Old Trafford, pomeriggio di sabato 4 febbraio 2023. Le squadre di Manchester United e Crystal Palace entrano in campo in modo ordinato e con passo solenne, con alla testa i rispettivi allenatori, Ten Hag e Patrick Vieira. che recano in mano delle corone di fiori. Il pubblico, tutto in piedi, applaude e in tribuna viene srotolato uno striscione con su scritto “We’ll Never Die”. Le corone vengono poste al centro del campo, c’è un ulteriore applauso generalizzato e poi tutte le normali procedure di gioco possono iniziare.
Il mondo dello United vuole così rendere omaggio ai Flowers of Manchester, gli otto giocatori e i tre membri dello staff del club che il sei febbraio 1958 morirono (insieme con altre dodici persone) a Monaco di Baviera1, quando l’aereo che riportava a casa i red devils dall’incontro di Coppa dei Campioni contro la Stella Rossa si schiantò mentre tentava di ripartire. Si era fermato a Monaco per un normale scalo-carburante, ma la tanta neve sulla pista fu fatale.

Il tifo e, più in generale, l’attaccamento ad una squadra è fatto anche di momenti rituali atti a preservare la memoria dei grandi eventi che hanno contraddistinto la storia di un club, seppur tragici. Ormai, tra chi frequenta le tribune di Old Trafford, saranno ben pochi quelli che hanno un ricordo diretto del disastro di Monaco. Senza contare quanto le vecchie generazioni poco si riconoscano in questo calcio “moderno” e nello United di proprietà Glazer. Eppure l’uso del “we” nello striscione davanti al “non moriremo mai” definisce un legame indissolubile e atemporale tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Tra l’altro, -a differenza di quanto accade per i tifosi granata nel ricordare la tragedia di Superga, che di fatto azzerò il Grande Torino e sancì la fine di un periodo pieno di successi-, per i supporter dei red devils ricordare Monaco e i cosiddetti Busby Babes è anche un modo per rinnovare l’epopea dei sopravvissuti che divennero l’ossatura della squadra che sarebbe diventata per la prima volta campione d’Europa nel 1968.

Questo ricordo, come anche quello che i tifosi del Liverpool tributano ogni anno ai 96 morti di Hillsborough, si inserisce poi in una cornice più ampia, perché l’English football è solito ripetere, a volte con ossessiva costanza, almeno altri due rituali “laici” (cioè, non legati direttamente o esclusivamente al calcio giocato): il Poppy day, in ricordo delle vittime della Guerra mondiale del 1914-18, e il boxing day, che inizialmente era il giorno in cui il padrone elargiva doni ai dipendenti, liberi in un certo senso di andarsi a vedere dello sport dal vivo.
Del resto, non è solo il calcio ad aver bisogno di memoria storica, ma anche la storia ad aver bisogno della memoria calcistica.