Non era stata certo la prima società ad aver avuto la possibilità di aggiungere allo stemma la corona e alla denominazione l’aggettivo che indicava la compiacenza del sovrano, ma intanto dal 29 giugno 1920, per concessione di Alfonso XIII di Borbone, il Madrid Club de Fútbol era diventato Real.[1] Alla base della decisione forse il fatto che, fino a quel momento, l’unica vittoria “coronata” in Coppa del Re era datata 1918 (Real Union Club di Irun), che madridisti, Barcellona e Athletic Bilbao si erano spartiti più del 75% dei successi nell’ambito trofeo e che catalani e bilbaini erano quanto di più lontano dalla casa borbonica si potesse pensare. A dire il vero l’ultima delle cinque coppe vinte dal Madrid era datata 1917, ma il futuro avrebbe ben ripagato la scelta di Alfonso.[2]

Il debutto internazionale con il nuovo nome venne fissato per la fine dello stesso anno 1920: un tour in Italia, approfittando della sosta dei campionati per le vacanze natalizie. L’attesa era grande, ma già il primo match, giocato Il 24 dicembre a Torino contro una squadra mista, lasciò l’amaro in bocca ai palati più fini, tanto che La Gazzetta dello Sport titolò: «L’infelice debutto dei campioni di Spagna. Juventus-Torino batte R.C.Madrid 4-1».[3]
Il giornalista della rosea spiegava che il Real era abituato a giocare su terreni duri e senza erba e che, quindi, dal campo pesante era stato sfavorito, ma, visibilmente dispiaciuto di aver assistito a un match così al di sotto delle aspettative, si interrogava sulla reale forza della compagine spagnola.
La cronaca era impietosa. Alla maldestra scivolata del difensore Manzaredo, che aveva portato in vantaggio i padroni di casa dopo neanche cinque minuti di gioco, era seguito uno «sfoggio [di virtuosismi] inopportuno e inutile, dato le condizioni del campo» da parte dei blancos e, al contrario, una tattica molto redditizia dei torinesi basata su «combinazioni molto semplificate e tiri da lontano». All’intervallo i padroni di casa erano, infatti, avanti 3-0. La ripresa era stata un po’ più equilibrata, gli spagnoli si erano difesi meglio ed erano anche riusciti a segnare con un traversone di Unanue, prima di incassare il 4-1 da Pio Ferraris, autore anche della terza marcatura.

Purtroppo per i futuri pluricampioni d’Europa le cose non andarono meglio nelle restanti partite del tour: sconfitti dal Bologna 3-0 il giorno di Santo Stefano e dal Livorno 2-0 a Capodanno, riuscivano a battere 4-1 il Nazionale Emilia, seconda squadra di Bologna, prima di venire surclassati 5-0 dal Genoa il giorno dell’Epifania e irrisi dal cronista della Gazzetta, visto che:

Non c’era fango […] sulla pélouse del Genoa, anzi il terreno soffice ed elastico insieme si prestava magnificamente alla estrinsecazione delle decantate qualità del giuoco spagnolo

La sensazione è che, a risultati, quel Real Madrid era lontano dai suoi standard futuri, ma quanto a capacità di attrarsi antipatie, era già su un’ottima strada.

federico

Nella foto in evidenza: Il Real Madrid sceso in campo a Torino il 24/12/1920 [La Stampa Sportiva, a. 20, n°01]
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[1] Ad esempio la Sociedad de Foot-ball de San Sebastián, nata nel 1909, era divenuta già nel 1910 Real grazie all’interessamento di re Alfonso XIII. Parabola simile per lo Sporting Gijon, nato nel 1905 e divenuto Real nel 1912. Fu lo stesso sovrano a patrocinare nel 1915 la fusione di Sporting e Racing Irun e la nascita del Real Unión Club de Irún
[2] Il Madrid F.C. era a cinque successi, quattro dei quali colti consecutivamente tra 1905 e 1908, il Barcellona a quattro, l’Athletic Bilbao addirittura a sette. Ricordiamo che in Spagna la Coppa del Re era al tempo l’unico trofeo nazionale
[3] Una precisazione: il cronista della Gazzetta chiama la squadra spagnola Royal Club di Madrid [da cui l’abbreviazione R.C.Madrid], usando quindi una dizione inglese