Nel 2001 il Liverpool di Houllier vinse cinque finali in un anno. Cominciò dalla Coppa di Lega, proseguì con FA Cup e Coppa UEFA e, all’inizio della nuova stagione, Charity Shield e Suppercoppa UEFA. Questo Liverpool per adesso è a due, ma ha l’occasione di piazzare una striscia altrettanto lunga.
Contro il Chelsea, in FA Cup, è finita così come era andata a Wembley il 27 febbraio, in occasione della finale di EFL Cup: 0-0 dopo i supplementari e vittoria ai rigori. Esito davvero poco inglese, ma, quando si incontrano due squadre che si conoscono a menadito e che non hanno reparti deboli, può finire così, anche se si è in Inghilterra.
Ad ogni modo, a febbraio la partita era stata più bella, le due squadre avevano creato di più, Mendy e Kelleher avevano fatto grandi parate e solo una dubbia interpretazione del concetto di fuorigioco passivo proposta dal VAR aveva negato il gol a Matip. I rigori erano stati poi interminabili e, come nella finale di Europa League tra Villareal e Manchester United, erano stati i portieri a decidere, con disgrazia di Kepa, che, messo da Tuchel al posto di Mendy per i tiri dal dischetto, aveva raccolto 11 palloni dalla propria rete prima di spedire altissimo il suo penalty.

La finale di Coppa d’Inghilterra ha vissuto, invece, molto più a folate. Buone cose da Pulisic e Luis Diaz, un grande Alexander-Arnold in tutte le parti del campo, un legno per parte (Alonso su punizione a inizio ripresa, Robertson da pochi passi all’85’), ma la paura di perdere è sembrata protagonista sin dall’inizio. Ne è riprova il fatto che nei supplementari le due squadre non si sono neanche avvicinate alla porta avversaria.
Magra consolazione, nei tiri dagli undici metri le emozioni non sono mancate. Come a febbraio, il primo errore è stato di un uomo fatto entrare a posta da Tuchel, Azpilicueta (palo, con Alisson sulla traiettoria). Per fortuna dei blues Mendy è riuscito a rimettere il punteggio in parità neutralizzando il rigore con cui Mané poteva chiudere il discorso. Il secondo rigore di quelli a oltranza è stato decisivo: Alisson ha parato quello tirato in modo orrendo da Mount; il subentrato Tsimikas non si è fatto prendere dall’ansia e ha spiazzato Mendy, ritagliandosi in modo un po’ inatteso un posto nella storia della manifestazione, che festeggiava i 150 anni dalla prima finale, e nella storia del Liverpool di Klopp.

I reds, infatti, non vincevano la FA Cup dal 2006, unico grande trofeo che l’allenatore tedesco non aveva ancora messo in bacheca da quando, nel corso della stagione 2015/16, è approdato ad Anfield Road.
Per la Premier League non sembra esserci molto da fare, visto che, oltre al vantaggio di tre punti, il Manchester City ha una differenza reti migliore. Poco male, perché il 28 maggio a Parigi il Liverpool è atteso dal Real Madrid, per la finale di Champions League. Ghiotta occasione per arrivare a -2 da quanto accadde nel 2001.
A proposito di sequenze, stavolta negative: chiudiamo osservando come il Chelsea sia il primo club nella secolare storia del torneo che perde tre finali consecutive. Record poco invidiabile, ma di invidiabile nella stagione dei blues c’è ben poco (il riferimento alle incertezze del post-Abramovich è tutt’altro che casuale)