Con lo 0-0 sul campo della Roma la Juventus conquista il suo settimo scudetto consecutivo. Mancava solo l’ufficialità, visto il +6 accumulato sul Napoli nelle due precedenti giornate e l’enorme vantaggio in termini di differenza reti. Adesso che anche la matematica è d’accordo sull’impossibilità che i bianconeri siano sorpassati dai partenopei, possiamo fare qualche considerazione su come tramandare ai posteri quanto visto soprattutto nelle ultime settimane.
Su quella che sarà nei prossimi anni la narrazione prevalente del finale di campionato 2017/18 non abbiamo dubbi. La fa sua il cronista di Tutto il calcio minuto per minuto il 6 maggio 2018 al termine del 2-2 tra Napoli e Torino, che di fatto ha appena consegnato lo scudetto alla Juventus, la mette nero su rosa l’indomani la Gazzetta dello Sport nell’articolo che occupa pagina 5. In un paragrafo dal titolo Orsatogate e in merito a Inter-Juventus del 29 aprile la giornalista Alessandra Bocci scrive:

La Juve a Milano passa in vantaggio, gioca in 11 contro 10 grazie alla contestata espulsione di Vecino, resta in superiorità numerica grazie all’ancora più contestata non-espulsione di Pjanić, si fa superare e rovescia il risultato nel finale. […]
È sabato, il Napoli ha visto la partita [Inter-Juventus] in ritiro e non l’ha mandata giù: il giorno dopo perde a Firenze.

Ora… Detto che la distribuzione dei gialli fatta da Orsato e soprattutto la seconda non-ammonizione di Pjanić hanno indubbiamente consentito alla Juventus di chiudere il match di San Siro in undici contro dieci, col secondo giallo al bosniaco che tra l’altro non poteva essere richiesto dal Var in base alle procedure attualmente in vigore… Osservato che così scandaloso il rosso a Vecino, invece, non deve esser stato, visto che la stessa rosea sulla pericolosità del fallo commesso dall’uruguayano su Mandžukić non ha le idee chiare e a pagina 17, sempre il 7 maggio, in relazione all’entrata che costa l’espulsione all’udinese Fofana nella partita giocata contro l’Inter ventiquattro ore prima scrive «un intervento che ricorda quello di Vecino espulso contro la Juve. Mazzoleni [l’arbitro] consulta il Var e mostra giustamente il rosso [a Fofana]», tra l’altro seguendo la stessa procedura utilizzata da Orsato e Var per Vecino nella giornata precedente… Notato che, al di là di tutto, una decisione arbitrale favorevole, se arriva nel momento clou della stagione, può diventare molto importante per l’economia di un campionato (soprattutto se avviene nello scontro diretto, da cui la longevità delle polemiche sul gol di Turone e sull’arbitraggio di Ceccarini in Juventus-Inter del 1998)… Constatato che stavolta non ci sono state interrogazioni parlamentari come nel caso Iuliano-Ronaldo per evidente assenza del Parlamento… ci sembra comunque decisamente riduttivo ricondurre ai misfatti di San Siro la debacle del Napoli a Firenze il giorno dopo e la successiva incapacità di battere il Torino otto giorni dopo.

Innanzitutto per una questione di tempo a disposizione. Grazie alla meritata vittoria ottenuta sul campo dei bianconeri la squadra di Sarri si era portata a -1 dalla vetta a quattro giornate dal temine, giornate in cui erano due le sfide pericolose che attendevano la Juventus: la trasferta a Milano contro l’Inter e quella sul campo della Roma alla penultima giornata di campionato. Quindi, la vittoria della capolista a Milano, pur se immeritata, in parte agevolata e per questo indigesta, non doveva da sola determinare il crollo psicologico dei partenopei ancora perfettamente in corsa per il titolo.
Guardare il finale del campionato 1999/2000 per credere: la Lazio, la cui rimonta sui bianconeri era passata tra l’altro da una vittoria 0-1 al Delle Alpi, non si diede per vinta anche se a tre giornate dal termine era a -5 e anche se alla penultima giornata un gol annullato ingiustamente a Fabio Cannavaro aveva blindato la vittoria della Juventus sul Parma. Perché i biancocelesti sapevano che all’ultima giornata la pioggia, Collina e Calori avrebbero sconvolto tutto? No, Eriksson e i suoi non avevano rinunciato alla rincorsa perché gli avversari bianconeri erano arrivati cotti a fine stagione e, quindi, tutto era possibile. Pareggio a Crotone, incapacità di gestione la partita di San Siro pur se in superiorità numerica e primo tempo col Bologna stanno lì a dimostrare come anche la Juventus versione 2018 non sia certo arrivata in forma alla fine dell’annata o comunque non abbia brillato dopo la dispendiosa e inutile vittoria al Santiago Bernabeu in Champions League.

E qui arrivano, almeno a nostro parere, le motivazioni sostanziali che hanno permesso alla squadra Allegri di rimanere comunque in vetta. Il Napoli è stato, infatti, autore di un campionato eccezionale, ma è arrivato anche lui sulle gambe e il rendimento dell’ultima fetta di stagione lo dimostra: dieci vittorie consecutive e poi, a partire dal 2-4 subito in casa con la Roma, che a conti fatti ha sancito il sorpasso da parte della Juventus, sono arrivate cinque vittorie -due delle quali con sofferte rimonte sulle pericolanti Chievo e Udinese-, quattro pareggi e due sconfitte.
Tra cotture bianconere e stanchezze partenopee c’è però una grande differenza. La squadra di Sarri non può permettersi di rimanere a galla anche se la forma non è al top, la corazzata di Allegri sì, perché quest’ultimo ha a disposizione un organico di altissimo livello e una panchina che lunga e di qualità come in questa stagione non era stata mai (segno che la Juventus si avvicina sempre di più ad avere un dominio sulle altre pari a quello che hanno Bayern Monaco e Paris Saint-Germain nei rispettivi campionati). Chiaramente non sono solo i nomi a fare le squadre, alla rosa ampia va aggiunto il modo con cui il tecnico livornese l’ha gestita, affidandosi alle performance dei singoli -Dybala all’inizio, Higuain poi, Douglas Costa nella seconda parte della stagione- e rinunciando, molto più che negli anni precedenti, alla ricerca di un modulo che facesse esprimere la squadra al meglio.
Vedremo cosa accadrà in Serie A negli anni prossimi. Certo è difficile pensare che l’attuale vantaggio della Juventus sul gruppo possa annullarsi da un momento all’altro.

La quarta Coppa Italia di fila, vinta il 9 maggio per di più grazie a una prova convincente che mancava da Madrid, sta lì a dimostrarlo. Il Milan ha resistito, anche bene, nei primi quarantacinque minuti, poi è stato letteralmente travolto crollando di botto. Sintesi della parabola rossonera la partita di Gigio Donnarumma, passato dall’esaltazione per due belle parate su tiri da Dybala a inizio ripresa a due papere colossali, dopo il gol aprighiaccio di Benatia e prima del quattro a zero subito in seguito a un’autorete di Kalinić.
In sostanza, nella speciale classifica della non-imprevedibilità o noia -in fatto di alternanza al vertice- dei principali campionati europei, la Serie A sembra rimanere al vertice, ma preferiamo lasciarvi con dei dati e così vedete un po’ voi…

Campionati e coppe nazionali vinte*
[per uniformità non consideriamo la Coppa di Lega francese]

 

* in attesa della finale della DFB Pokal 2018 tra Bayern Monaco e Eintracht Francoforte

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