Con il netto 5-0 rifilato al Siviglia al Wanda Metropolitano sono diventate quattro le Coppe del Re vinte consecutivamente dal Barcellona. Solo altre due volte la finale del trofeo più antico di Spagna aveva visto un divario così ampio: nel 1915, quando l’Athletic Bilbao sconfisse 5-0 l’Irun, e nel 1980 quando il Real Madrid B, alias Castilla, arrivò in fondo, ma all’ultimo atto perse 6-1 contro il Real Madrid autentico.
Quanto a squadra vincitrice, l’ultima finale giocata da Andrés Iniesta in maglia blaugrana non poteva finire in modo diverso. Il giocatore, che nel 2010 segnò il gol che diede alla Spagna il Mondiale, non solo è stato imprendibile per tutto il corso della partita, ma ha anche iscritto il suo nome sul tabellino siglando il quarto gol. Don Andrés a parte, per Coutinho, Suarez, Messi, Jordi Alba (per lui addirittura un assist di tacco per Messi nell’azione del 2-0) è stata una serata quasi perfetta. Anche se, ahimé, un po’ del “merito” dell’enorme divario nel punteggio va dato a Vincenzo Montella che ai suoi, prima del match, deve aver detto «pressate alto che così non ragionano» e così si è ritrovato a prendere il primo gol su un’azione innescata da un lancio di Cilessen che ha trovato Coutinho e Suarez al di là della linea difensiva avversaria, ma nel proprio campo e quindi in posizione regolare; una situazione molto simile, con la squadra sbilanciatissima a fare pressing, ha poi dato il La all’azione del terzo gol, realizzato anche questo da Suarez. E nella ripresa le cose non sono affatto cambiate.

Per la conquista della Liga 2017/18, la terza in quattro anni, il club catalano attende solo la matematica: il vantaggio sull’Atletico Madrid è diventato rassicurante dopo l’1-0 al Camp Nou del 4 marzo, match deciso da una punizione di Messi e poi controllato agevolmente dai blaugrana. Per capire se il Barcellona, dopo aver ritoccato il record delle partite utili consecutive detenuto dalla Real Sociedad, riuscirà ad arrivare in fondo senza perdere mai (impresa riuscita solo ad Athletic Bilbao e Real Madrid quando le partite erano solo 18), forse bisognerà attendere la sfida contro il Real Madrid in programma il 6 maggio al Camp Nou. Di sicuro, anche nel racconto di questo record, c’è posto per il Siviglia di Montella che il 31 marzo 2018, quando era in programma la 30° giornata, era riuscito ad andare avanti 2-0 davanti ai suoi tifosi, a sfiorare il terzo gol, prima di essere ripreso tra l’88’ e l’89’ dalle reti di Suarez e Messi: senza quei gol niente primato, perché la Real Sociedad nella stagione 1979/1980 aveva perso la sua unica partita alla 33° giornata, 2-1 in casa del Siviglia… ovviamente.[1]

La prima stagione di Ernesto Valverde sulla panchina dei catalani non ha, dunque, segnato nessuna rottura in fatto di successi, anzi… Per l’ex allenatore dell’Athletic Bilbao un solo, grande neo: aver patito la rimonta dalla Roma in Champions League senza provare a cambiare qualcosa in campo.
Una mancanza di reazione decisamente inattesa, visto quanto di buono Valverde aveva fatto vedere sul piano tattico nel corso della stagione. Ci riferiamo agli accorgimenti che hanno permesso di assorbire la doppia botta dell’auto rescissione del contratto di Neymar durante l’estate (ricordiamo che è stato il brasiliano a pagare la sua clausola rescissoria di 222 milioni con una parte dei 300 milioni versatigli dal fondo qatariota di proprietà del presidente del Paris Saint Germain) e dell’infortunio occorso a metà settembre a Ousmane Dembélé, l’uomo deputato a riempire il posto lasciato da Neymar, in attesa dell’arrivo di Coutinho. In pratica Valverde, pur non essendo uno di quei tecnici osannato dai media e pur essendo alla prima esperienza su una panchina che scotta davvero, ha dimostrato molto polso schierando in pianta stabile Sergi Roberto come esterno alto e rinunciando giocoforza al brand della spettacolarità. Ne è uscita una squadra piuttosto quadrata, con un Messi spesso a tutto campo e un Suarez pronto a sacrificarsi. Le zero sconfitte in Liga e la netta vittoria per 0-3 ottenuta al Santiago Bernabeu prima di Natale ne sono la prova tangibile. Poi a gennaio è arrivato a suon di milioni Coutinho e questo vuol dire che dalla prossima stagione, in cui l’ex Liverpool potrà essere utilizzato anche in Champions League, il Barcellona di Valverde sarà ancor più pericoloso.

federico

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[1] E, invece, superato indenne il clásico (finito 2-2 nonostante un tempo in inferiorità numerica), il Barcellona perde alla penultima giornata 5-4 in casa del Levante. Dunque, niente campionato chiuso da imbattuta ma solo due nuovi record:
– maggior numero di partite utili consecutive in Liga: 43 [7 nella scorsa stagione con Luis Enrique in panchina e 36 quest’anno con Valverde], meglio della Real Sociedad fermatasi a 38 [6 nella stagione 1978/79 e 32 nella stagione successiva]
– maggior numero di partite iniziali senza sconfitta: 36 [meglio delle 32 messe insieme sempre dalla Real Sociedad 1979/80]

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