Personaggi in cerca d’autore. 22° puntata: Rafael Moreno Aranzadi, El Pichichi

È un po’ come per la Cima Coppi al Giro d’Italia. Per omaggiare un campione, che ha fatto infiammare la folla e che uno strano destino ha fatto prematuramente scomparire, gli si intitola un premio di alto valore sportivo quando ancora il ricordo delle sue imprese è ben fresco: il grande Fausto è morto nel gennaio del 1960 e dal 1965 il suo nome è legato alla salita più alta della corsa a tappe italiana; Rafael Moreno Aranzadi è morto nel 1922 e il primo vincitore del trofeo che porta il suo nome, anzi il suo soprannome, El Pichichi, risulta Paco Bienzobas, della Real Sociedad, capocannoniere della Liga 1928/29. In realtà, nel caso del basco, alzato a eterno simbolo dei goleador del campionato spagnolo, c’è qualche distinguo da fare e qualche scelta d’opportunità politica da mettere in evidenza, cosa che faremo a tempo debito, non prima di aver narrato la sua storia.

Nato a Bilbao nel 1892, il piccolo Rafael, in senso di età, divenne per sempre Pichichi, il “piccolino” quanto a statura, a soli undici anni, quando nelle partite giocate in strada dribblava tutti e segnava tanti gol. Meno male, perché crescendo avrebbe sviluppato un tiro potente e avrebbe raggiunto un’altezza -1.54, secondo quanto gli accreditano le fonti- sufficiente per non sembrare il più piccolo nella foto scattata nel 1921 alla squadra dell’Athletic Bilbao riportata qui in alto: lui è quello col panno bianco in testa e almeno altri due giocatori, tra cui il suo compagno d’attacco Txomin Acedo, sono sensibilmente più bassi di lui.
Per il piccolo Rafael il salto dalla strada al campo arrivò nel 1911, con la chiamata proprio dell’Athletic Bilbao, che aveva vinto quattro dei nove campionati fino allora disputati, compreso l’ultimo. Un po’ come avveniva in Italia nei primissimi anni del Novecento, era un trofeo con partite a eliminazione diretta ad assegnare il titolo di campione nazionale e vi partecipavano quasi solo i club di derivazione inglese, tra cui quello bilbaino. Solo che in Spagna erano i vincitori della Coppa del Re a fregiarsi del titolo e non i vincitori della Liga, almeno fino a quando nel 1928 questa non vide la luce.
Quando Aranzadi entrò nella rosa dell’Athletic Bilbao, la stagione prevedeva un susseguirsi di partite non ufficiali e una settimana riservata alla coppa nazionale. Contando che, poi, nel 1912, per uno scisma all’interno del movimento calcistico spagnolo, i baschi si tirarono fuori dalla manifestazione più importante, ecco che il nome del Pichichi non si trova all’interno di una distinta ufficiale prima del 17 marzo 1913, giorno della semifinale di una delle due Coppe del Re assegnate nel 1913, quella gestita dalla FECF (Federación Española de Clubs de Football). Avversario dei biancorossi il Madrid F.C., risultato finale 3-0, primi due gol di Aranzadi, che andò a segno anche nella finale contro il Racing Irun. Il 2-2 conclusivo impose, però, il replay e il giorno dopo l’Irun vinse 1-0. Poco male, per festeggiare la conquista di un trofeo il Pichichi dovette attendere un solo anno.

La stagione 1914 fu la prima a essere gestita dalla neonata Real Federación Española de Fútbol, che allargò il numero di partecipanti e introdusse i campionati regionali, che qualificavano solo la vincente alla vera e propria Coppa del Re. Per tre anni consecutivi l’Athletic Bilbao vinse il campionato Regional Norte e poi trionfò nel torneo nazionale. Per il Pichichi da segnalare quattro gol nell’11-0 al Real Vigo, nella semifinale d’andata del 1914, e tre l’anno successivo, nel 5-0 in finale all’Espanyol. Poi ci furono un po’ di anni di magra e solo nel 1920 ritroviamo l’Athletic Bilbao di nuovo qualificato per la fase finale della Coppa del Re. La sconfitta in finale con il Barcellona anticipò, come accaduto sette anni prima, il ritorno alla vittoria nella stagione successiva. Dopo aver vinto il campionato regionale Basco, dopo aver eliminato Sporting Gijon e Real Union di Irun, in finale Aranzadi e soci sconfissero 4-1 l’Athletic Club Madrid 4-1, ex costola dei bilbaini appena divenuto “indipendente”. Il Pichichi non compare nel tabellino di questo match ed è un peccato, perché, a soli 29 anni, dopo questa vittoria ottenuta di fronte ai suoi tifosi, l’attaccante basco appese le scarpe al chiodo.

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Il Busto presente al San Mames. Da notare la dizione basca “Pitxitxi”

Dieci anni di Athletic gli avevano regalato tante soddisfazioni, non solo quattro Coppe del Re e cinque campionati regionali. Come dimenticare il gol fatto all’Irun il 21 agosto 1913? Quel giorno si inaugurava il San Mamés e quella rete fu la prima che la Cattedrale avrebbe visto in 99 anni di storia. Anche la breve avventura con la nazionale spagnola era stata proficua: alle Olimpiadi di Anversa Aranzadi aveva giocato tutte e cinque le partite, aveva segnato un gol nella finale del torneo di consolazione e con i suoi compagni si era portato a casa un insperato argento.
Dopo una vita passata sui campi da gioco, non è sempre facile costruirsene fuori. Della seconda vita di Rafael Moreno Aranzadi, detto Pichichi, non sapremo, però, mai nulla, perché il 1° marzo 1922, a neanche mesi dalla sua ultima partita, arrivò la notizia della sua morte. Febbre tifoidea per ostriche andate a male, la versione più accreditata. Ai bilbaini, che lo avevano amato a lungo, ma anche un po’ criticato nella parte finale della sua carriera, non restò che erigergli un busto, collocato nel 1926 all’interno del vecchio stadio e poi nel 2013 spostato nel nuovo San Mames, dove è ben visibile alla fine del tunnel degli spogliatoi. La tradizione, infatti, vuole che tutte le squadre che non hanno mai giocato in casa dell’Athletic Bilbao, debbano omaggiare il Pichichi prima di poter calcare l’erba della “Cattedrale”.

Come detto all’inizio, però, ancor più significativo tributo alla figura del piccolo attaccante basco fu fatto nel 1953 dalla delegazione nazionale degli sport presieduta dal generale Moscardò, che autorizzò il quotidiano sportivo Marca a metter su un trofeo per il più prolifico cannoniere della Liga e a chiamarlo Trofeo Pichichi. La politicità della mossa non può certo passare inosservata: in pieno franchismo, nel momento in cui il Barcellona di Kubala mieteva successi in Europa, nel momento in cui Bernabeu stava preparando la squadra che avrebbe vinto cinque Coppe Campioni consecutive, era importante far sentire anche i baschi dell’Athletic Bilbao parte della grande famiglia calcistica su cui il regime stava edificando parte del suo consenso. Nei paesi baschi, infatti, si concentrava e avrebbe continuato a concentrarsi una strenua opposizione al franchismo. Neanche a dirlo, il primo vincitore fu Telmo Zarra, attaccante basco dei bilbaini che aveva dato alla Spagna il gol vincente contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1950.
Solo successivamente Marca avrebbe concesso il titolo di Pichichi anche a chi era stato capocannoniere della Liga tra il 1929 e il 1952 ed ecco spiegato perché l’omaggio della Federazione spagnola ad Aranzadi sembra una cosa nata quando la sua morte era ancor fresca, più che un tassello dentro un quadro molto più ampio.

federico

Puntata precedente: Enrico Annoni; Puntata successiva: Armando Picchi

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