GRUPPO D: Classifica: Ghana 3; Egitto, Mali 1; Uganda 0

Un’altra giornata di calcio non particolarmente esaltante nel girone di Port-Gentil. L’unica marcatura è dal dischetto, quella con cui André Ayew affonda l’Uganda, di ritorno alla Coppa d’Africa dopo quasi quarant’anni. Il ritorno “da grande” dell’Egitto, invece, sembra destinato al rinvio: una prestazione poco convincente contro un Mali che avrebbe dovuto cogliere di più da questa partita e dall’ottima prestazione di Marega. Resta comunque una giornata di record: quella di Essam el-Hadary, leggendario portiere della selezione egiziana, subentrato a el-Shenawy al 26′ alla veneranda età di 44 anni compiuti da due giorni. Mai nessun quarantaquattrenne era sceso in campo con la maglia di una nazionale prima d’ora, a quanto ci risulta.

GRUPPO C: Classifica: RD Congo 3; Costa d’Avorio, Togo 1; Marocco 0

Terza giornata di Coppa d’Africa, e inizia il girone C. Se uno dei temi che ci regala la giornata è l’ennesimo flop di una nordafricana, dopo quelli di Algeria e Marocco, un altro è quello di due partite relativamente noiose, con una sola rete segnata in 180 minuti, nonostante questo sia un raggruppamento di grandi allenatori per l’Africa.
Il pareggio a reti bianche tra Costa d’Avorio e Congo vede infatti fronteggiarsi i francesi Michel Dussuyer e Claude Le Roy. Il primo, 57 anni, ha allenato a più riprese la Guinea e il Benin), mentre Le Roy, 68enne, ha allenato per la prima volta in Africa nel lontano 1986 e ha guidato le nazionali di Camerun, Senegal, RD Congo, Ghana e Congo, oltre a Oman, Siria e Malaysia, prima di approdare al Togo. Alla sua sesta partecipazione a una Coppa d’Africa, Le Roy vanta anche due finali, una vinta e una persa, alla guida del Camerun negli anni ’80. Nell’altro incontro si sono fronteggiati il congolese Florent Ibengé (uno dei quattro allenatori africani presenti al torneo, subentrato nel 2015 proprio a Le Roy) e un altro francese che ha lasciato il segno nel calcio d’Africa: Hervé Renard, 48 anni, vincitore di due Coppe d’Africa con Zambia e Costa d’Avorio, approdato lo scorso anno sulla panchina del Marocco.

GRUPPO B: Classifica: Senegal 3; Algeria, Zimbabwe 1; Tunisia 0

La seconda giornata della Coppa d’Africa ci regala l’entrata in gioco delle nordafricane, che però non convincono. Non convince l’Algeria, da cui ci si attendeva molto di più che un pareggio contro la cenerentola Zimbabwe (che è stata costretta a usare delle maglie alternative, senza marchi, dal momento che le maglie ufficiali della Mafro non sono arrivate a Franceville, secondo quanto riporta il giornalista tunisino Lofti Wada). E non convince la Tunisia, che esce da novanta minuti di possesso e costruzione di gioco contro il Senegal con due gol sul groppone. Un girone indecifrabile, che per ora sorride a chi è sulla carta meno dotato. E che già questo giovedì potrebbe essere cruciale per le due nordafricane, destinate a incrociare le lance in un derby di Coppa d’Africa.

GRUPPO A: Classifica: Gabon, Guinea-Bissau, Burkina Faso, Camerun 1;

Parità perfetta nella giornata d’esordio della Coppa d’Africa: entrambe le gare si chiudono sull’1-1, lasciando le squadre a pari punti. Non che manchino le cose da raccontare: i padroni di casa che segnano la prima rete del torneo, grazie ad Aubameyang; l’emozione della Guinea-Bissau per la sua prima rete a una Coppa d’Africa; la fisicità e aggressività del Camerun capaci di mettere in difficoltà il Burkina Faso per oltre mezza partita; le parate audaci di Herve Koffi che tengono i burkinabé in gara e permettono loro di rimettersi in carreggiata. Insomma, è iniziata la Coppa d’Africa 2017!

Gruppo D:

Port-Gentil, 17/01/2017
GHANA – UGANDA 1-0
Rete: André Ayew 31’ rig.

[Federico]
Il Ghana passa con il minimo sforzo nella partita d’esordio del gruppo D. L’Uganda torna in una fase finale della Coppa d’Africa dopo 39 anni e curiosamente riprende lì dove aveva lasciato, perdendo contro le Black Stars. Unica differenza, nel 1978 quel match era valso come finale della manifestazione.

La prima azione pericolosa è delle Gru ugandesi. Tonny Mawejje scende sulla sinistra e tira, Razak Brimah mette in angolo. Però, è un fuoco di paglia. Guidati da Thomas Partey dell’Atletico Madrid, i ghanesi prendono in mano il pallino del gioco. Intorno al 20’ Asamoah Gyan -che incredibilmente ha ancora appena 31 anni, anche se gioca in Asia da millenni- mette di testa due volte a lato su cross provenienti da destra. Al 31’ il difensore ugandese Isinde controlla male una palla in area e pensa bene di metter giù proprio Gyan che sta per impossessarsi della sfera. André Ayew segna il rigore conseguente.
Poco dopo si rende pericoloso Atsu, eletto miglior giocatore nella Coppa di due anni fa. Sembra il preludio a un forcing alla ricerca del raddoppio che mandi la partita in archivio e, invece, il Ghana si ferma qui.

A seguito di una bella iniziativa di Isito, Miya -il migliore dei suoi- impegna Brimah sul finire del primo tempo. Il tecnico slavo Milutin Sredojević prova a mischiare le carte a inizio ripresa con un po’ di sostituzioni. I suoi si fanno ancora vedere dalle parti del portiere ghanese, ma i tiri di Mawejje, Ochaya, del capitano Massa e di Miya, anche quando centrano lo specchio della porta, non sono mai davvero pericolosi. Le imprecisioni nella fase difensiva dei ghanesi non lasciano, però, tranquillo il loro selezionatore Abraham Grant e così l’israeliano ex allenatore del Chelsea si copre togliendo prima Gyan e poi Jerome Ayew. L’ultimo squillo è di Atsu, ma il portiere ugandese Onyango blocca con tranquillità.

Il fischio finale dell’arbitro del Botswana Bango manda in archivio la prima vittoria del Ghana. Decisivo ancora una volta un rigore per le Black Stars che sono quasi abbonate: quattro penalty a favore nel 2013 e due nel 2015. Ma stavolta nulla da eccepire sulla decisione arbitrale. L’ultima considerazione per l’Uganda: se nella fase eliminatoria hanno segnato sei gol in sei partite ci sarà un motivo.

Port-Gentil, 17/01/2017
MALI – EGITTO 0-0

A reti bianche: così finisce lo scontro tra il Mali di Alain Giresse e l’Egitto di Hector Cuper. Tra le due, è però stata la nazionale nordafricana quella che ha più faticato a graffiare, mentre il Mali si è reso più volte pericoloso grazie soprattutto alla prestazione di Sambou Yatabaré del Werder Brema e di Moussa Marega del Vitória Guimarães.

L’Egitto sembra voler costruire da dietro, per attirare in avanti il Mali e innescare la velocità di Mohamed Salah in contrattacco: un piano per cui i Faraoni non sembrano avere i mezzi giusti. Quando i maliani decidono di aumentare la pressione, infatti, il gioco dei nordafricani perde continuità e si spezzetta in errori dozzinali e passaggi imprecisi, mentre l’ala destra della Roma resta troppo isolata o lontana dalla porta per creare vero pericolo. È comunque lui, in fraseggio sulla fascia destra con l’esperto Ahmed Fathi, a creare il primo pericolo della gara, liberando in area la punta Marwan Mohsen, che però tira addosso al portiere maliano Oumar Sissoko.
L’uomo in più per il Mali si chiama Moussa Marega, ed è un attaccante di 25 anni di proprietà del Porto che quest’anno, in prestito al Vitória Guimarães, ha segnato 10 gol in 12 presenze in campionato. Alain Giresse lo schiera nominalmente punta, lasciandogli la licenza di svariare su entrambe le fasce. Proprio dal fianco sinistro Marega al 13′ mette in serio pericolo la porta egiziana, con un cross insidioso, forse spizzato da Lassana Coulibaly, che viene miracolosamente respinto in volo da Ahmed el-Shenawy. Una parata che costerà molto al portiere dello Zamalek, che si fa male alla mano atterrando e tredici minuti dopo è costretto a uscire, lasciando spazio al leggendario Essam el-Hadary, che entra in campo per la sua presenza numero 148 con la maglia della nazionale due giorni dopo aver compiuto 44 anni.

Si tratta di un record: mai un giocatore di 44 anni compiuti era sceso in campo per una nazionale: il record precedente era detenuto dal mauriziano Kersley Appou, sceso in campo all’età di 43 anni e 354 giorni. Leggenda dell’al-Ahly, con cui ha giocato per 12 anni, el-Hadary ha vinto ben quattro Coppe d’Africa – la prima quando el-Shenawy aveva solo sette anni – ed è stato ben tre volte il miglior portiere della manifestazione (2006, 2008, 2010).

Al 26′ Mohamed Elneny dell’Arsenal, servito da Salah, tira poco oltre la traversa, mentre nel finale del primo tempo Bakary Sako, del Crystal Palace, bombarda l’area egiziana di cross insidiosissimi, gestiti però dall’ex Fiorentina e Perugia Ahmed Hegazy.
Nella ripresa l’Egitto cerca di farsi vedere più aggressivo, creando nel primo quarto d’ora due buone occasioni. Prima con un calcio di punizione, calciato tra le braccia di Sissoko da Abdallah el-Said, poi con un cross di Trezeguet (al secolo Mahmoud Hassan): il colpo di testa di Mohsen viene spinto oltre la traversa da un reattivo Sissoko. Se Trezeguet prova a farsi vedere di più nel secondo tempo, la sostituzione di Salah da parte di Cuper fa scomparire l’Egitto, mai più capace di aggredire l’area avversaria. In realtà sono entrambe le squadre a chiudersi, mantenendo difese schieratissime e offrendo per lunghi tratti l’atteggiamento deteriore di una finale destinata a protrarsi fino ai rigori.

Solo nel finale la gara sembra riprendersi, quando il subentrato Bissouma scalda di nuovo l’attacco maliano. Al 79′ un cross da punizione pesca entrambi i Coulibaly rimasti in campo: Salif spizza, Ousmane prova a concludere di testa, ma la manda di poco alta. L’ultimo brivido lo regala di nuovo Marega, servito in profondità da un lancio di Bissouma: è l’esperto el-Hadary a togliergli la palla tra i piedi.

Gruppo C:

Oyem, 16/01/2017
COSTA D’AVORIO – TOGO 0 – 0

[Daniele]
La Costa d’Avorio, orfana di tanti elementi della generazione d’oro che gli ha permesso di alzare la Coppa d’Africa due anni fa, parte favorita per questa sua prima uscita. Impatta, però, in un attento Togo trascinato come sempre da Emmanuel Adebayor, apparso in vena anche se in questa stagione non è riuscito a trovare una squadra di club. Il ricambio generazionale ivoriano si vede eccome, ci vorrà del tempo per ingranare a livello tattico, ma le doti tecniche dei singoli sono nettamente superiori rispetto allo standard della competizione.

A inizio partita il Togo sembra avere idee più chiare, almeno fino alla trequarti ivoriana, ma la difesa ha gioco facile su Adebayor in velocità. Gli Elefanti giocano solo per (sterili) lanci lunghi, ma con la prima verticalizzazione palla a terra creano subito un’occasione con Kodjia, punta dell’Aston Villa, messo in porta da Kalou al 9’, parata di Agassa. La Costa d’Avorio si affaccia più del Togo nell’area avversaria, ma soffre le ripartenze degli Sparvieri che in cinque minuti, tra 24’ e 29’, proprio in contropiede sfiorano per due volte il vantaggio: nel primo caso un gran tacco di Adebayor (sarà imbolsito, ma sa giocare a calcio) smarca Ayité, ostacolato però dal compagno Laba al momento della conclusione. Poi Dossevi si trova davanti al portiere Gbohouo ma gli tira il pallone praticamente addosso. Il resto della prima frazione di gioco vede sempre una leggera supremazia territoriale degli Elefanti, che però non riescono quasi mai a impensierire gli avversari.

La ripresa offre inizialmente un gioco molto spezzettato, tanti falli e tanti errori da entrambe le parti, finché al 55’ Kodjia (peraltro in fuorigioco) spreca di testa l’ennesimo cross dalla trequarti. Gli ivoriani provano ad aumentare il ritmo, ma continuano a soffrire la velocità del Togo in contropiede, i capovolgimenti di fronte sono continui ma le occasioni latitano. Al 68’ Zaha si libera benissimo al tiro dopo un’azione personale, ma è chiuso dal genoano Gakpé, uno dei migliori in campo. Dall’altra parte altra occasione sprecata al 79’, di testa da parte di Laba, sempre su spunto di Adebayor. Dalla metà del secondo tempo la partita è molto gradevole, ma regna l’imprecisione sotto porta da parte di entrambe le squadre. L’ultima occasione è sulla testa di Aurier, che prova a indirizzare la palla all’angolino ma manda fuori, il match si chiude a reti inviolate. Non avrei mai pensato di scrivere una cosa del genere in vita mia, ma davvero in questa Costa d’Avorio si è sentita la mancanza di un Gervinho (infortunato e in tribuna, sempre sobrio col suo outfit bianco/oro) che avrebbe potuto scardinare l’attenta difesa togolese e dare profondità ai suoi.

Oyem, 16/01/2017
RD CONGO – MAROCCO 1-0
Rete: Kabananga 55’

[Daniele]
Lo stadio di Oyem si colora (anche se ampi settori rimangono vuoti) per la seconda partita odierna, tra Repubblica Democratica del Congo e Marocco, e la CAF forse per non scontentare nessuno decide di far scendere in campo le squadre con due maglie molto difficili da distinguere. I grandi nomi in campo, a parte Bakambu che sta ben figurando al Villareal, sono praticamente tutti per i nordafricani (allenati peraltro dal ct campione in carica, Hervé Renard) ed è proprio uno di essi, El Kaddouri, a colpire la traversa al 1’ da fuori area. Il Marocco a inizio gara cerca di tenere alto il baricentro, ma non riesce a entrare nell’area congolese se non con un altro tiro del calciatore del Napoli, stavolta respinto da un difensore, e con i calci piazzati. La partita è ruvida, molti gli interventi fallosi soprattutto da parte dei Leopardi. I marocchini iniziano a sfruttare il gioco sulle fasce e al 20’ Bouhaddouz, attaccante del St. Pauli, prova a sfruttare col tacco una bella palla tesa dalla destra, ma non colpisce il pallone. Verso la mezz’ora di gioco i congolesi si affacciano dalle parti di Munir (stranamente con la maglia numero 12 in luogo del gettonatissimo 16) con due tiri da fuori che però non spaventano più di tanto i Leoni dell’Atlante. Il resto del primo tempo è noioso, i nordafricani gestiscono uno sterile possesso palla a centrocampo, ma non riescono ad andare molto oltre un’azione personale del diciannovenne Mendyl.

Il Marocco parte forte anche nella seconda frazione di gioco con due incursioni nell’area avversaria, ma dopo poco si rivede il canovaccio dei primi quarantacinque minuti: noia e falli, tanto che la regia inizia a regalarci primi piani dell’abbronzatissimo Renard. All’improvviso, però, dal nulla i Leopardi sbloccano il risultato: Mubele coglie il palo con un cross dalla sinistra, la palla arriva a Kabananga che, lasciato solissimo da El Kaddouri, la spinge alle spalle di un disorientato Munir. I nordafricani provano subito a reagire, spinti da un ottimo Bossoufa, ma i congolesi riescono quasi subito a riaddormentare la partita. Ed è di nuovo noia, a parte due tiri al 70’ da parte di En-Nesyri. Poi entrano in campo i due numeri 9, Mbokani per il Congo ed El Arabi per il Marocco (17 gol in 13 presenze finora in stagione, anche se in Qatar), e quest’ultimo sfiora subito il gol di testa dopo il fallo che ha lasciato i Leopardi in inferiorità numerica: ebbene sì, Mutambala, entrato al 65’, è riuscito a rimediare due cartellini gialli in un quarto d’ora scarso, di cui uno per perdita di tempo su rimessa laterale. All’86’ è di nuovo El Arabi a rendersi pericoloso, ma trova una gran parata di Matampi. Ci si aspetta un assalto finale dei nordafricani, ben sei i minuti di recupero a loro disposizione, con un uomo in più, ma non succede praticamente più nulla. I difensori congolesi, anche se molto stanchi, riescono sempre a spazzare la palla il più lontano possibile dalla propria area e portano a casa un’insperata vittoria.

Gruppo B:

Franceville, 15/01/2017
ALGERIA – ZIMBABWE 2-2
Reti: Mahrez (A) 12’- Mahachi (Z) 17’- Mushekwi (Z) 29’ rig.- Mahrez (A) 82’

[Daniele]
Un’Algeria che avrebbe dovuto strapazzare lo Zimbabwe non riesce ad andare oltre il pareggio, il terzo in tre partite della Coppa d’Africa 2017, puntando sulle indubbie individualità, ma risultando poco coesa, complice anche lo strano modulo messo in campo da Leekens.
A inizio partita le due squadre saltano la fase di studio e se la giocano fin da subito a viso aperto, ma a sorpresa è lo Zimbabwe ad andare più vicino al gol con un clamoroso palo colpito da 40 metri da Billiat al 9’. Un minuto dopo è costretto a uscire dal campo l’attesissimo – almeno da Calcio Romantico – Knowledge Musona. Al 12’ l’Algeria passa in vantaggio con Mahrez che segna un gol alla Mahrez: partendo da destra rientra sul sinistro e conclude a giro sul secondo palo. Lo Zimbabwe non si scompone e agguanta il pareggio dopo una manciata di secondi, grazie a un diagonale di Mahachi che sorprende M’Bohli, piazzato male e tuffatosi in netto ritardo. Il portiere algerino in forze all’Antalyaspor si riscatta poco dopo su un tiro del solito Billiat. I Guerrieri zimbabwesi al 27’ concretizzano il loro dominio: Belkhitar, in netto ritardo, tocca Bhasera in area di rigore e lo fa cadere a terra. Non sembra un rigore solare, ma l’arbitro non ha dubbi e il difensore algerino nemmeno protesta. Sul dischetto Mushekwi non sbaglia, è 2-1 per lo Zimbabwe. Le Volpi del deserto crescono nel finale del primo tempo, ma non riescono mai a impensierire più di tanto lo spericolato Mkuruva, portiere classe 1996.
Nell’intervallo constatiamo che l’impostazione di Fox Sport in italiano è ben più colonialista di quella della TV francese: tra preghiere, esultanze, balli sugli spalti, ecc. non manca nessun cliché sull’Africa subsahariana. Il “ritmo nel sangue” non è stato esplicitato, ma da qui alla fine del torneo avverrà di sicuro.
A Franceville nel frattempo riprende la partita, con l’allenatore dell’Algeria che prova subito a correre ai ripari togliendo Belkhitar e mettendo Meftah, a sei anni dalla sua ultima presenza in Nazionale. I nordafricani iniziano la ripresa portandosi ripetutamente nella metà campo avversaria ma con scarsi risultati. Il canovaccio è sempre quello: sterile fase di passaggi orizzontali a centrocampo e poi si va sulla destra a cercare Mahrez sperando inventi qualcosa. Così facendo, però, subiscono qualche contropiede da parte dello Zimbabwe e di nuovo per iniziativa di Billiat rischiano seriamente di subire il 3-1. L’Algeria poi inizia a diventare leziosa e boriosa, crea sì occasioni da rete, ma sempre più o meno fortuite (da calci piazzati o grazie a un rocambolesco autogol rischiato da Muroiwa), sperando sempre in un colpo di uno dei suoi campioni. Colpo che poi, puntualmente, arriva, di nuovo grazie a Mahrez che – con la complicità di un quantomeno non impeccabile Mkuruva – trova il 2-2 all’82’ con un sinistro da fuori area. Nei dieci minuti finali la Volpi del deserto provano l’assedio, ma lo Zimbabwe riesce almeno a difendere un meritato pareggio.

Franceville, 15/01/2017
TUNISIA – SENEGAL 0-2
Reti: Mané 10’ rig.- Kara Mbodji 75

[Trappola del fuorigioco]
ista la composizione del girone, lo scontro tra Tunisia e Senegal era molto importante per il passaggio del turno, ma anche un banco di prova per le ambizioni di entrambe per la vittoria finale e come da pronostico è stata una bella partita sin dal primo minuto: le squadre hanno iniziato in modo aggressivo, senza bisogno di alcuna fase di studio.
Il Senegal è arrivato al gol alla prima occasione, realizzando un rigore concesso a seguito di un intervento irruento ai danni di Kouyate, esperto centrocampista del West Ham United. Il primo gol dei senegalesi è stato segnato da un altro veterano della Premier League, Sadio Mané, recentemente passato dal Southampton al Liverpool di Klopp.
Dopo il gol concesso, la Tunisia ha continuato a cercare l’affondo attraverso il fraseggio e azioni manovrate, strategia che ha pagato in termini di creazione di occasioni da gol, ma non di effettive realizzazioni. Quando al trentesimo della ripresa il Senegal ha segnato la seconda rete con il centrale dell’Anderlecht Kara Mbodji, la partita sembrava chiusa, eppure il copione tattico della partita non è cambiato, nonostante mancassero 15 minuti. In svantaggio di 2 gol, la Tunisia ha continuato a creare occasioni su occasioni, sbagliandole puntualmente.
La partita si è conclusa sul risultato di 2-0, dimostrando che il calcio è uno sport piuttosto banale, dove segnare è condizione necessaria e talvolta anche sufficiente per vincere. La Tunisia non avrebbe meritato di perdere, ma ha dimostrato di non essere in grado di mettere la palla in rete, e ora ha davanti a sé un cammino complicato per la qualificazione. Il Senegal, d’altro canto, ha messo in evidenza un calcio pragmatico, attento alla gestione del risultato ma allo stesso tempo troppo svagato; forse troppo per essere una candidata credibile per la vittoria finale.

Gruppo A:

Libreville, 14/01/2017
GABON – GUINEA BISSAU  1-1
Reti: Aubameyang (Ga) 52′- Juary (GB) 90’+1′

[Federico]
La partita d’esordio della XXXI edizione della Coppa d’Africa è riservata, come d’abitudine, ai padroni di casa. Il Gabon, che nella sua storia non è mai andato oltre i quarti di finale, affronta la Guinea-Bissau al debutto nella fase finale del torneo. Pantere contro djurtus -licaoni-, mutuando l’uso caro alle Nazionali africane di denotarsi attraverso appellativi spesso estratti dal mondo animale. Esordio anche per Camacho, che è diventato allenatore dei padroni di casa a inizio dicembre 2016 e non ha ancora avuto la possibilità di giocare un match ufficiale.

Il primo tempo scorre via senza occasioni o quasi. Il Gabon attacca con continuità solo tra il 15′ e il 25′, ovvero quando Aubameyang entra nel gioco svariando un po’ su tutta la zona di attacco. L’unica occasione pericolosa in questo lasso di tempo se la procura Evouna, che controlla spalle alla porta, si volta e con un destro a giro sfiora la traversa. Due azioni, anzi due alleggerimenti di Dabo e di Zezinho e gli ampi gesti di Camacho convincono il Gabon a non rischiare troppo in avanti e ad attendere. Al 40′ Lemina di testa su punizione sfiora il palo, due minuti dopo è invece il guineano Tony Silva a concludere a lato in diagonale un contropiede originato da una goffa caduta di Evouna a limite dell’area avversaria.

A inizio ripresa arriva il break delle pantere. Bouanga scalda le mani di Mendes al 48′, è il primo tiro nello specchio di una delle due porte e prelude al vantaggio gabonese. Cross da sinistra di Evouna, Aubameyang disturba il centrale avversario Rudinilson senza commettere fallo e si muove verso il secondo palo, dove puntuale mette la palla Bouanga. L’attaccante del Borussia Dortmund non ha difficoltà a siglare l’1-0. Vantaggio e scommessa vinta per Camacho che ha fatto esordire in un match così importante il ventiduenne franco-gabonese Denis Bouanga, in pratica appena arrivato da Tours, dove gioca in Ligue 2.
Il Gabon, però, non insiste e la Guinea-Bissau fa capire subito di non volersi arrendere. Al 68′, su cross di Lemina, Aubameyang si coordina bene e gira al volo di poco a lato e questa diventa l’ultima minaccia portata verso la porta di Mendes. Ovono, dall’altra parte, non è che faccia un superlavoro, ma piano piano i djurtus si fanno sempre più pericolosi e, dopo aver mancato l’1-1 con una girata di Rudinilson -aveva qualcosa da farsi perdonare…-, lo ottengono quando il 90′ è appena scoccato. In rete va l’altro centrale, Juary, in tuffo su punizione dalla trequarti di Zezinho.

Al fischio finale dell’arbitro egiziano Grisha scoppia la felicità sulla panchina di Baciro Candé. Per una nazione che per lungo tempo ha visto i suoi giovani calciatori prelevati e naturalizzati dalle squadre portoghesi è una grande soddisfazione e forse l’inizio di un cambio di rotta. Basta pensare che il centrocampista Francisco Santos ha optato per la nazionalità della Guinea-Bissau appena prima dell’inizio della Coppa e oggi ha fatto il suo esordio e che l’esterno Dabo solo quattro anni fa giocava con il Portogallo il Mondiale under 20.
Certo, dovrebbero anche smetterla di usare i colori rosso e verde per la divisa della Nazionale, per chiudere ancor di più col passato coloniale e… dare più possibilità a chi segue gli incontri di decifrare i numeri sulle magliette.

Libreville, 14/01/2017
BURKINA FASO – CAMERUN 1-1
Reti: Moukandjo (C) – Dayo (BF) 75′

(Damiano Benzoni, Africalcio)
Il Burkina Faso butta quasi via la partita e poi la ripesca per il collo, il Camerun stupisce tutti per più di mezza partita, ma non chiude quando potrebbe. Questo il succo di un incontro combattuto e fisico allo Stade d’Angondje. Sono i burkinabé di Paulo Duarte a partire favoriti, forti della tecnica di Jonathan Pitroipa e Alain Traore, e lo fanno subito vedere con un lancio lungo per Pitroipa, che deposita la palla alle spalle di Fabrice Ondoa solo per farsi vedere la rete annullata per fuorigioco. Sul quarto d’ora una nuova occasione, una punizione respinta da Ondoa e il rimpallo mandato fuori da Bakary Koné.

Al 20′ però cambia qualcosa: le ali del Camerun, a sinistra Clinton N’Jie dell’Olympique Marsiglia, a destra Christian Bassogog del più umile Aalborg, cominciano a seminare pericolo nella metà campo burkinabé. La loro aggressività e la fisicità delle due punte Jacques Zoua e Benjamin Moukandjo sembrano intimidire il Burkina Faso, che lentamente scompare dai giochi. Al 20′ N’Jie intercetta una palla sulla trequarti e innesca la penetrazione di Bassogog in area, ma la palla si ferma sull’esterno della rete, ma è dopo la mezzora che il forcing camerunense si fa più intenso: Bassogog è pericoloso in un paio di occasioni, poi Moukandjo si procura un fallo al limite dell’area e trasforma la punizione da posizione centrale senza quasi prendere rincorsa.

Prima del riposo c’è tempo per un altro paio di brividi: al 42′ N’Jie si libera al tiro con una finta splendida, mentre al 45′ l’ala destra del Burkina Faso Prejuce Nakoulma viene liberato al tiro da una bella azione corale. Entrambe le conclusioni vengono deviate in corner. Nel recupero il Camerun ha un’occasione chiarissima di segnare: Moukandjo lancia la palla nella metà campo burkinabé, completamente sguarnita e preda della corsa esplosiva di Bassogog. Solo un intervento in scivolata al limite del fallo da parte del portiere burkinabé Herve Koffi salva la situazione.
Nella ripresa la gara continua a essere targata Camerun: al 58′ Zoua prova a sorprendere Koffi con una conclusione dalla distanza. Il portiere burkinabé riesce a neutralizzare il tiro e N’Jie sbaglia tutto ribattendo la respinta lontano dai pali. In quel momento il Camerun comincia a faticare, mentre il Burkina, graziato dagli interventi di Koffi e dalla fortuna, ritrova coraggio e comincia a costruire azioni insidiose. Il pareggio arriva a un quarto d’ora dalla fine sugli sviluppi di una punizione da posizione laterale: il tiro di Banou Diawara è respinto da Ondoa e rimbalza sulle teste di entrambi i difensori centrali del Burkina Faso. La marcatura va ascritta a Issoufou Dayo. Nel finale le sole emozioni rimaste sono le danze del pubblico e l’ingresso in campo di una leggenda come Aristide Bancé, che riesce all’88’ a procurarsi un fallo al limite dell’area, senza però riuscire a incidere in maniera più ampia sull’incontro.

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