Il primo giro completo per gli orologi di Euro 2016 può dirsi terminato ed ecco qui provare a capire qualcosa di più, non già di quale squadra sia la favorita per la vittoria finale, di quale abbia le proprie attese ridimensionate o ingigantite rispetto alla vigilia. In un torneo che dura un mese, per parlare di calcio ci sarà tempo.
Siamo, invece, interessati a quanto che sta accadendo a margine dell’Europeo. La conduttrice de Il Caffè degli Europei, striscia giornaliera di Rai Due che va in onda dopo il TG delle 13, ci avvisa che il 14 giugno è stata un’altra giornata dura per la Francia tra “gli scioperi per il lavoro” e i nuovi incidenti tra tifosi russi e inglesi a Lille. La ricomparsa del fenomeno hooligan non è certo da prendere sottogamba, ma l’accoppiamento proteste di piazza-tifosi violenti è di quelli che farebbero rabbrividire, se non ci fossimo abituati, visto che tutte le manifestazioni di piazza svolte in Italia dal dicembre 2010 in poi sono state soggette allo stesso tipo di retorica.

125mila francesi...

125mila francesi…

La disinformazione sui media italiani sul movimento Nuit debout, “notte in piedi”, è frutto di una scelta editoriale trasversale, il cui motivo è palese: i francesi da marzo scendono regolarmente in piazza contro una legge, la Loi Travail, che molti osservatori descrivono come “il Jobs act francese”. Come farebbe, ad esempio, Repubblica a dire che i transalpini so’ fighi perché protestano e a giustificare al contempo l’endorsement delle politiche renziane? Meglio star zitti, perché qualche residuato sessantottino ancora legge il giornale di Scalfari.
L’interesse ci spinge allora a cercare qualcosa sui giornali francesi. Le monde in versione web mette in rilievo la notizia del killer di Magnanville e dei numerosi poliziotti morti in servizio negli ultimi anni. Più sotto parla della manifestazione svolta a Parigi contro la Loi Travail, usando anche qui tecniche giornalistiche cui siamo abituati: la guerra di cifre (125 mila per la polizia i manifestanti; 1,3 milioni per gli organizzatori e per il sindacato CGT), i violenti scontri tra una parte di manifestanti e i poliziotti, le storie dei manifestanti buoni che si sono fatti tanti chilometri per sfilare in centro a Parigi.
E poi riporta la dichiarazione del premier Hollande:

A un moment où la France accueille l’Euro, où elle fait face au terrorisme, il ne pourra plus y avoir d’autorisation de manifester si les conditions de la préservation des biens et des personnes et des biens publics ne sont pas garanties.

“In un momento in cui la Francia accoglie Euro 2016, in cui deve combattere il terrorismo, non si potrà avere più l’autorizzazione di manifestare se non saranno garantite le condizioni di sicurezza dei beni, delle persone [notate l’ordine] e dei beni pubblici.”
Peccato che le manifestazioni e gli scioperi, che mirano soprattutto a bloccare le attività produttive e i trasporti, siano in atto da marzo. Quello che non sorprende, invece, è l’uso -ancora una volta- di una manifestazione sportiva (e dell’incognita terrosismo), come mezzo per forzare la mano. Peccato Hollande si sia dimenticato di metterci dentro anche gli hooligans russi e inglesi in questa faccenda, come scusa per svolte autoritarie.

E a chi, giustamente, si chiede cosa pensano quelli di Nuit Debout degli Europei, non sappiamo rispondere in modo esauriente: sul loro sito sembrano più interessati ad altro. Possiamo solo aggiungere che L’Humanité, che dà largo spazio alle opinioni della CGT e racconta di una manifestazione “monstre”, parla con entusiasmo di una Francia che, battendo l’Albania, potrà andare lontano. E allora Allez la France!