Ferruccio Valcareggi

Ferruccio Valcareggi

Il match che apre l’avventura azzurra ai Mondiali di Germania del 1974 non sembra dei più proibitivi: di fronte c’è Haiti, alla prima partecipazione a una fase finale. L’Italia di Valcareggi ha l’ossatura della squadra che è arrivata seconda in Messico quattro anni prima, anche se stavolta Riva Rivera e Mazzola giocano tutti insieme e in attacco c’è anche Giorgio Chinaglia, laureatosi campione d’Italia con la Lazio un mese prima. Il punto di forza è, però, la difesa che oltre ai vari Burgnich, Facchetti e Benetti può contare su un Dino Zoff imbattuto in nazionale da più di dieci partite. E poi la vittoria del 1973 a Wembley firmata Capello dà ancora la carica.

Giornalisti e tifosi si aspettano tanto, ma l’impatto con la realtà è diverso. All’Olympiastadion di Monaco il primo tempo contro gli haitiani ben arroccati in difesa si chiude a reti inviolate: il portiere Francillon para numerose conclusioni di Riva, Mazzola e Facchetti; Chinaglia ci mette invece del suo a sbagliare una facile occasione al 22′. Poi a inizio ripresa Haiti a sorpresa va in gol: Vorbe serve in profondità Sanon che s’intrufola tra le maglie bianche degli italiani, dribbla Zoff e da posizione defilata mette in rete. L’imbattibilità di Zoff si ferma a 1133 minuti e un nuovo incubo Corea si materializza, otto anni dopo.

1974 chinaglia haitiHaiti però non è forte come la Corea del Nord del 1966 e così è solo questione di tempo. Riva pareggia al 52′, una conclusione di Benetti deviata da Augustine dà il vantaggio al 66′, ma non basta perché la differenza reti conta. Chinaglia corona la sua partita incolore mancando un assist per Riva appostato in area e allora il ct decide di rimpiazzarlo con Anastasi. Giorgione non ci sta e manda Valcareggi a quel paese in mondovisione. Pietruzzo Anastasi entra e segna un gran gol per il 3-1 definitivo, ma il buongiorno per tutti si è visto dal mattino.
Il rapporto tra Chinaglia e la maglia azzurra è agli sgoccioli: dopo la panchina nella partita contro l’Argentina, è in campo per l’ultima volta contro la Polonia, ma è sostituito dopo il primo tempo. Anche l’avventura italiana dura poco e finisce in modo non decoroso: passa l’Argentina per differenza reti, perché nell’ultimo match Deyna, Lato e compagni battono gli azzurri 2-1, infischiandosene di alcuni tentativi di combine. Così all’arrivo a Roma ad attendere i giocatori ci sono i pomodori.

Alla nazionale va meglio sedici anni dopo a Italia ’90, quando un’altra sostituzione maldigerita è deleteria solo per il giocatore e non per la squadra. L’imprecazione è di Andrea Carnevale che la indirizza a mezza bocca ad Azeglio Vicini al 51′ di Italia-USA. Gli azzurri sono in vantaggio 1-0, grazie a un bel gol di Giannini, ma hanno sbagliato un rigore (palo di Vialli) e stanno giocando maluccio. Il ct, allora, riprova la mossa che ha portato fortuna con l’Austria e, per la seconda volta in due partite, richiama Carnevale per far posto a Totò Schillaci. L’attaccante in forza al Napoli la prende malissimo. Il piccolo attaccante siciliano, che ha già deciso con un colpo di testa la partita precedente, trova invece da quel momento in poi il posto fisso e, a partire dal match contro la Cecoslovacchia, darà continuità alle sue famose notti magiche che lo porteranno a vincere la classifica dei marcatori. Carnevale, invece, languirà in panchina per tutto il resto del torneo.

federico

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