Personaggi in cerca d’autore. 25° puntata: Robin Friday

Benché Robin Friday non abbia mai giocato in First Division, per moltissimi inglesi che lo hanno visto all’opera rimane ancora oggi il più bravo di tutti. Una volta, con la maglia del Reading, realizzò un gol in rovesciata da oltre trenta metri. Di applaudirlo non poté fare a meno neanche il direttore di gara e in tutta risposta, a quanto pare, Robin gli disse: «Dovresti venirmi a vedere più spesso, mi esibisco ogni settimana.».
Un’altra volta con la maglia del Cardiff City diede una pedata sul volto al portiere Milja Aleksic del Luton Town, si scusò allungandogli la mano, ma l’avversario rimase indifferente. Nel frattempo il gioco era ripreso e Friday, preso da stizza e orgoglio, recuperò la palla e con uno dei suoi disegni funambolici mandò a gambe all’aria l’estremo difensore. La foto con il gesto in cui Friday dileggia dopo la marcatura il portiere divenne così nota che la metal band gallese dei Super Furry Animals la scelse persino come copertina dell’album The man don’t give a fuck.[1]

«La gente pensa che sia un pazzo, lunatico – avrebbe detto di sé – io sono solo un vincente». Un trionfante che non vinse scudetti, coppe e come detto non giocò mai in massima serie. Comunque, grazie ai suoi gol e alle invenzioni da trequartista il Reading, che lo aveva acquistato per soli 750 sterline due stagioni prima dall’Hayes, salì in Division Three al termine della stagione 1975/76. La leggenda racconta che l’imperatore dei Royals (così vengono chiamati i giocatori del club biancazzurro della contea del Berkshire) alla fine del match che sancì la promozione si avvicinò ad un poliziotto e lo baciò per la gioia: «Lo vidi tutto serio il suo contegno stonava con l’atmosfera festosa del momento».
Tutto vero e la foto in cima lo dimostra, solo che un tweet ufficiale del Reading data l’impresa al 9 aprile 1975, al termine di un più anonimo Reading-Rochdale, terminato 2-1 grazie a un gol segnato da Friday allo scadere.[2] Evidentemente la cornice non era degna del bacio e allora qualcuno ha pensato bene di spostarlo, conseguenze della mitopoiesi che conosciamo bene.

Nonostante la promozione e le proteste dei tifosi -che avrebbero eletto nel 2000 Robin il più grande giocatore del secolo ad aver vestito la maglia dei Royals-, il Reading fu costretto a venderlo per il carattere strafottente e l’alcol che lo rendeva spesso litigioso. Gli andò anche bene, perché il Cardiff City, club della Division Two, pagò Friday 28 mile sterline. La partita d’esordio arrivò solo il 1° gennaio 1977, mentre i pub della capitale gallese lo avevano imparato a conoscere molto prima. Poco male, quella contro il Fulham fu, però, un’altra di quelle partite epocali. Nonostante la notte prima si fosse immolato per l’ennesima sagra da sballo, Friday realizzò due strepitosi gol, facendo letteralmente impazzire nelle retrovie l’ex capitano della nazionale inglese Bobby Moore, il quale venne pure dileggiato dal bad-boy con un gesto poco elegante.[3] Come l’immenso “quinto beatles”, quel George Best che neanche a farlo apposta all’epoca giocava nel Fulham e saltò l’incontro di Cardiff per infortunio, ma ancora con più ostinata impudenza, Friday più che incorniciare la sua vita nelle meraviglie che inventava sui verdissimi terreni di provincia del Regno Unito, preferì immolarla sull’altare della dissennatezza. Lasciò il calcio a soli venticinque anni, l’allenatore del Reading, Maurice Evans, cercò in tutti i modi di convincerlo a rimettere gli scarpini, di persuaderlo che sarebbe potuto arrivare ancora in nazionale, ma Robin lo fulminò senza dargli alcuna possibilità di insistere nella richiesta:

Ho la metà dei tuoi anni, ma ho vissuto esattamente il doppio

E in fondo aveva ragione. Friday era, infatti, nato nel 1952 ad Action, uno dei quartieri degradati di Londra, a quindici anni aveva già lasciato la scuola e per dei furti era finito in riformatorio. A diciassette aveva sposato (facendo scandalo) una ragazza di colore del suo quartiere, da cui aveva poi avuto un figlio. Il loro legame non era durato, perché da ostacolo avevano fatto altri amori, per un totale di tre matrimoni, e la scimmia delle droghe.
Il calcio e l’affetto delle persone (tante) che gli vollero bene avrebbero forse potuto salvarlo, ma Robin Friday non volle far nulla per cambiare la sua vita. Il ragazzo della periferia londinese che giocava senza parastinchi, che vinceva le partite da solo e che per sua volontà era voluto uscire di scena, venne trovato morto nella sua abitazione di Londra il 22 dicembre del 1990. Un’overdose aveva fermato per sempre il suo cuore. Peccato che su di lui non siano stati ricamati svolazzi di poesia né dalla penna di Osvaldo Soriano, né da quella di Eduardo Galeano. Peccato, davvero.

Mimmo Mastrangelo
note di Federico

Puntata precedente: Jorge “El Magico” Gonzalez
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[1] Il gol in rovesciata fu uno dei due che Robin mise a segno in Reading-Tranmere Rovers 5-0 del 31 marzo 1976, partita di Divison Four. Il gol cui seguì il gestaccio Friday lo segnò nel match di Division Two Cardiff City-Luton Town 4-2, del 18 aprile 1977. Anche in questa occasione Robin segnò due reti
[2] Come spesso ci capita, ci siamo trovati di fronte a fonti discordanti. In questo pur bello e ricco articolo, che si rifà direttamente al libro di P. McGuigan e P.Hewitt The Greatest Footballer You Never Saw: The Robin Friday Story, l’episodio del bacio è riferito al giorno della promozione senza ulteriori riferimenti. Per questo tendiamo a preferire la versione fornita qui
[3] Friday strizzò i testicoli a Bobby Moore

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