Le ultime due stagioni ci avevano un po’ illuso. Nel 2016 il Leicester di Ranieri, lo scorso anno il Monaco di Jardim erano stati in grado di rompere l’assedio dei superclub in grado di sborsare centinaia di milioni senza battere ciglio. Persino la vittoria del Chelsea di Conte nella Premier 2016/17 era sembrata un po’ una sorpresa, visto che le due squadre di Manchester sembravano di un livello superiore. I campionati esteri di primo livello in questa stagione 2017/18 hanno invece offerto un rinnovato piattume che ha comunque lo stesso il diritto di essere esaminato e mandato in archivio. Partiamo con Francia e Inghilterra, perché Manchester City e Paris Saint Germain continuano a disegnare traiettorie simili.

Con l’inattesa vittoria del West Bromwich Albion a Old Trafford, domenica 15 aprile 2018 si è chiusa la stagione “vera” del Manchester City. Decisamente in anticipo su quanto preventivato a inizio anno, la squadra di Guardiola, che la sera prima aveva vinto 1-3 in casa del Tottenham, ha infatti conquistato matematicamente la Premier League cinque giornate prima del termine grazie a un robusto +16 sui red devils. Ma, decisamente in anticipo su quanto sperato, proprio il martedì precedente i Citizens erano stati estromessi dalla Champions League.
La vittoria nel campionato non è mai stata in dubbio sin dall’autunno, cioè sin da quando il Manchester City ha inanellato 18 successi consecutivi, battendo negli scontri diretti tutti gli avversari più accreditati. Solo dopo, a vantaggio enorme accumulato, sono arrivate le battute d’arresto contro il Liverpool (4-3 ad Anfield in una partita bellissima) e contro lo United (2-3 subito in rimonta in casa e corredato da giuste recriminazioni).
Le ultime giornate di Premier hanno avuto come unico obiettivo i record. Grazie al gol segnato da Gabriel Jesus allo scadere a Southampton nell’ultima giornata (0-1 lo score finale) il City è arrivato a 100 puntii, migliorando il precedente primato del Chelsea di Mourinho versione 2004/05 di ben cinque lunghezze, ma rimanendo sotto il “primato europeo” della Juventus di Conte (102 punti nella Serie A 2013/14). In totale sono undici i record stabiliti dai blues, come spiega qui ESPN.
Il fatto che, però, nonostante questo dominio, non si possa archiviare con completa soddisfazione la stagione della compagine guidata da Guardiola la dice lunga sui paradossi dell’attuale calcio europeo dominato dai superclub. A Maine Road, infatti, non sono più disabituati come un tempo ad alzare trofei: con il titolo conquistato con Mancini in panca nel 2012 e con quello vinto nel 2014 in volata sul Liverpool, fanno tre in sei anni e cinque in totale. Negli ultimi sette anni sono arrivati anche una FA Cup (2011), una Community Shield (2012) e tre Coppe di Lega (2014, 2016 e 2018). Ma è quel che manca a pesare come un macigno sulla bilancia, quel trofeo per conquistare il quale la Etihad ha sborsato tantissimi milioni nelle ultime stagioni: la coppa dalle grandi orecchie. Perché se la squadra di Guardiola anche stavolta non è andata oltre i quarti, perdendo per di più dal Liverpool, allora stagione non si può dire completamente positiva…[1]

Se Guardiola dice che chi lo critica non capisce niente di calcio, allora non lo faremo. Anche perché magari abbiamo un’altra idea di calcio, non così zeppa di trequartisti, molto più simile -se rimaniamo ai superclub- a quella di uno Zidane che ha sì grandi campioni, ma bada anche a fare accorgimenti tattici per occupare meglio il campo quando qualcosa non va.
Liverpool a parte, c’è stata un’altra sconfitta senza ritorno nella stagione del City. A Wigan, negli ottavi della F.A. Cup il 19 febbraio. La bestia nera, che già nel 2013 aveva sconfitto i Citizens in finale, ha colpito ancora in una partita segnata dall’espulsione di Delph, da tanti errori sotto porta e dal bel gol di Will Grigg, sì proprio quello che era “on fire” nei cori dei nordirlandesi all’ultimo Europeo.
Questa eliminazione non ha permesso la conquista del cosiddetto domestic treble, visto che, invece, la Coppa di Lega è finita nelle mani della squadra di Guardiola grazie a un rotondo e indiscutibile 3-0 sull’Arsenal.

Dal Manchester City al Paris Saint Germain il salto è breve, il divario con le altre squadre della stessa nazione ancor più ampio, l’incapacità di riprodurre su scala europea il dominio mostrato in terra di Francia ancor più frustrante.
Doveva essere l’anno in cui i soldi fanno finalmente conquistare la felicità: colpito nell’orgoglio lo sceicco Al Khelaifi aveva strappato a suon di centinaia di milioni Neymar al Barcellona, che lo aveva fatto fuori in Champions League, e Killian Mbappé al Monaco, che lo aveva battuto in Ligue 1. Ne è uscito un comprensibile monologo in casa, corredato dalla solita prematura eliminazione in Champions, stavolta agli ottavi e ad opera del Real Madrid che ha vinto in casa 3-1 nel finale, ma poi è andato a dominare al Parco dei Principi.
Così, per la terza volta nelle ultime quattro stagioni il PSG ha vinto tutto in patria. La Coppa di Lega è stato il primo trofeo conquistato in ordine di tempo -se escludiamo l’estivo Trophée des Champions, ovvero la supercoppa-: In finale il 31 marzo i rivali del Monaco sono stati liquidati 3-0, grazie a una grande prova del giovane ex Mbappé e al VAR, usato in via sperimentale, che al 5′ ha trasformato in massima punizione un intervento in area proprio su Mbappé e poi a metà primo tempo ha fatto annullare per offside il gol del possibile 2-1 di Falcao.
Lo stesso Monaco è stato testimone del giorno in cui si è materializzato il successo in campionato. Il 15 aprile al Parco dei Principi è finita 7-1, punteggio che dà l’idea di quale potrebbe essere il reale divario tra la prima e la seconda forza della Ligue 1.
La quarta Coppa di Francia consecutiva è arrivata l’8 maggio, un successo quasi scontato visto che di fronte c’era un club che milita nel National, equivalente alla nostra Lega Pro: Les Herbiers. Risultato non eccessivo 2-0, con gol di Lo Celso e rigore di Cavani, ma dominio netto e non poteva essere altrimenti. Forse l’unico grande brivido al club parigino e ai suoi tifosi l’ha fatto venire l’interminabile saluto iniziale del premier Macron che ha parlato con tutti, ma proprio tutti i giocatori delle due squadre, panchinari compresi… col rischio che arrivava notte e la partita non si poteva più fare.

federico

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[1] Il miglior risultato del Manchester City è la semifinale raggiunta nella stagione 2015/16 con sulla panchina Pellegrini in partenza. Per quanto riguarda i soldi spesi, dai dati di it.soccerway.com si ricava che nel bilancio cessioni-acquisti abbiamo avuto: nel 2018 -72 milioni di euro, nel 2017 -173 milioni, nel 2016 -147 milioni e così via