Cinque Cerchi di Separazione. 4° puntata

Il 21 marzo 2021 Elisa Longo Borghini ha vinto il Trofeo Alfredo Binda di Cittiglio, gara che si disputa dal 1974 e che dal 2008 l’Unione Ciclistica Internazionale ha inserito nel calendario di Coppa del Mondo femminile.
A far storcere il naso non è solo il controsenso che la più importante classica di un giorno riservata alle donne che si tenga su territorio italiano sia dedicata a grande campione del passato che però era solito affermare «Il ciclismo? Non è roba da donne»; o il fatto che Sanremo e Lombardia non abbiano ancora previsto una parallela gara al femminile, seguendo la via tracciata dalle Strade Bianche e da classiche monumento come la Liegi.

A dare davvero fastidio è che, calendario alla mano, quella che una volta era la Coppa del Mondo e che ora si chiama UCI Women’s World Tour nel 2021 non prevedrà altre gare italiane. Il Giro d’Italia femminile è stato, infatti, declassato a prova della UCI ProSeries, con la conseguenza che le più importanti squadre non hanno adesso l’obbligo di parteciparvi.
Al momento della presentazione della stagione, nel settembre 2020, la federazione internazionale ha giustificato questa scelta con la motivazione che la corsa a tappe non ha la copertura televisiva adeguata e non viene trasmessa in diretta.

Le ragioni dell’esclusione gettano ombre sulla PMG Sport che ha prodotto il segnale nel 2020, ma anche sulla Rai, che dovrebbe avere interesse a mandare una sua esclusiva in diretta, almeno via web. Cosa che al maschile fa persino per il Gran Premio Industria e Artigianato e al femminile nel 2021 non ha fatto nemmeno per le Strade Bianche.
Al contempo, l’UCI sembra aver sfruttato un pretesto: non si può, infatti, escludere a cuor leggero l’unica corsa a tappe del calendario femminile che dura dieci giorni – una corsa che ha ormai una storia trentennale e che nel 2018 ha visto le donne cimentarsi sullo Zoncolan – e far finta che quanto invece proposto dal Tour vada bene, ovvero una gara di un centinaio di chilometri fatta in contemporanea con una tappa della Grand Boucle e copertura televisiva assicurata a costo zero.
Vediamo cosa accadrà nei prossimi anni. Sperando anche che la smettano di chiamarlo Giro Rosa. A proposito di nomi sbagliati.