All’inizio della stagione 1994/95 Gabriel Omar Batistuta va in gol con così tanta facilità che si sente in dovere di inventare un proprio modo di festeggiare. Sarà questione di pay-tv o di maggior visibilità, fatto sta che anche Ravanelli con la testa sotto la maglia (…e la maglietta della salute sponsorizzata) e il trenino del Bari che fa pipì quell’anno lasceranno il segno e lanceranno una moda che farà per sempre tramontare il sobrio saltino fin ad allora in voga. Per Batigol non è ancora arrivato il tempo della mitraglia preferisce mettersi in posa vicino alla bandierina del corner. Un inconscio omaggiare al pioniere Juary? Non sappiamo.

Intanto i numeri stanno cominciando a diventare “importanti”. Il bomber argentino ha già segnato la rete della vittoria contro il Cagliari alla prima giornata, un gol al Genoa alla seconda, due reti alla Cremonese -di cui una con una gran girata al volo- alla terza, il momentaneo e inutile pareggio in casa dell’Inter alla quarta, un gol alla Lazio alla quinta, il rigore dell’1-1 a Reggio Emilia alla sesta. Batistuta è, dunque, andato sempre in rete nelle prime sei giornate, un dato giornalisticamente interessante tanto che si iniziano a spulciare gli archivi. O a consultare i tifosi del Bologna di una certa età che ben ricordano come Ezio Pascutti la stagione prima dell’ultimo scudetto rossoblù segnò almeno un gol nelle prime dieci giornate di campionato.
La serie, nel frattempo, continua. Un rigore al Padova e un gol a Brescia, un altro rigore contro il Bari e due gol al Napoli: Batistuta ha ormai raggiunto Pascutti e il Bologna che è in C1 può solo sperare che a fermarlo siano gli altri.

Il 28 novembre 1994 al Comunale di Firenze, per l’undicesima giornata di Serie A, è di scena la Sampdoria di Eriksson. Gli ospiti vanno in vantaggio su rigore, ma l’azione che porta alla massima punizione è viziata da fuorigioco. In vena di compensazioni l’arbitro Bettini al 58′ prende un’altra cantonata e spiana la via al record: Mihajlović contrasta Carnasciali che pensa bene di accentuare e si lascia cadere, per il direttore di gara è rigore. Sul dischetto si presenta Batistuta e per Zenga non c’è scampo. Il buon Gabriel corre verso il corner per la foto di rito, fa anche l’inchino verso la Fiesole che l’incomprensibile Bettini punisce con il cartellino giallo. Ma conta poco perché adesso tra Batistuta e Pascutti c’è una bandierina. Per l’ex bomber dei rossoblù rimane una magra consolazione: lui in dieci giornate aveva realizzato 12 gol ma senza l’ausilio di arbitri e rigori.

1964, Pascutti in gol contro il Mantova

federico

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