Il 24 dicembre 1911 capita di domenica, il campionato è fermo e allora per Juventus e Torino è l’occasione giusta per organizzare qualcosa. Già l’anno prima, proprio il giorno di Natale, le due compagini si sono sfidate per la Palla d’Oro Moët et Chandon e in quella circostanza il Comune ha addirittura messo a disposizione dei tram speciali per raggiungere lo Stadium della Juventus.
Una partita bianconeri contro granata probabilmente attirerebbe gli appassionati, specie in caso di condizioni atmosferiche clementi, ma le due società piemontesi hanno in mente qualcosa di più grande e al tempo stesso meno agonistico nel senso stretto del termine: dal 29 settembre il Regno d’Italia è in guerra contro l’Impero Ottomano in Tripolitania e Cirenaica e l’italia tutta segue con trepidazione e partecipazione quanto accade al di là del Mediterraneo. O almeno è questo che traspare dalle colonne de La Stampa che, ad esempio, il 23 dicembre 1911 titola

Bersaglieri e granatieri comandati da Fara sbaragliano a Bir Tobas 3000 nemici in ripetuti attacchi durante 18 ore

Il giornale torinese dedica, poi, i primi tre fogli del giornale alle operazioni belliche e a pagina 5, nella cronaca cittadina, aggiorna la lista di coloro che hanno sottoscritto le somme che «giorno per giorno saranno rimesse […] ai ministri della guerra e della marina non appena sarà terminato l’elenco ufficiale dei soldati e marinai gloriosamente caduti».

Le statue equestri poste all’ingresso dello Stadium

In questa cornice un match in Piazza d’Arme il cui incasso vada alle famiglie dei caduti in Africa sembra la cosa più adatta. L’idea non è originalissima: già l’8 dicembre 1911 e proprio allo Stadium della Juventus c’è stata una grande «riunione polisportiva di beneficenza», iniziata con la scopertura di statue equestri scolpite dall’Alloati e poi proseguita con una sfida ciclistica che ha visto protagonisti i professionisti Durando e Gremo -presentatisi con una «attillata maglia verde», sottolinea sempre La Stampa-, alcune esibizioni di atleti della Società Ginnastica e una curiosa «gara podistica di foot-baller», una sorta di 200m palla al piede. Senza contare la corsa ciclistica tra i fattorini del telegrafo…
Ad ogni modo, Torino e Juventus per il match della vigilia di Natale decidono di mischiare le proprie squadre. Così con involontaria ironia mettono su, in tempo di guerra, una sfida amichevole tra “Esteri” e “Italiani” che finisce in parità.

Questo processo che ha reso le “riunioni” calcistiche occasioni buone per raccogliere fondi, al pari di cene, concerti, spettacoli teatrali o altri eventi sportivi, è iniziato all’indomani del devastante sisma che ha distrutto Messina e Reggio Calabria nel dicembre del 1908. C’è, però, una sottile linea di demarcazione che il match del 24 dicembre 1911 ha travalicato: si parla di beneficenza e di aiuto a famiglie colpite da lutti, ma è una precisa decisione politica e non una inattesa calamità naturale ad averli generati.
Non crediamo che dietro la scelta di Torino e Juventus ci sia la volontà di schierarsi apertamente a fianco del governo Giolitti; molto più semplicemente pensiamo che il mondo dello sport italiano a fine 1911 risenta di quella retorica su Patria, bandiera e combattenti eroicamente caduti che diventa endemica in tempo di guerra.
La sensazione che, però, la sfida fra i due club della città piemontese e qualsiasi altra iniziativa di “benificenza” connessa alla spedizione in Tripolitania siano inserite dentro dinamiche più complesse, questa ce l’abbiamo. Scrive, infatti, La Stampa il 28 dicembre 1911 che è giusto far sì che ai soldi della loro sottoscrizione possano accedere anche le «famiglie povere dei richiamati» perché «nella casa che il soldato ha abbandonato per compiere il proprio dovere deve ancora regnare la pace, la tranquillità». Facile intuire a che tranquillità si riferisca l’autore del pezzo visto che l’articolo comincia parlando di operai che hanno spontaneamente deciso di soccorrere le famiglie dei loro compagni richiamati che si sono ritrovate per questo in ristrettezze economiche.

Chiudiamo, come spesso ci capita, con una nota di colore. Sì, perché spulciando La Stampa abbiamo trovato un’iniziativa precedente a quella del 1911 in cui la beneficenza ha una chiara connotazione politica ma di diversa impronta: nel marzo del 1911 i pangermanisti del Sudmark e del Volksbund decidono di devolvere i ricavi di una rappresentazione teatrale ai danneggiati dall’incendio di Lucerna. Nobile il motivo addotto: impedire che la città svizzera passi alle dipendenze di capitali italiani!

federico

N.B.: Tutti i virgolettati sono tratti da La Stampa

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