Una Coppa sospesa tra due continenti. 9° puntata: La Coppa Interamericana

C’è un motivo per cui sarebbe più giusto chiamare la vecchia Coppa Intercontinentale col nome ricevuto al momento del battesimo, ovvero Coppa Europeo-Sudamericana, e il motivo è di quelli banali: ci sono o ci sono state altre coppe sospese tra due continenti.
Potremmo cominciare dalla Coppa Suruga Bank, giusto per far capire che non c’è limite all’inventiva e alla possibilità di sponsorizzare cose inutili, purché legate al calcio. Come definire altrimenti un trofeo che ha il nome di una banca e che mette di fronte la vincitrice della coppa nazionale giapponese (la J League Cup) e la detentrice della Copa Sudamericana[1], ovvero la versione CONMEBOL dell’Europa League?

1969, L'Estudiantes vince la prima Copa Interamericana

1969, L’Estudiantes vince la prima Copa Interamericana

Partiamo, invece, dalla Copa Interamericana, che, a fasi alterne, tra il 1968 e il 1998 ha messo di fronte i vincitori della Copa Libertadores e i vincitori della Coppa Campioni della CONCACAF.
Una coppa sospesa tra due Confederazioni (e non propriamente tra due continenti), una manifestazione che per molti anni ha idealmente stabilito il club campione dell’intera America.
La prima edizione è quella del 1968, che si disputa nel febbraio 1969[2] e vede l’Estudiantes de la Plata battere, dopo tre combattutissimi incontri, i messicani del Toluca. Un modo nobile per inaugurare l’albo d’oro del trofeo: quell’Estudiantes, in cui giocano Carlos Bilardo e la bruja Juan Ramón Verón (padre del Verón “italiano”), vince la Libertadores tre volte di fila e nel 1968 conquista anche la Coppa Intercontinentale. Una grande squadra, anche se in Italia il suo ricordo è all’Intercontinentale proprio del 1969, in cui prende inutilmente a botte il Milan.

I calendari delle competizioni centroamericane e sudamericane sono troppo fitti e, così, l’edizione successiva è quella del 1971 e bisogna attendere il 7 novembre 1972 per conoscerne la vincitrice, il Nacional di Montevideo. Niente da fare per i messicani del Cruz Azul e niente da fare, anche nelle tre edizioni successive (1972, 1974 e 1975), per i campioni CONCACAF. L’Independiente, el Rey de Copas, inanella tre successi consecutivi contro l’Olimpia di Tegucigalpa, il Municipal di Città del Guatemala e l’Atlético Español.[3] Solo il primo è netto, gli altri due arrivano ai rigori (introdotti per evitare lo spareggio), ma alla fine poco importa alla squadra di Bochini, Daniel Bertoni e Ricardo Pavoni, che in quel periodo detta legge quando si tratta di coppe internazionali. Non a caso tra il 1972 e il 1975 vince anche quattro Libertadores e una Intercontinentale.

Carlos Reinoso con la maglia del Club América

Carlos Reinoso con la maglia del Club América

Nell’edizione 1977 arriva finalmente la prima vittoria non sudamericana in una di quelle partite che non si dimenticano. Il Club América di Città del Messico perde 3-0 l’andata col Boca Juniors alla Bombonera, ma nella gara di ritorno all’Azteca vince 1-0 grazie a un gol del paraguaiano Kiese. Le due squadre si accordano, allora, per la bella che va in scena due giorni dopo, sempre in un’Azteca stracolmo di gente. Argentini in vantaggio con Pavón, pareggio di Aceves con un gol fantasma stile Hurst che Hugo Gatti e compagni contestano. Si va ai supplementari, ma in caso di pareggio al 120′ la coppa andrebbe al Boca per la miglior differenza reti. Al 119′ il colpo di scena: il cileno Carlos Reionoso sigla il gol vincente per i messicani trasformando magistralmente una punizione dal limite.
La Copa Interamericana 1979 va ai paraguaiani dell’Olimpia Asunción, che dopo il pareggio con il FAS a San Salvador vincono in casa per 5-0. La volta successiva torna a vincere una squadra messicana: l’UNAM di Hugo Sánchez, Negrete (ricordate il meraviglioso gol alla Bulgaria ai Mondiali del 1986?) e Bora Milutinović batte gli uruguaiani del Nacional in tre incontri, con spareggio disputato questa volta in campo neutro, al Memorial Coliseum di Los Angeles.

Pausa di riflessione e poi il 10 dicembre 1986 (Interamericana 1985, quindi) Argentinos Juniors e Defence Force (squadra di Trinidad e Tobago) trovano l’accordo per una gara unica. A Port of Spain la vittoria va agli ospiti per 1-0, gol di Dely Valdéz, solo pressocché omonimo del panamense che giocherà a Cagliari. Seguono poi il successo del River Plate (Interamericana 1986), il bis del Nacional (1988) e la vittoria dell’Atlético Nacional Medellín (1989), quello di Higuita e Valderrama.
Ma è sempre il Club América a portare brio alla coppa. L’edizione 1987, programmata per l’aprile 1988, non riceve dalle Confederazioni interessate il beneplacito dell’ufficialità e viene riciclata in Copa Confraternidad 1988. I messicani vincono ai rigori sul Peñarol in gara unica a Los Angeles e si beccano due anni di squalifica dalla CONCACAF.

Due anni dopo la nemesi: la Copa Interamericana 1990 incorona legittimamente il Club América per la seconda volta. L’episodio che passa alla storia è però un altro. Al 50′ del match di ritorno, disputato all’Azteca, l’allenatore dei messicani Carlos Miloc entra in campo, aggredisce un giocatore dell’Olimpia di Asunción, il paraguaiano Balbuena (reo di un fallaccio da dietro nei confronti di Edu Manga), e viene a sua volta inseguito e spintonato dagli altri giocatori dell’Olimpia. Cose che fanno bene al calcio.

Le cilene Colo Colo e Universidad Católica vincono i due tornei successivi, le Interamericane del 1991 e del 1993. Le difficoltà aumentano di anno in anno e le edizioni 1994 e 1995 vengono assegnate con più di un anno di ritardo. Ancora due successi sudamericani, Vélez Sarsfield e Atlético Nacional Medellín, e due sconfitte costaricane, rispettivamente del Cartaginés e del Saprissa, che aveva perso (per differenza reti) anche il doppio confronto con l’Universidad Católica. L’ultima edizione dell’Interamericana si disputa per la prima volta nello stesso anno di pertinenza, il 1998, e vede la vittoria di una squadra statunitense, il DC United, e l’unica partecipazione di un club brasiliano, il Vasco da Gama. Le partite si svolgono il 14 novembre a Washington (vittoria del Vasco per 1-0) e il 5 dicembre a Fort Lauderdale (vittoria del DC United per 2-0). Tante prime volte che segnano il canto del cigno.
C’è il tentativo di metter su una Copa Panamericana nel 2002, ovvero una coppa con più turni eliminatori che coinvolga squadre della CONCACAF e CONMEBOL, ma l’introduzione della Copa Sudamericana (2002) e l’apertura della Libertadores a squadre messicane (2000) frena sul nascere questo progetto.

Affine alla Copa Interamericana, se non altro per lo spirito panispanico, è la Copa Iberoamericana, che però ha visto una sola edizione. CONMEBOL e federazione spagnola si accordano per far sfidare nel maggio del 1994 Real Madrid, detentrice della Coppa del Re, e Boca Juniors, vincitrice dell’analoga sudamericana della Coppa delle Coppe. Le due squadre si affrontano in partita di andata e ritorno e la vittoria arride alle merengues.
Ci sono, però, altre coppe sospese tra due continenti che sono riconosciute da una o più Confederazioni e che hanno un po’ più di storia. Basta cercare altrove.

federico

Puntata precedente: La Supercoppa Intercontinentale; Puntata successiva: Le coppe tra Asia e Africa
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[1] La prima edizione della Copa Sudamericana è del 2002. Si disputa nel secondo semestre dell’anno. Ha assorbito la Coppa CONMEBOL (1992-1999), la Copa Mercosur e la Copa Merconorte (1998-2001)
[2] L’anno di riferimento ufficiale è nella quasi totalità delle edizioni l’anno precedente a quello della disputa degli incontri. Fanno eccezione solo le edizioni 1994, 1995 e 1998 disputate, rispettivamente, nel 1996, nel 1997 e nel 1998
[3] Denominazione avuta dal Necaxa negli anni Settanta