Storie di barriere di genere infrante nelle Olimpiadi invernali – 4° puntata

Nel panorama degli sport invernali lo slittino rappresenta un esempio di discreta inclusione. Forse per la sua matrice di provenienza, che sa di vacanze sulla neve per famiglie benestanti, magari a St. Moritz, la disciplina aprì sin da subito le proprie kermesse internazionali alle donne. Del resto, «quando è principalmente la linea della classe sociale di appartenenza a determinare l’inclusività, quella del genere non risulta altrettanto escludente» (da F. Greco, Cinque cerchi di separazione. Storie di barriere di genere infrante nello sport, Paginauno).
Già nel lontano 1914, in occasione del primo Campionato europeo, la ceca Anna Skoda vinse il singolo femminile. La manifestazione si tenne a Reichenberg, l’attuale Liberec. Skoda era, dunque, di casa e, se anche fu l’unica a gareggiare, fece da apripista, tanto che il concorso riservato alle donne divenne parte integrante del programma ufficiale degli Europei quando questi ripartirono dopo l’interruzione dovuta alla Grande Guerra.

A inizi anni Cinquanta nacque la federazione internazionale (la FIL, Fédération Internationale de Luge de Course), vennero organizzati i primi Mondiali e si posero le basi per lo sbarco alle Olimpiadi. Come già avveniva agli Europei, le rassegne iridate assegnavano tre titoli: singolo maschile, singolo femminile e doppio. Quest’ultimo concorso era open, nel senso che non aveva vincoli di genere per la composizione degli equipaggi: una cosa abbastanza naturale per una disciplina nata inclusiva.
Fu così che Marie Isser, in coppia con il fratello Josef, vinse l’argento al Mondiale di Oslo nel 1955. I due erano stati campioni europei l’anno prima e Marie, per suo conto, sarebbe stata due volte iridata nel singolo. Altre due atlete, entrambe polacche,   Janina SusczewskaHalina Lacheta, salirono, rispettivamente, sul secondo e sul terzo gradino del podio mondiale dello slittino biposto nel 1957. E ancora tre anni dopo ci sono tracce di doppi misti rispetto al genere al Mondiale di Garmisch-Partenkirchen, anche se non nelle zone alte della classifica.

Quando, però, nel 1964 Innsbruck schiuse le porte dell’Olimpiade allo slittino, nessuna atleta poté godere dell’apertura di genere prevista dal doppio e via via che si è andati avanti questa possibilità è rimasta sempre più remota. L’evoluzione dei materiali e delle piste ha, infatti, reso sempre più importante avere tanta potenza in fase di spinta e uno slittino più aderente alla pista piuttosto che un mezzo meno veloce, ma più guidabile in curva. E chiaramente, visto peso e muscolatura media di uno slittinista, le singole federazioni nazionali preferiscono puntare su equipaggi interamente maschili.
A Pechino 2022 lo slittino biposto sarà ancora una volta ufficialmente open, di fatto maschile, anche se – finalmente – qualche eccezione si vede all’orizzonte. Dal gennaio 2020 gareggia, infatti, saltuariamente in Coppa del Mondo la coppia statunitense mista Dana William Kellogg / Duncan Segger e, soprattutto, a Whistler Mountain, il 14 dicembre 2019 ha esordito un doppio interamente femminile, quello composto dalle canadesi Caitlin Nash e Natalie Corless. Forse in futuro ci sarà spazio per un concorso di doppio femminile. Intanto, a giudicare dall’interesse mostrato dal sito ufficiale del CIO, per Cat e Nat – come le chiamano i fan – potrebbe non essere finita qui.