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José Sa con barba e tatuaggio di Gesù Cristo sul braccio ben visibili

“Chi la fa, la aspetti”. Non volendo abbandonare una visione azzurrocentrica, la finale dell’Europeo Under 21 2015 tra Portogallo e Svezia può essere così riassunta. Quelli che l’han fatta e ora l’han dovuta subire sono i portoghesi. Statistiche alla mano, infatti, il tiro di Tibbling deviato nella propria rete da William Carvalho, è l’unico gol preso da José Sa, il portiere che ha impressionato tutti per la sua bravura e non solo per altezza e barba da hipster cristiano. Quella di Tibbling è stata, però, la rete del biscotto, che ha permesso agli svedesi di arrivare in semifinale ai danni degli azzurri di Di Biagio, con il beneplacito dei lusitani. Del resto, la squadra di Rui Jorge (uno che sa cosa vuol dire giocarsi e perdere un Europeo Under 21 in finale contro l’Italia), aveva sofferto tantissimo nello 0-0 contro gli azzurri e non ci si poteva certo aspettare che si dannasse l’anima per farli rimanere in corsa.
La sorte ha voluto che svedesi e portoghesi si liberassero rispettivamente di Danimarca e Germania in semifinale con largo punteggio e che si rivedessero a Praga, all’Eden Park, per l’atto finale della manifestazione. E dopo un inizio arrembante e una traversa colta su punizione da Sergio Oliveira, il Portogallo ha capito a proprie spese che la Svezia di Hakan Ericson non era lì per caso e che quel biscotto alla fine gli sarebbe andato di traverso.

Guidetti cerca alleati in vista dei calci di rigore

Guidetti cerca alleati in vista dei calci di rigore

A partire dalla seconda metà della ripresa, infatti, i gialloblù hanno preso in mano il pallino del gioco, grazie al lavoro di Khalili e Lewicki a centrocampo, alle discese sulla fascia di Augustinsson e a un monumentale John Guidetti, che in attacco ha, come si suol dire, dovuto cantare e portare la croce. La Svezia è stata anche l’unica squadra a rendersi veramente pericolosa nella parte finale del match, prima con Guidetti, che all’84’ ha esaltato la reattività di José Sa, e poi con Khalili, che con due tiri a giro nei supplementari ha provato a emulare quanto fece Orlandini nel 1994.
Ai rigori, poi, c’è stata la vera sorpresa. Ci si aspettava che l’imberbe Carlgren soccombesse nel confronto con il suo barbuto collega lusitano e, invece, complice anche la peggior qualità dei tiri effettuati dai portoghesi, la vittoria ha arriso alla Svezia e al ventitreenne portiere con la faccia ancora da ragazzino, autore di due parate decisive su Esgaio e William Carvalho.

Detto che questo, per la nazionale giovanile della Svezia, è il primo alloro continentale e che, invece, il Portogallo è ancora a secco; detto che le due finaliste e le due semifinaliste, Danimarca e Germania, andranno alle Olimpiadi di Rio; segnalato tra i portoghesi João Mario, molto più del fumoso Bernardo Silva del Monaco (detto o Messizinho -il piccolo Messi- probabilmente per attirare su di sé le antipatie degli spettatori neutrali); non rimane che aggiungere un’osservazione di carattere sociale.
Assieme ai Lindelof, agli Hiljemark e agli Augistinsson sono diventati campioni europei con la maglia della Svezia e da titolari il palestinese Abdul Khalili, il ghanese Jospeh Baffo e lo svedese di seconda generazione Isaac Kiese Thelin. Un indizio sul perché i migranti che attraversano il Mediterraneo sui barconi non hanno come obiettivo rimanere in Italia, ma arrivare su fino in Scandinavia.

federico

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