La Francia campione del mondo nel 2018, vincitrice a ottobre scorso della seconda edizione della Nations League, nonché qualificatasi per il Mondiale in Qatar con una giornata d’anticipo dopo l’8-0 rifilato al Kazakistan a metà novembre, è ultima dopo quattro giornate nel suo girone di Nations League 2022/23 dietro Danimarca, Croazia e Austria e rischia la retrocessione. È un po’ come se l’Inter o la Juventus campione d’Europa rischiassero di finire in una ipotetica serie B della Coppa Italia per una serie di risultati non lusinghieri in una tournée giocata a fine campionato.
Ecco, da un punto di vista strettamente agonistico quello che la nuova competizione UEFA conta è forse questo. Specie se monopolizza gli slot riservati a giugno alle nazionali perché il Mondiale si giocherà a fine anno solare. Del resto, anche l’Inghilterra vice-campione europea è riuscita a fare solo due punti in quattro gare e a farsi travolgere 0-4 in casa dall’Ungheria, che di volontà di scalare le classifiche UEFA e FIFA ne ha molto più bisogno. Senza contare tutta la retorica nazionalista che c’è dietro ogni match dei magiari (non a caso, Viktor Orban era in tribuna per il match perso a Cesena contro gli azzurri). Del valore formale della Nations League come metodo per organizzare “amichevoli di lusso” che per il ranking FIFA valessero più di un’amichevole vera abbiamo, invece. detto sin da quando la creatura voluta da Platini prese le prime mosse nell’autunno 2018.

Quanto al significato di cui si sarebbero rivestite per l’Italia e per Roberto Mancini queste partite giocate a giugno, c’era poca incertezza. Con l’eliminazione dal Mondiale ancora fresca e la vittoria un anno fa all’Europeo ancora viva nelle mente dei tifosi, pro e contro Mancini non aspettavano altro che il campo desse loro motivo di esporre la propria opinione. E il campo, a conti fatti, ha dato più indicazioni negative che positive.
La “vecchia” Nazionale, quella dei campioni d’Europa, che non era riuscita a confermarsi tra settembre 2021 e marzo 2022 e aveva visto sfuggire la qualificazione a Qatar 2022, è stata travolta 0-3 dall’Argentina senza mai entrare in partita. Ergo, Mancini che tra fine 2018 e luglio 2021 aveva saputo dare un gioco a un gruppo sfiduciato e portarlo a vincere, era stato responsabile del naufragio di quello stesso gruppo sotto il peso della responsabilità di confermarsi più forte della Svizzera e della Macedonia del Nord.
La “nuova” Nazionale, che doveva affrontare quattro partite ufficiali in dieci giorni contro avversari decisi dall’UEFA, era giusto che fosse un laboratorio a cielo aperto e che desse l’opportunità a tanti giocatori di esordire o di partire per la prima volta titolari. Ma un po’ più di accuratezza da parte del ct nella gestione degli uomini a disposizione ci voleva, soprattutto in vista del doppio confronto con la Germania. In fondo, a Bologna, c’era andata bene, nonostante il centrocampo fosse in grande sofferenza (e la palla sempre tedesca), perché c’era Pellegrini (uno che sa cosa farsene della palla) e davanti Scamacca riusciva a impensierire i centrali avversari. Alla Borussia Arena di Mönchengladbach, invece, davanti solo “piccoli”, centrocampo senza piedi pensanti e per di più di fronte una Germania con capacità di palleggio ancor maggiore e tanto dinamismo sulla fascia sinistra. Come dire, la sonora lezione di gioco era inevitabile conseguenza. Fermo restando che, a differenza della debacle contro Messi, Di Maria e soci, gli azzurri erano anche riusciti a impensierire Neuer, prima di segnare due reti con i tedeschi in vantaggio 5-0.

Probabilmente, questa parentesi di giugno è servita a Mancini il “motivatore” per capire chi farà parte del gruppo che affronterà le qualificazioni a Euro 2024 (i gironi saranno sorteggiati a ottobre 2022, dopo la fine dei gironi di Nations League); al Mancini allenatore, però, difficilmente sarà concessa un’altra imbarcata tipo Argentina o Germania.
Ad ogni modo, fin qui nulla di (ancora) irrimediabile. Anche se di azzurri senza Rimedio ne parleremmo volentieri, con la erre maiuscola, vista la prestazione offerta dal telecronista Rai nel secondo tempo di Germania-Italia. Prima, l’invito machista a tirar fuori gli attributi (commentando le giocatrici di una Francia-Italia del prossimo europeo femminile come avrebbe espresso il concetto?). Poi, il richiamo al rispetto degli emigrati in terra teutonica, che «si erano tanto raccomandati, perché per [loro] queste partite non sono mai banali», reiterando in modo gratuito lo stereotipo del tedesco “cattivo” che dileggia gli italiani arrivati in Germania per svolgere lavori umili. E, dulcis in fundo, una citazione di Nelson Mandela:

Io non perdo mai. O vinco o imparo

Decisamente fuori contesto per un match di Nations League di fine stagione.