Candreva scarica in rete il pallone che consente faticosamente all’Italia di vincere in Albania e corre verso la panchina. Dopo la sconfitta con la Spagna, la squallida vittoria interna contro Israele e il tremendo 1-1 con la Macedonia alla Nazionale serve compattarsi anche perché ci sono gli spareggi all’orizzonte, decisivi per qualificarsi al Mondiale russo. Ma c’è qualcosa che non va: tutti i giocatori, anche quelli a bordo campo, corrono ad abbracciare l’autore del gol, mentre il ct Ventura rimane per i fatti suoi. Una gioia, seppur momentanea, che non si riesce a condividere nel momento della realizzazione di una rete, è indice che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe e lancia preoccupanti ombre sul futuro. Ça va sans dire

I problemi di spogliatoio sono all’ordine del giorno nel mondo del calcio e i comportamenti che hanno i vari componenti la squadra durante la partita sono forse il miglior modo per accorgersene. Anche se, a dire la verità, non è una cosa comune assistere a un allenatore che fa spallucce di fronte a un suo calciatore che ha appena segnato a quella che, nonostante il poco blasone, è l’avversaria più diretta per il passaggio del turno.
Molto più di frequente accade che la mancata condivisione della gioia dipenda dalla contestazione al proprio mister da parte di un goleador occasionale che si sente ingiustamente accantonato e che magari è appena entrato dalla panchina. Una cosa che tra l’altro, come sottolineava Ormezzano su La Stampa del 17 marzo 1992, ha il suo lato positivo perché «il giocatore che insulta il proprio allenatore è uno pieno di umori, di voglie, di istanze, insomma uno volitivo» e l’allenatore, che è anche un po’ psicologo queste istanze deve saperle metterle a valore per la squadra.
Vero, ma questi “umori” hanno un limite che il nerazzurro Stefano Desideri la domenica precedente aveva decisamente oltrepassato, come osservava lo stesso Ormezzano. Ma vediamo come.

Inter stagione 1991/92 significa zona e Corrado Orrico, fortemente voluto dal presidente Ernesto Pellegrini e poi esonerato alla fine del girone d’andata per volere della piazza. Sulla panchina si siede allora Luis Suarez, ma le cose non cambiano: 1 vittoria, 5 pareggi, 1 sconfitte nelle prime sette partite giornate.
Desideri, da parte sua, non ha certo brillato. Acquistato dalla Roma, ha fino a quel momento giocato quasi tutte le partite della gestione Orrico, anche se non sempre da titolare; ha segnato tre gol -tra cui una doppietta in una partita da guinness col Verona-, ma da quando c’è Suarez è partito titolare solo due volte e nelle ultime tre giornate ha collezionato solo 17 minuti. Alla 25° giornata i nerazzurri sono di scena a Napoli e al 13′ vanno sotto per un gol di Zola su punizione. Al 21′ Antonio Paganin si fa male e Luisito decide di gettare nella mischia l’ex centrocampista giallorosso, che al 55′ riesce a siglare il pareggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo.
Desideri non vedeva l’ora che questo accadesse, furioso corre a indice spiegato verso la panchina e a favore di telecamere urla in modo non fraintedibile «Questo è per te… stronzo!». Lothar Matthäus va a calmare Suarez che sta per entrare in campo e non scatta la rissa.
La partita ricomincia, l’1-1 rimane sino al termine e negli spogliatoi presidente, allenatore e giocatore di fatto non commentano l’accaduto. Poi, il giorno dopo a mente fredda la dirigenza comunica di aver sospeso il giocatore, ma solo per una settimana, e Desideri chiede scusa a tutti. Delle restanti otto partite l’ex romanista ne gioca sette senza mai essere sostituito, ma l’Inter non migliora. Lo 0-2 patito a San Siro dalla già retrocessa Cremonese è l’immagine simbolo di una stagione storta, chiusa all’ottavo posto e senza qualificarsi per le Coppe Europee.

Per la cronaca la dirigenza conferma Desideri, ma il nuovo allenatore Bagnoli è contento di girarlo in ottobre all’Udinese come contropartita per l’arrivo di Manicone. E la chiusura la prendiamo in prestito dalla trasmissione Mai dire Gol, che al tempo dell’accaduto imperava: dichiarazioni che preannunciano il divorzio, aereo che decolla e musica triste di sottofondo.

federico

 

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