Su quanto siamo poco romantici noi di Calcio Romantico e sul perché alla riesumazione acritica del passato abbiamo sempre preferito la contestualizzazione sociale, culturale e politica del fenomeno calcio, abbiamo scritto così tanto che ci abbiamo fatto persino un libro!
C’era, però, un recondito andito della nostra coscienza in cui coltivavamo quello che, a ben ragione, si poteva definire un ultimo romanticismo: la passione per la Coppa d’Africa. Il vezzo di seguire la fase finale della manifestazione con una produzione per noi non consueta di articoli di attualità, non era, infatti, legato a una profonda conoscenza delle dinamiche in atto nel gigantesco continente, ma al fatto che nel corso della nostra adolescenza, affascinati dalle imprese dei Leoni Indomabili del Camerun e delle Supereagles nigeriane, avevamo introiettato e fatto propri alcuni di quegli stereotipi che si legano al calcio africano e, in particolare, al calcio giocato al di sotto del Sahara.
Ed era una sorta di ultimo e ancor più radicato stereotipo quello che ci faceva da guida e che permetteva di giustificare tutto il nostro interesse: come scrivevamo nel 2016,[1]

La CAF [la Confederazione Africana] rappresenta ancora un universo a parte, un mondo di cui la Coppa d’Africa offre uno squarcio. Uno squarcio che sa di strana autonomia dalla FIFA, visto che con cadenza biennale la manifestazione continentale riesce a sottrarre a molti club europei e per ben due mesi molte delle stelle africane, con interminabili diatribe sul loro stato di forma al ritorno

E, invece, nell’agosto del 2017 su questa «strana autonomia» e sul nostro romanticismo residuale il primo esecutivo della CAF dell’era post-Hayatou[2] ha fatto calare il sipario: la fase finale della Coppa d’Africa, a partire dal 2019, sarà a 24 squadre e non più a 16 (sulla scia di quanto deciso da UEFA e AFC in merito alla loro competizione continentale per Nazionali)[3] e si disputerà tra giugno e luglio. La CAF parla di ragioni commerciali e di benefici che pioveranno sul calcio africano grazie a questo spostamento nel calendario. Di fatto il nuovo posizionamento ricade in una “finestra” benedetta dalla FIFA e gradita ai club europei, che non dovranno più fare carte false per non veder partir via un Sadio Mané, un Salah o un Koulibaly, ma che non considera il caldo che a fine giugno-inizi luglio ci sarà, ad esempio, in Egitto, sede dell’edizione ormai alle porte.

Così, eccoci in questo febbraio di anno dispari a non poter parlare di Coppa d’Africa giocata e di Africa in generale, come fatto due, quattro e sei stagioni or sono, e ad accontentarci del sudcoreano Son come involontario simbolo di resistenza verso il primo mondo calcistico. Unico, tra i convocati per la fase finale di Coppa d’Asia 2019, a essere titolare in un top club europeo, Son ha, infatti, visto Tottenham Hotspur e sua federazione accordarsi sulle sue prestazioni. Ha così potuto raggiungere i suoi compagni di Nazionale dopo la fase a gironi, assistendo dagli Emirati Arabi alle sconfitte degli Spurs nella semifinale di Coppa di Lega contro il Chelsea e nel quarto turno di FA Cup contro il Crystal Palace; in compenso, con lui in campo la Corea del Sud ha sofferto contro il Bahrein, battuto solo ai supplementari, e ha poi perso contro il Qatar ai quarti.
Tutti contenti, gli avversari, ovviamente, e vedrete che se fra qualche anno saranno di più i calciatori asiatici a giocare nei club europei che contano, anche l’AFC sarà costretta a spostare la sua inutilmente ingigantita Coppa d’Asia in un altro momento della stagione.

federico

Foto: l’attuale presidente della CAF Ahmed Ahmed
———————————————————–
[1] Calcio (poco) romantico, Urbone publishing, Capitolo 14
[2] Il camerunense Issa Hayatou è stato presidente della CAF dal 1988 al 2017. Divenne nel 2015 presidente FIFA ad interim nel momento in cui Blatter, Platini e Valcke vennero sospesi e questo nonostante lo stesso Hayatou fosse sotto indagine. Nel 2017 si ricandidò alla presidenza della CAF, ma fu sconfitto dall’unico altro candidato, Ahmed Ahmed
[3] Decisione quanto mai fruttuosa per l’attuale presidente Ahmed Ahmed che avrebbe visto il suo Madagascar ottenere per la prima volta la qualificazione alla fase finale della Coppa d’Africa