Viaggio tra i record negativi della Serie A: 2° puntata. Partite iniziali senza vittoria – 2° parte

Pietruzzo Anastasi era andato via già da tempo, ma al timone della società c’era ancora il signor Ignis, alias Giovanni Borghi, anche se il presidente era ufficialmente suo figlio Guido. Nella stagione 1970/71 la salvezza era arrivata sul filo di lana grazie, soprattutto, a un gran finale. Diciassette partite senza riuscire a vincere, poi il 4-1 al Cagliari aveva sbloccato la situazione e altri quattro successi si erano aggiunti nelle ultime nove giornate: un 2-0 al Verona, l’1-2 in casa del Milan, che avrebbe spianato la strada dello scudetto all’Inter di Invernizzi, un 2-1 infarcito di rigori che spediva in B la Lazio e, infine, il 3-0 al Foggia all’ultima giornata che era valso il sorpasso ai rossoneri pugliesi e la permanenza in A.
Però, forse nel mercato estivo c’era stato qualche vai e vieni in più del solito e non era facile rimpiazzare tutti insieme Carmignani, Perego, Sogliano, Nuti e Carelli, ovvero cinque undicesimi della formazione tipo della stagione precedente.[1] O forse dare la panchina al vice Brighenti, dopo la partenza di Niels Liedholm in direzione Fiorentina, non era stata la scelta giusta.
Fatto sta che il Varese nella stagione 1971/72 non ha solo il problema di guadagnare l’ultimo posto in classifica solitario già alla sesta giornata. È che proprio non riesce a vincere, in casa o in trasferta non fa differenza.

I biancorossi si trovano per la prima volta in vantaggio nel corso della decima giornata, quando al 37′ Ariedo Braida -proprio il futuro dirigente di Milan e Barcellona- segna l’1-2 sul campo del Mantova. Ma un minuto dopo l’ex Carelli pareggia e il match finisce 2-2. Per provare di nuovo l’ebrezza di stare davanti nel punteggio serviranno più o meno altri 900 minuti di gioco.
Intanto Cadé, che si è seduto in panchina al posto di Brighenti a partire dalla 7° giornata, viene a sua volta rimosso dall’incarico dopo la sconfitta 3-1 a San Siro patita nella 16° giornata. Gli subentra Pietro Maroso, fratello di Virginio del Grande Torino, in pratica alla prima esperienza da allenatore.
Ecco che finalmente contro il Catanzaro al 20° turno il Varese va per la prima volta nella stagione in vantaggio davanti ai propri tifosi. Anche questa volta è Braida a segnare. Solo che l’arbitro Lattanzi assegna a tre minuti dal termine un rigore ai calabresi: Spelta pareggia e il direttore di gara, assediato dai tifosi, è costretto a lasciare l’Ossola sotto scorta.
Ormai di salvezza non parla più nessuno, ma dopo la sconfitta 1-0 in casa della Juventus il peso di non aver ancora vinto si fa maggiore: sono passate già 24 partite dall’inizio del campionato, un altro Varese che era finito in B -quello del 1965/66- era arrivato a vincere la sua prima partita contro il Torino proprio alla 24° giornata e nessuno in Serie A aveva mai fatto peggio.

Con il match numero 25 se ne va via un’altra grande speranza di cancellare quello zero: il Mantova all’Ossola è sotto 2-1 all’intervallo, ma poi riesce a ribaltare il risultato e a vincere 2-4. I biancorossi, però, sono vivi e alla 27° fanno tremare il Cagliari secondo in classifica, andando in vantaggio con un gol di Carlo Petrini e poi rimanendo aggrappati all’1-1. Stesso risultato la settimana dopo contro la Fiorentina in casa: vantaggio, sempre con rete di Petrini, tenuto dal 39′ al 55′, poi 1-1 siglato da Nevio Scala. Siamo ormai alla penultima di campionato, quando il Varese va in trasferta a Vicenza, col Lanerossi ancora non salvo. Al Menti hanno già tutto pronto, champagne compreso, per festeggiare vittoria e la permanenza in A e invece…
La Stampa del 22 maggio 1972 parla di padroni di casa deconcentrati e di biancorossi lombardi, che «dopo un primo tempo prudente sono dilagati nella ripresa aggredendo il Lanerossi e riducendolo alle corde». Il risultato è a dir poco stupefacente e sa di liberazione: 0-4, con i gol tutti nel secondo di tempo di Massimelli, Braida, Giorgio Morini e ancora di Braida.[2] Pietro Maroso spiega

A noi non devono muovere l’accusa che andiamo in giro in Italia per fare del turismo

I biancorossi all’ultima perdono in casa con l’Inter e chiudono con 0 vittorie e solo sei punti fatti in casa, anche questi dei record, ma in fondo importa dopo la vittoria catartica di Vicenza. Tra parentesi, il Lanerossi si salverà lo stesso, pur perdendo in casa della Juventus l’ultimo match, e in B col Varese ci andranno Catanzaro e Mantova.

federico

Nella foto: LR Vicenza-Varese, Damiani e Vendrame in maglia vicentina. Sullo sfondo s’intravede Braida
Foto tratta da www.museovicenzacalcio1902.net

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[1] Il portiere Carmignani era andato alla Juventus, Sogliano al Milan, Perego al Napoli. Gli attaccanti Nuti e Carelli al Mantova
[2] Come già scritto nella 1° puntata dello special, l’Ancona 2003/04 eguaglierà il record del Varese vincendo alla 29° giornata la sua prima partita di campionato. Ci sono altre coincidenze: il numero di allenatori succedutisi in panchina, tre, e il fatto che il secondo esonero avvenga dopo aver perso a San Siro col Milan la prima di ritorno; la matematica retrocessione sancita da uno 0-1 subito sul proprio campo per opera dalla Sampdoria

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