labyrinthSe l’Italia avesse vinto il Mondiale, avremmo potuto viaggiare in tutta la penisola seguendo la strada tracciata dai tricolori esposti alle finestre e ai balconi. Ebbene, io ho avuto modo di attraversare la Germania tre giorni dopo la vittoriosa finale di Rio de Janeiro e di bandiere ne ho viste ben poche. Certo in Baviera hanno realizzato un labirinto per l’occasione (proprio così, un labirinto), ma, al di là di tutto, le celebrazioni sono state meno pompose e meno lunghe di quanto ci si potesse attendere, nonostante i prevedibili fiumi di birra e i tradizionali fuochi d’artificio.
Io mi sono fatto qualche domanda in più in relazione a questo e le ho sottoposte ai miei amici tedeschi. 

Iniziamo dal dire che c’è di mezzo in qualche modo ciò che la Germania rappresenta ora, o meglio come viene percepita dall’estero: uno stato potentissimo, che impone le proprie politiche all’Europa e che, anche a causa di ciò, ha sofferto e soffre meno di altri paesi la crisi mondiale. Tutto questo è vero, ma non può di certo essere fatto pesare a tutti i tedeschi, a cui certamente non sfugge questo sentimento, generale e generalizzato, verso di loro, e di cui -mi dicono- si parli in continuazione nei media.

La questione più importante, però, è un’altra, e si tratta proprio di identità nazionale: l’associazione Germania-nazismo non è rimasto solo un pregiudizievole retaggio dei non tedeschi, ma un enorme senso di colpa rispetto al passato che ancora aleggia trasversalmente in tutti i Länder, a maggior ragione visto il rifiorire di partiti e movimenti dichiaratamente nazionalsocialisti. Mostrare la bandiera gialla rossa e nera, quindi, è visto da molte persone come un esercizio di pericoloso nazionalismo, ché non si può essere orgogliosi di essere tedeschi dopo tutti gli orrori del passato.
leipzig-hates-football-225x300Non a caso a Lipsia, accanto a centri sociali che boicottavano la Coppa non facendo vedere nessuna partita e, quindi, ponevano l’accento sul modo comune di fare politica di FIFA e paesi industrializzati (Germania della Merkel in primis), ce n’erano altri in cui si proiettavano tutte le partite tranne quelle della Mannschaft o solo quelle della Germania ma (attenzione), era vietato entrare se avevi con te un qualcosa che richiamasse la bandiera tedesca o comunque la nazionale. Ovvero un modo per dire che lo sport dovrebbe essere popolare e libero da derive nazionaliste. 

D’altro canto, in un Mondiale ci sono momenti in cui, anche ai non nazisti, verrebbe voglia di esporre un vessillo sul balcone di casa, in macchina, e si tratta di un sentimento che in Italia conosciamo bene. Il fatto è che neanche un evento particolare come la vittoria finale o come il 7-1 al Brasile in semifinale ha reso l’atmosfera veramente più rilassata.
Beh, qualche pregiudizio sui tedeschi in effetti corrisponde a verità.

daniele