Le interviste possibili. 1° puntata: A.S.D. R.F.C. Lions Ska Caserta
In Italia è molto più vasto di quanto si possa immaginare il mondo delle associazioni dilettantistiche che praticano un calcio in cui la componente sociale, quella interculturale e quella -a tutti gli effetti- politica non sono secondarie rispetto all’atto sportivo in sé. Le interviste possibili non voglio essere né una carrellata, né un compendio ragionato delle varie realtà. Vogliono solo essere un luogo dove raccogliere scambi di opinione avuti con chi rappresenta questo modo spesso sotto traccia di fare calcio e, in genere, sport.
Calcio Romantico: Da quanti anni fate attività sportiva? A quali federazioni siete affiliati? Quali sono i risultati sportivi raggiunti?
Lions Ska Caserta: Il progetto è nato nel 2011. Fino alla stagione 2014/15 abbiamo affrontato tornei e campionati amatoriali; in particolare dal 2013 giochiamo il campionato Associazione Italiana Cultura e Sport (AICS). Nel 2015 ci siamo iscritti al campionato F.I.G.C. di Terza Categoria, pur mantenendo una seconda squadra nel campionato AICS. Inoltre abbiamo due squadre di calcio a cinque, una maschile e una femminile, che partecipano al campionato della Centro Sportivo Italiano (CSI). Per quanto riguarda i tornei amatoriali, nel 2012 abbiamo vinto il “Trofeo Libertadores” di Arzano, organizzato dalla Stella Rossa Napoli e finalizzato alla promozione di forme di aggregazione attraverso il calcio nella periferia napoletana, troppo spesso abbandonata dalle Istituzioni. Nel 2013 abbiamo preso parte al Torneo Antifascista e Antirazzista di Quarto, organizzato dall’ A.S.D. Quartograd, raggiungendo la finale. Sempre nel 2013 abbiamo incredibilmente raggiunto la Finalissima del Torneo non competitivo di calcio a 7 dei Mondiali Antirazzisti UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) di Castelfranco Emilia e siamo stati premiati con la “Mondiali Antirazzisti Cup 2013”, per il miglior progetto di lotta alle discriminazioni. Ed è senza dubbio questo, che esula dal campo di gioco, il riconoscimento che portiamo nel cuore.

Premiazione ai Mondiali Antirazzisti 2013
CR: Come è nata l’idea? Quali ostacoli avete dovuto superare?
LSC: Il progetto nasce nel 2011 dall’idea di alcuni ragazzi/e con la passione in comune per lo sport e per la musica ska. Non si tratta di una semplice squadra di calcio, ma di una libera associazione di persone aperta a chiunque condivida il progetto – dentro e fuori dal campo – di portare avanti e coltivare un’idea di calcio diversa, un calcio che nasce e si sviluppa dal basso, accessibile a tutti/e e fondato sugli ideali dell’antifascismo e della lotta a qualsiasi forma di discriminazione, promuovendo i valori della solidarietà, del rispetto e dell’integrazione. Tutto ciò attraverso un impegno che vada oltre il campo di gioco, acquisisca un valore sociale e costituisca un’anomalia nel panorama del calcio moderno, troppo spesso dominato da interessi economici e giochi di potere. Attraverso lo sport intendiamo creare spazi di incontro, confronto e riflessione, utilizzando il calcio come strumento per dare vita a forme di aggregazione dove l’appartenenza a questo o a quel gruppo non conta, dove è la comunanza di valori ed intenti a tenere uniti, valorizzando ed esaltando le differenze.
L’episodio determinante da cui è partito il progetto è stato l’incontro con “Buba”, cittadino del Senegal da molti anni in Italia, costretto come tanti migranti a lavorare in strada come lavavetri per pochi euro al giorno. Quattro chiacchiere scambiate in tarda serata sulla sua vita a Caserta, sulla lontananza dalla propria famiglia, su quanto siano dure ed alienanti le condizioni di vita e di lavoro di tanti ragazzi africani da anni in Italia senza riuscire a regolarizzare la propria posizione, a causa di una legislazione in materia di immigrazione eccessivamente escludente e poco attenta a tutelare i diritti dei migranti. Poi il discorso scivola su argomenti più leggeri, il calcio come unica valvola di sfogo. Al momento del saluto ci siamo scambiati i numeri di telefono e la settimana dopo eravamo in tanti (italiani e senegalesi) su un campo di calcio.
Gli ostacoli maggiori sin dall’inizio sono stati di carattere economico. Ultimamente ci siamo trovati a dover far fronte anche a problemi di natura burocratica legata ai tesseramenti dei giocatori non italiani, per i quali la FIGC richiede documentazione ulteriore rispetto ai giocatori italiani, documentazione che non è sempre prontamente disponibile, a causa della lentezza nel rilascio dei permessi di soggiorno da parte della Questura, così come della difficoltà per alcuni di ottenere certificati di residenza.

Una foto della Gradinata Antirazzista dai vecchi campionati amatoriali
CR: Come è strutturata la società? In che modo si finanzia?
LSC: Fino al 2015 eravamo un semplice gruppo di persone che si auto-organizza e che decide tutto in maniera assembleare attraverso un collettivo di gestione. Nel 2016 ci siamo costituiti in Associazione Sportiva Dilettantistica. Formalmente dunque abbiamo un presidente, un vicepresidente, un segretario, un tesoriere e dei consiglieri direttivi. Ovviamente il modo di procedere è sempre quello dell’assemblea aperta a tutti i soci. Resta comunque il Collettivo, aperto a tutti coloro che intendano garantire un impegno costante non solo sul campo di gioco ma anche per ciò che riguarda l’aspetto organizzativo/amministrativo. Le nostre assemblee si svolgono sempre in modo informale, spesso davanti a una pinta di birra in qualche locale casertano che ha deciso di supportare la causa con piccole forme di sponsorizzazione.
Per quanto riguarda le risorse economiche, una parte importante la fa l’autofinanziamento. Ognuno di noi, secondo le proprie possibilità e disponibilità, versa una quota mensile. Chi non se ne può fare carico continua ovviamente ad allenarsi e giocare con la squadra. Abbiamo organizzato serate e concerti di autofinanziamento, così come campagne di “sostegno” popolare, regalando T-shirt in cambio di una piccola donazione. Qualche pub cittadino inoltre ci fa da piccolo sponsor. Fortunatamente, grazie ad un accordo con la Fondazione Decathlon, abbiamo materiale sportivo gratuito per tutti i giocatori. A volte capita di ricevere anche donazioni di materiale tecnico-sportivo. Inoltre abbiamo la possibilità di giocare gratuitamente sul campo comunale di Macerata Campania, in provincia di Caserta, grazie ad un accordo con la Giunta Comunale. Va detto che quest’anno collaboriamo con ARCI Caserta, che gestisce diversi progetti Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) in provincia di Caserta. Molti dei beneficiari dello Sprar giocano nelle nostre squadre (oltre 30 giocatori) e le spese del campionato AICS sono a carico dell’ARCI attraverso i finanziamenti statali allo Sprar (altrimenti quest’anno avremmo per forza di cose dovuto rinunciare all’AICS).
CR: Come vengono ingaggiati i giocatori?
LSC: Ingaggiati non è propriamente il termine adatto. Diciamo che chiunque può giocare con le nostre squadre, basta che condivida le idee su cui fonda il progetto. La diffusione di tali idee è la nostra vittoria. Il risultato del campo è un aspetto secondario, anche se ovviamente importante. Rispetto a quando è nato, il nostro progetto sportivo è diventato sempre più multietnico. Inizialmente vedeva coinvolti solo atleti di Caserta e ragazzi senegalesi della comunità casertana. Oggi le diverse compagini annoverano tra le loro fila giocatori e giocatrici di diverse nazionalità (Italia, Senegal, Ucraina, Perù, Inghilterra, Costa d’Avorio, Ghana, Brasile, Gambia, Mali, Nigeria, Afghanistan, Pakistan, Somalia), per un “parco giocatori” che arriva a contare circa 70 unità, distribuite in 4 squadre.
CR: Quali sono i rapporti con la federazione cui siete affiliati? Quali i rapporti con la FIGC, col CONI o altri enti istituzionali?
LSC: Il 2015/16 è stato il primo anno di iscrizione ad un campionato FIGC. Sebbene consapevoli delle difficoltà burocratiche che avremmo incontrato affrontando un campionato federale, la scorsa estate abbiamo deciso di fare questo passo soprattutto perché le cose si cambiano dall’interno. Vorremmo che la Federazione facilitasse l’accesso allo sport per i migranti (come accade nei campionati amatoriali degli enti di promozione sportiva dove è molto più facile tesserare un giocatore non italiano). In tal senso, insieme ad altre realtà campane di calcio popolare abbiamo depositato in FIGC Campania un documento condiviso recante alcune proposte di modifica del regolamento, finalizzate proprio a facilitare le procedure di tesseramento per giocatori non italiani. Abbiamo un buon rapporto con la FCS, l’organizzazione che si occupa di gestire il campionato AICS ed un ottimo rapporto con la UISP, sia il Comitato Provinciale di Caserta che la UISP Nazionale. Anzi, con alcuni dei dirigenti UISP nazionali, si è instaurato un vero e proprio rapporto di amicizia nato ai Mondiali Antirazzisti e consolidatosi nel tempo in diverse occasioni. La nostra realtà ha partecipato con la UISP anche all’ ESPIN Project (European Sport Inclusion Network), progetto che coinvolge diverse organizzazioni europee tra Austria, Italia, Ungheria, Germania, Portogallo, Finlandia, sul tema della “Formazione dei migranti nel volontariato sportivo”, prendendo parte ad una “Tavola Rotonda” a Roma e poi ad un Meeting con le diverse realtà europee tenutosi a Dublino.
CR: Quali altre attività sportive, sociali, culturali, etc. organizzate?
LSC: Ogni anno organizziamo un Torneo Antirazzista sul territorio. Tra i nostri progetti futuri c’è quello di fondare una scuola calcio a prezzi popolari che permetta alle famiglie di far giocare i propri figli a costi più che accessibili ed ai ragazzi di formarsi attraverso i valori fondanti del progetto, ovvero correttezza, fair play, rispetto per compagni e avversari, solidarietà e contrarietà ad ogni forma di discriminazione. Alcune realtà sportive casertane, sul nostro esempio, hanno inserito sulla divisa di gioco un messaggio antirazzista o hanno inserito in squadra richiedenti asilo, rifugiati, migranti, e questo non può che renderci felici.
Siamo attivi anche al di fuori del terreno di gioco. Abbiamo organizzato concerti, presentazioni di libri, manifestazioni. Siamo sempre in prima linea con le altre realtà sociali del territorio quando si tratta di difendere i beni comuni ed i diritti civili e dei migranti. Per questo siamo spesso scesi in piazza con la nostra “pezza”: Caserta Antirazzista che campeggia sulla “Gradinata Antirazzista”, gruppo formato da alcuni dei fondatori, giocatori (quando non sono in campo), militanti, simpatizzanti, migranti, che seguono le sorti della squadra.
Inoltre due tra i fondatori del progetto sono avvocati specializzati in diritto dell’immigrazione e mettono a disposizione gratuitamente la loro opera professionale collaborando con la fondazione “Migrantes” per tutti gli immigrati che hanno bisogno di assistenza legale.

Mondiali Antirazzisti 2015
CR: Siete in contatto con altre società?
LSC: Abbiamo ottimi rapporti con diverse realtà di calcio popolare e multietnico in Italia. In Campania possiamo citare le realtà partenopee della Stella Rossa, Quartograd, Afro-Napoli e Lokomotiv, l’Atletico Brigante di Benevento ed il Partizan Matese, squadra di calcio a cinque di Piedimonte Matese, paese dell’alto casertano. Abbiamo spesso partecipato ad assemblee collettive di tutte le realtà campane, così come a tornei ed amichevoli tra le varie squadre. Spesso inoltre ci incontriamo in occasione di manifestazioni, serate, convegni. Abbiamo inoltre una bellissima amicizia con la Liberi Nantes, la squadra romana formata da richiedenti asilo e rifugiati ed una sorta di gemellaggio con lo United Glasgow, progetto scozzese a noi parallelo con il quale siamo molto legati. Più volte infatti ci siamo scambiati visite, in particolar modo per i rispettivi “compleanni”, quando le nostre rappresentanze sono sempre presenti per partecipare alle attività sportive e non organizzate per l’occasione.
CR: Pensate che la vostra attività possa portare/abbia portato risultati tangibili nella lotta a razzismo, omofobia, sessismo…? Se sì, quali?
LSC: Lo sport è un’arma molto importante nella lotta al razzismo e ad ogni altra forma di discriminazione. Lo sport aggrega, unisce, riesce ad abbattere barriere culturali molto più di tante parole. Mentre in Europa si costruiscono muri noi proviamo a scardinarli attraverso il calcio e la sua capacità aggregante, inclusiva. Le nostre sono battaglie culturali in favore dei diritti, dell’uguaglianza, che portiamo su ogni campo, su ogni gradinata, in ogni piazza. Pensiamo che in questi anni di attività siamo riusciti a far passare questa idea di uguaglianza e di opposizione ad ogni forma di discriminazione in città. Tante persone si sono avvicinate al progetto nel corso del tempo, qualcuno ha probabilmente rivisto le sue idee in merito o ha semplicemente riflettuto sul tema.
Non è poco in una città provinciale come Caserta, in cui i temi e le battaglie sociali sono terreno per pochi e dove domina la “cultura” del disimpegno. Ma c’è ancora tanto da fare, specie in un periodo storico come questo in cui buona parte del sistema politico e mediatico specula sul tema dei flussi migratori.
CR: Siete stati/siete vittima di discriminazioni legate alla particolare natura della vostra squadra?
LSC: In passato è capitato sul campo. Insulti a sfondo razziale ne abbiamo sentiti. In un’occasione ci siamo anche trovati a ragionare sulla possibilità di ritirare la squadra dal terreno di gioco. Per fortuna si tratta di episodi isolati, capitati di rado. Ci piace invece rimarcare il fatto che spesso le squadre che affrontiamo manifestano apprezzamento per la nostra realtà e ciò che rappresentiamo.

RFC Lions Ska 2015/16,, squadra III Categoria FIGC e squadra amatoriale FCS-Aics

