La stagione di esordio non è stata certo fortunata. Causa pandemia e problemi di protocollo le tappe di Otepää e di Lillehammer sono state annullate e, così, le donne hanno corso solo a Ramsau e solo una gara. Si è, però, rotto il ghiaccio: la combinata nordica femminile ha una sua Coppa del Mondo e a fine febbraio, a Oberstdorf assegnerà il primo oro mondiale della sua storia. In attesa che arrivi anche il pass olimpico.
La disciplina, che mette insieme lo sci di fondo e il salto dal trampolino e che assegna medaglie al maschile sin dalla prima edizione dei Giochi invernali (Chamonix 1924), ha, infatti, un triste primato: è l’unico sport che in sede olimpica non ha ancora aperto alle donne.

Per quanto il fondo abbia atteso il 1952 prima di introdurre gare femminili nel programma ufficiale di Mondiali e Olimpiadi, è il salto dal trampolino il vero “colpevole” di questo ritardo. Una storia di ostracismo che ricorda da vicino quanto vissuto da altre discipline da noi più voga come calcio o ciclismo. Con le sue pioniere, tipo Paula Lamberg, la contessa austriaca che a Kitzbühel nel 1911 si produsse in un salto di 22 metri, nonostante la sua poco aerodinamica gonna. Con gli anni di oblio, in cui la disciplina rimase confinata ai paesi scandinavi e fu sovente trattata come fenomeno da baraccone. Con la ricerca di un riconoscimento da parte del CIO e il puntuale scontro contro la barriera del pregiudizio, ben rappresentata da Gian-Franco Kasper, che nel 2005, in qualità di presidente della federazione internazionale di riferimento, dichiarò: «il salto non è appropriato per le donne da un punto di vista medico» perché può danneggiare l’utero («Mi viene il vomito», commentò all’epoca la saltatrice americana Lindsey Van). E, infine, con l’approdo ai Mondiali (2009) e alle Olimpiadi (2014).

Alla luce di tutto ciò, ipotizziamo che la combinata nordica femminile assegnerà titoli a cinque cerchi già a partire da Milano-Cortina 2026. Le uniche discipline non aperte in sede olimpica ad ambo i generi potrebbero così rimanere ginnastica ritmica e nuoto artistico.
Ma questa è un altra storia che, in nome degli stessi pregiudizi, parla di limitazioni per gli uomini a dedicarsi a sport “femminili”.