Riportiamo qui l’introduzione e l’indice del nostro primo libro, uscito a novembre del 2016 per Urbone Publishing

Il ne faut pas toucher aux idoles: la dorure nous enreste aux doigts
Gustave Flaubert

Vittorio Pozzo, appena allontanato dalla panchina della Nazionale italiana per ritrosia verso il nuovo che avanza (leggasi metodo di gioco, niente di politico), è stato invitato da Il Calcio e il Ciclismo Illustrato a raccogliere le sue memorie. Le emozioni fluiscono inarrestabili e non in stretto ordine cronologico, ma la lucidità del giornalista ancora in attività fa da schermo all’ex ct e gli fa dire: «Era tutto bello quello che avveniva allora, anche quello che non lo era».
Eh sì, perché anche quel calcio giocato dai pionieri aveva le sue beghe, i suoi lati oscuri. La grande rivalità tra le squadre torinesi e il Genoa, ad esempio. Nel 1900 l’allora Federazione Italiana Football, che aveva sede a Torino, aveva cambiato in corsa le regole e imposto ai rossoblù di giocarsi il titolo nel capoluogo piemontese e non sul proprio campo; il Genoa accettò di buon grado e vinse lo stesso. Sei anni dopo furono, invece, i grifoni a non presentarsi all’Arena di Milano per favorire deliberatamente il Milan e danneggiare la Juventus.
C’erano questioni legate ai professionisti stranieri a volte ingaggiati dai club in vista delle partite del campionato. Pagati a gettone o solo rimborsati? Fatto sta che già nel 1911 il caso dell’inglese Swift portò la FIGC a ribaltare a tavolino numerosi risultati.
Per non parlare della querelle più controversa, quella che spinse la Pro Vercelli, per protesta, a mandare in campo una squadra fatta quasi tutta da ragazzini nella finale del Campionato Federale del 1910 contro l’Internazionale.

Chi poi pensa che il pubblico fatto da signori, quello sì fosse di altra stoffa, rimarrebbe stupito nello scoprire che la prima partita sospesa per intransigenze fu uno Juventus-Genoa del marzo 1906, bloccata al minuto 80 per «un incidente sorto tra un [giocatore] genovese e uno spettatore», come riportò La Stampa.
Anche l’idea del calcio, inteso come gioco amatoriale di e per tutti, non doveva poi essere così condivisa, a giudicare da una proposta apparsa su La Stampa Sportiva n° 52 del dicembre 1911: ultimato il girone di andata, il giornalista consigliava di far lottare per il titolo solo le prime cinque classificate, così «si eviterebbe la possibilità che una, che ha vinto ogni altra, soggiaccia ad una sconfitta irregolare per parte di un piccolo Club che ha avuto un colpo di fortuna».

Non bisogna mai toccare con mano gli idoli, diceva Flaubert, perché il loro rivestimento dorato rimarrebbe sulle nostre dita. E in un certo senso questo è vero anche con il calcio, visto che un’età dell’oro o un’età romantica – che dir si voglia – non è mai veramente esistita.
Detto da chi da un po’ di anni sta dietro a un sito che si chiama Calcio Romantico può sembrare una contraddizione in termini, se non un sintomo di bipolarismo incipiente. Il fatto è che, quando l’avventura Calcio Romantico è iniziata, nell’agosto del 2011, la forma che il tutto avrebbe preso non ci era affatto chiara. Il principale intento era, invece, ben delineato: la volontà di reagire alla visione (peraltro ragionevole) del calcio come sport seguìto da persone traviate dalla superficialità dell’informazione sportiva mainstream e fruitrici acritiche di un fenomeno enorme e, pertanto, estremamente complesso.
Da appassionati tutto ciò era sempre più frustrante e così abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di inserirci all’interno di una narrazione calcistica altra, che sul web e negli scaffali delle librerie stava provando a conquistare il suo spazio.

La scelta di farci guidare da un nome evocativo rimandava verosimilmente alla voglia di recuperare le emozioni della nostra infanzia o della nostra adolescenza. Insomma, di un tempo in cui romantici eravamo più noi che il calcio in sé e la tensione provata per partite e grandi manifestazioni era davvero tanta.
Col passare del tempo, col ramificarsi dei nostri interessi e con lo sviluppo di una rete di amicizie e contatti che fungevano da punto di riferimento e generavano occasioni di confronto, quell’aggettivo “romantico” ha cominciato a evolversi, non rappresentando più esclusivamente l’oggetto delle nostre storie, ma anche la cura e la passione per la ricerca, fosse essa storica, sociale o antropologica, che provavamo a metterci noi nel raccontare. Che si parlasse dell’URSS del ’52 o della Coppa d’Africa, di Holly e Benji o dell’ultima finale di Champions League.

Quando poi la Urbone Publishing ci ha offerto la possibilità di pubblicare il libro che speriamo avrete tra le mani, abbiamo deciso che il modo migliore per tradurre su carta cinque anni di esperienze accumulate attraverso il sito fosse trovare un filo conduttore in grado di mettere insieme storie inerenti il calcio, pur se tra loro molto distanti. La parola chiave è diventata, così, “rappresentazione”. In Calcio (poco) Romantico, accanto a capitoli che narrano di governi, dittature e poteri economico-finanziari che si sono rappresentati anche attraverso il pallone, troverete storie incentrate su come il calcio è stato rappresentato o è ancora rappresentato al cinema, in tv o nelle canzoni e, infine, analisi più legate all’attualità, a cosa questo sport oggi rappresenta, a quali concetti esso veicola.

E se molto di quello che abbiamo raccontato nel libro vi sembrerà poco “romantico”, siamo certi che in ogni capitolo saprete cogliere quel qualcosa di inevitabilmente romantico che ci anima: la passione per uno sport che più degli altri ha saputo diffondersi in tutte le parti del mondo, legarsi ad avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra storia recente, travalicare il campo di gioco e darsi una dimensione biopolitica.

Illustrazione in copertina di Francesco Montesanti

INDICE DEL LIBRO

Prefazione di Nicola Sbetti
Introduzione. Il calcio romantico non esiste
Capitolo 1. “Leoni” nella nebbia
Capitolo 2. Le conseguenze dello sciopero
Capitolo 3. Una reale fuga per la vittoria
Capitolo 4. Largo agli eroi dell’aviazione franchista
Capitolo 5. Il capitale umano del Napoleone del calcio
Capitolo 6. L’importante è partecipare, purché si vinca
Capitolo 7. Eduard Streltsov e il paradigma dell’uomo socialista
Capitolo 8. Il resto di Lipsia
Capitolo 9. New disorder
Capitolo 10. Diego nostro, che sei ovunque
Capitolo 11. Indiretto elogio della forfora
Capitolo 12. Quello che capita nelle canzoni
Capitolo 13. Parma a lunga conservazione
Capitolo 14. Hic sunt leones
Capitolo 15. Il Tavecchio che avanza
Capitolo 16. Questo è calcio (oltre)moderno
Postfazione. Per un discorso intorno al pallone, di Carlo Sperduti

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