barryNon è stato John Terry a scivolare sul dischetto sotto il diluvio, ma, quando una squadra allenata da Avraham Grant arriva a decidersi una finale di coppa ai rigori, succede sempre qualcosa di inusuale e alla fine a uscire vittoriosa è la compagine avversaria. Stavolta l’insolito a Bata ha preso le sembianze di Copa Barry. portiere di 35 anni, in forza al Lokeren, veterano di due spedizioni mondiali al di sotto delle attese e di una Coppa d’Africa da titolare persa ai rigori tre anni fa. Pierre Renard (che nel 2012 quella coppa invece la vinse da allenatore dello Zambia) ha affidato a Gbohouo la porta ivoriana nei precedenti match, ma un dolore alla coscia patito dal titolare ha consentito al non più verde Barry di scendere in campo in finale.
Una partita scialba, in cui le poche cose buone hanno la firma del ghanese Atsu, poi l’attesa e inevitabile lotteria dei rigori. Come a Mosca nel 2008, Grant ha visto la sua squadra andare avanti, addirittura 2-0 per gli errori di Bony e Tallo, e poi pian piano cedere. Barry para il terzo rigore delle Black Stars, quello di Acquah, Acheampong manda malamente fuori il quarto e si va a oltranza, fino all’undicesimo tiro: il portiere ivoriano respinge il tiro dell’omologo ghanese Razak Brimah, si becca un’ammonizione per perdita di tempo e poi trafigge lo stesso Brimah.

Si è chiusa così la 30° edizione della Coppa d’Africa, con una vittoria della Costa d’Avorio che ha ricordato molto da vicino quanto successo a Dakar nel 1992, nell’unico altro caso in cui gli Elefanti sono usciti vincitori.[1]  Una Coppa d’Africa iniziata sotto una cattiva stella, proseguita tra rinunce e ripescaggi, macchiata dagli incidenti sugli spalti in semifinale e in grado di offrire in pochi casi partite intense e ben giocate: nel girone C, non a caso ribattezzato “il girone della morte”, nel quarto Congo contro Congo, nelle partite vinte dagli ivoriani contro Algeria e RD Congo. Una coppa che dopo tanto tempo non vedeva in campo Eto’o e Drogba, ma che ha stentato a trovare un simbolo buono per l’esportazione del brand Africa. Asamoah Gyan è stato perseguitato da guai fisici, Gervinho si è fatto espellere nella prima partita, ha saltato le due successive e non ha inciso in finale. Atsu è stato il migliore giocatore offensivo dell’intero torneo, e non ha caso è stato premiato come MVP, ma è ancora acerbo, sfortunato (vedi il palo in finale su gran tiro da fuori) o non pronto a diventare icona. Yaya Touré e Andre Ayew sono andati a corrente alternata. Chikhaoui e Akaichi sono stati penalizzati dalla ingiusta eliminazione della Tunisia. Buone le prestazioni dell’attacante della RD Congo Mbokani, del giovane guineano Ibrahim Traoré, degli esterni Afful e Serge Aurier, ma per diventare uomo copertina serve incidere di più. Seydou Keita, Bancé, Pitroipa, Aubameyang sono addirittura usciti al primo turno. Il portiere equatoguineano Ovono Ovono è salito agli onori della cronaca per il modo spericolato e a volte assassino di interpretare il suo ruolo, ma, un po’ come Kidiaba, sembra relegato al ruolo di fenomeno da baraccone e nulla più: i tempi di N’Kono, quando l’Africa era ancora un mondo sconosciuto, sono del resto passati da tanto.
In questo mediume generale, va a finire che a Didier Drogba basta poco per riprendersi le testate dei giornali: lui, il più grande giocatore ivoriano, lui che non ha mai vinto una Coppa d’Africa, manda subito in rete il video dell’esultanza al rigore trasformato da Barry.

Balboa segna il 2-1 alla Tunisia

Balboa segna il 2-1 alla Tunisia

Una parola, infine, la vogliamo spendere per Javier Balboa, perché suo è stato uno dei gol più belli (la punizione del 2-1 alla Tunisia) e perché, nonostante fosse uno dei tanti spagnoli naturalizzati dalla Guinea Equatoriale, ha dimostrato in campo una professionalità e una maturità, che non si spiegano con la sola differenza d’età con i vari Emilio Nsue o Iban Salvador. Mai sopra le righe, sempre trainante per la sua squadra e pronto a esporsi in prima persona per andare a chiedere ai tifosi di smettere il lancio di oggetti in campo durante la semifinale contro il Ghana. Richiesta inascoltata, ma questa è un’altra questione

federico

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[1] Nel 1992 Costa d’Avorio-Ghana termina 0-0 dopo 120′. Ai rigori calciano tutti i giocatori e alla 12° serie l’errore del ghanese Baffoe segna la vittoria ivoriana. Da segnalare che, oltre al 2012, anche nel 2006 la Costa d’Avorio ha perso la finale ai rigori (contro l’Egitto)