L’Inter di Invernizzi è in finale di Coppa Campioni, la partita è a Rotterdam, nello stadio del Feyenoord, ma giocare di fronte a tanti italiani residenti all’estero e nello stadio degli avversari non basta a bilanciare il pronostico della vigilia, che pende tutto per l’Ajax del rumeno Kovács. I lancieri di Amsterdam sono i campioni in carica e giocano un calcio in cui si spinge e si ripiega in undici, in cui gli attaccanti giocano a tutto campo e, se serve, vanno a prendersi il pallone indietro, in cui i terzini sono come ali, in cui i centrocampisti partono col pressing una volta persa la palla. Lo chiamano calcio totale, più semplicemente è il calcio del futuro, è l’evoluzione del gioco con cui tutti dovranno fare i conti nei decenni successivi. L’Inter, invece, adotta il sano vecchio catenaccio e si preoccupa innanzitutto di stabilire chi deve marcare chi. Al giovane Gabriele Oriali, 19 anni appena, tocca il numero 14 avversario, Johann Cruijff, il profeta del gol come lo chiamerà Sandro Ciotti nel suo film alcuni anni dopo. Il tecnico degli olandesi in un’intervista pre-partita apparsa su La Stampa si stupisce: secondo lui, per quanto bravo Oriali possa essere, è troppo inesperto e Cruijff al momento è il migliore giocatore d’Europa. Parole dettate più da saggezza che da arroganza, come vedremo.

La partita inizia e al primo intervento Oriali in tackle ruba la palla al genio olandese. La futura vita da mediano si rivede a centro area a sbrogliare una situazione pericolosissima al 6′, mentre gli spettatori capiscono cosa vuol dire catenaccio quando la palla arriva a Boninsegna in un deserto verde fatto di qualche maglia biancorossa e nessuna nerazzurra. Poi intorno al 10′ la prima avvisaglia. Johann Cruijff si va a prendere un lungo lancio di Neeskens al limite dell’area, Oriali gli è addosso e non gli lascia spazio, ma il profeta del gol con una velocità incredibile va a proteggere il pallone, si mette di spalle, tocca di destro e si gira sul davanti, dribbla Oriali e apre per un accorrente compagno che spreca tutto con un tiraccio. L’azione finisce con un nulla di fatto, ma il duello che decide la partita ha preso il verso che non abbandonerà più. Al 27′ un’altra magia, simile alla precedente, e stavolta il cross basso del 14 biancorosso taglia tutta l’area senza che nessuno tocchi. Poco male, nella ripresa arriva la capitolazione di un Inter troppo schiacciata e incapace di uscire dalla propria. I due gol che decidono il match sono segnati da Cruijff, ma non hanno la bellezza del gol con cui l’olandese batterà Reina dell’Atletico Madrid un anno e mezzo dopo, né l’eleganza dei dribbling raccontati. Il primo è frutto di un incredibile errore della retroguardia nerazzurra e, in particolare, di Bordon e Oriali che si ostacolano su cross di Mühren e lasciano Cruijff libero di appoggiare in gol a porta vuota. Il secondo arriva addirittura di testa su punizione dalla fascia di Keizer, non certo una specialità della casa.

E mentre l’avvocato Prisco si lamenta del trattamento da Serie D ricevuto dalla polizia negli spogliatoi, mentre l’allenatore Invernizzi se la prende con arbitro francese e campo, l’Ajax e Johann Cruijff vincono la loro seconda Coppa dei Campioni e pensano già alla terza, visto che le sirene di Barcellona sono ancora lontane. Ma a fare maggiormente tesoro di questa serata sarà il giovane Oriali, che ricorderà sempre col giusto sentimento quella serata alle prese con un fuoriclasse e nei dieci anni a venire metterà da parte tanta esperienza da consentirgli di vincere da protagonista un campionato del mondo. Cosa che al profeta Cruijff, invece, non riuscirà.

federico 

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