0 sull’Inter, la classica opportunità di costruire e inaugurare un nuovo stadio e poi l’immediato ritorno tra i cadetti.
Questa volta si capisce sin da subito che andrà anche peggio. Dire che la società e il presidente Pieroni non hanno le idee chiare è un eufemismo. Il tecnico della promozione, Gigi Simoni, viene esonerato a giugno 2003 e nel corso del campionato ci sono altri due avvicendamenti sulla panchina: Menichini, alla sua prima esperienza da allenatore, lascia a Nedo Sonetti a partire dalla 5° giornata, dopo aver raccolto un solo punto pareggiando in casa col Modena; Sonetti lascia a Giovanni Galeone alla 19°, con un magro ruolino di quattro pareggi e dieci sconfitte.
Quattro allenatori in meno di dodici mesi sono tanti, ma non è un record. La confusionaria gestione della stagione 2003/04 emerge con ancor più prepotenza da un altro dato, il numero di giocatori impiegati, 46. Dei tredici calciatori che nella stagione della promozione in A hanno giocato almeno 22 match, solo quattro -Maurizio Ganz, Bolić, Daino e Maini- riusciranno ad arrivare in maglia biancorossa a maggio 2004. Gli altri vanno via per fine prestito o sono venduti tra il mercato estivo e quello invernale. In quest’ultima fase di scambi c’è un vero e proprio stravolgimento della rosa: 18 partenze, tra cui quelle di Dario Hubner, Paolo Poggi, Luiso, Di Francesco e Viali arrivati in estate, e 9 new entry, che spostano l’asse ancor di più su… esperienza e volontà di rilancio, per dirla con appropriati eufemismi.

Così, l’Ancona che affronta la seconda parte di campionato sembra, da un lato, un rifugio per gente che ha fatto la sua carriera, che comincia ad avere una certa età e, soprattutto, non ha più la forma di un tempo, vedi i già citati Ganz e Maini, Milanese, Dino Baggio e Rapaić; dall’altro, una sorta di ultima spiaggia per chi, come Helguera, in Italia non ha mai convinto, per chi, come Grabbi, non ha invece convinto all’estero e per chi, come Bucchi, viene da un periodo difficile della sua vita.
Un capitolo a parte, merita l’arrivo in prestito dal Bolton di Mário de Jardel Almeida Ribeiro. L’attaccante, che aveva regalato al Galatasaray una storica vittoria in Supercoppa Europea sul Real Madrid, non c’è più. Al suo posto un giocatore dal fisico appesantito che prova a uscire da un periodo di depressione e consumo di cocaina. Per lui solo tre partite e all’esordio, a San Siro contro il Milan, in una cornice simile a quella che con la maglia del Porto, in un match valido per i gironi di Champions, nel settembre 1996 lo aveva visto segnare due gol e vincere, arriva una prestazione che il cronista della Gazzetta descrive così:

Jardel sembra un commendatore che fa jogging, altro che contropiede

Alla 28° giornata, il 5 aprile 2004 la Sampdoria vince di misura allo Stadio del Conero grazie a un gol di Bazzani e, insieme alla cattiva notizia di aver eguagliato la serie iniziale di partite senza vittoria del Varese 1971/72, per i dorici arriva la matematica retrocessione in B con sei turni d’anticipo. L’Ancona ha fino a questo punto del campionato messo insieme sette pareggi e ventuno sconfitte ed è stata in vantaggio solo a Modena, giornata 20, dal 6′ al 37′, e in casa con la Reggina, giornata 24, dal 10′ al 42′, per un totale di 63 minuti su 2520 totali di gioco.
Poi finalmente, anche con un pizzico di buona sorte, arriva la prima vittoria per i biancorossi sulla cui panchina siede ora Galeone. I dorici si trovano sotto 0-1 in casa contro il Bologna, quando al 26′ una punizione di Milan Rapaić viene deviata da Tare in barriera e batte Pagliuca. L’1-1 sveglia il pubblico e la squadra in campo che a inizio ripresa, in cinque minuti, segna con una spaccata di Bucchi e poi di nuovo con un diagonale di Rapaić. Tare riduce le distanze, ma il fischio finale sancisce la prima vittoria dei biancorossi. Se non altro, il record del Varese non è stato “migliorato”. Galeone ai microfoni RAI annuncia che non sarà l’unica vittoria del campionato e ha ragione: alla penultima giornata arriva un 2-1 sull’Empoli che consente all’Ancona di raggiungere quota 13 punti, uno in più del Brescia 1994/95, detentore del record del minor numero di punti fatti in campionati di Serie A a 18 squadre con 3 punti a vittoria.
Due vittorie sul finire di una stagione disastrosa, due record assoluti negativi evitati per un pelo possono dare un po’ di speranza per il futuro, ma la vera mannaia sull’intera gestione Pieroni cade poco dopo: si scoprono irregolarità nei conti e qualche dubbio sul perché di una così confusa gestione della stagione in A comincia a dissiparsi. La società fallisce e la città di Ancona vedrà ripartire la nuova Associazione Calcio Ancona solo dalla C2.

federico

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