Le squadre del Triveneto non hanno mai rappresentato una seria minaccia alle grandi all’interno dello scacchiere del calcio italiano. Una serie di exploit in campionato, non coronati dalla vittoria finale, vedi il Venezia di Valentino Mazzola e Loik, l’Udnese di Raggio di Luna Selmondsson, il Padova di Nereo Rocco o il Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi. Una vittoria in Coppa Italia del Venezia nel 1937 e po’ di titoli nel calcio ginnastico, che nessuno poi ricorda. Tanti saliscendi tra la Serie A e le serie minori.

La stagione 1982/83 sembra, però, suggerire che qualcosa sta per cambiare. Il Verona di Osvaldo Bagnoli, da neopromossa, fa un campionato splendido, si qualifica per la Coppa UEFA, batte 2-0 la Juventus (quella di Zoff, Gentile, Cabrini, Platini, Boniek) nell’andata della finale di Coppa Italia, ma poi deve cedere ai supplementari nella gara di ritorno.[1] La cosa più importante è, però, che la società scaligera ha voglia di potenziarsi e non di fare solo cassa. L’Udinese ha idee ancor più in grande. I bianconeri si sono salvati tranquillamente (anzi, hanno ottenuto un sesto posto a ridosso della zona UEFA), è già arrivato il nazionale brasiliano Edinho, ma un acquisto bomba bolle in pentola.
Un avvenimento infrequente durante il derby d’andata, giocato al Friuli nell’ottobre 1982, ha poi lasciato la sensazione tra il pubblico che qualcosa di calcisticamente magico per il Triveneto sta per accadere: Edinho batte una punizione dal limite come lui sa fare, la palla incoccia sul palo alla destra di Garella, rimbalza sulla linea proprio dietro all’incredulo portiere gialloblù, sbatte contro l’altro palo e ritorna verso il centro dell’area piccola, dove il tentativo di tap-in di Miano è neutralizzato da Garella, ritornato ormai in sé.

Due stagioni dopo, sempre al Friuli, ci sono 43.000 persone a vedere il derby. C’è Zico in maglia bianconera e c’è il Verona in testa alla classifica, lanciato verso un incredibile scudetto. Se non è magia, questa! Nonostante il terreno pesante, quello che accade in campo è, invece, tutto vero e tutto molto bello.
La capolista parte alla grande: punizione di Pierino Fanna a rientrare, testa di Briegel e Brini è battuto dopo soli quattro minuti; Briegel ci riprova al 10′ con un tiro da fuori, Brini respinge ma Nanu Galderisi è pronto a ribattere in rete; Elkjær, lanciato da un rinvio, percorre metà campo palla al piede e segna lo 0-3 con un pallonetto. Sono passati ventuno minuti dal fischio d’inizio.
Checché se ne pensi, l’Udinese dei brasiliani in campo c’è, costruisce una serie di occasioni e prende anche una traversa, ma continua a esporsi al contropiede. Casarin, infatti, annulla un gol a Tricella che varrebbe il poker, poi allo scadere ci pensa Edinho con un destro su punizione a rimettere i suoi in partita anche nel punteggio.

Udinese_VR_iconaAl rientro dagli spogliatoi i padroni di casa sono scatenati e agguantano il pari in un quarto d’ora. Tiro di De Agostini, Garella non trattiene e stavolta è Andrea Carnevale a segnare da pochi passi. Punizione di Zico che sbatte sulla barriera, Mauro riprende la palla e, al secondo tentativo, ottiene il 3-3.
Il derby è sempre una partita a sé, anche se sei in cima al campionato. A questo punto tutti si attendono il tracollo dei gialloblù, soprattutto Vinicio che dalla panca udinese dice ai suoi di continuare ad applicare il fuori gioco e a fare il pressing alto. Così, appena due minuti dopo il gol del pareggio, con un campanile Tricella scavalca tutti i bianconeri protesi a pressare e serve Galderisi, che vede l’inserimento di Elkjær, tiro potente nell’angolino basso e ospiti di nuovo avanti. Altri due minuti e anche Briegel dopo una “galoppata nel fango”, come la definisce l’autore del servizio della Domenica Sportiva, segna la sua personale doppietta.
Ci sarebbe altro da raccontare di quel match, ma ci fermiamo qui. Ricordando che quel 1984/85 rimane l’unica stagione in cui c’è stato il sorteggio integrale degli arbitri (e alcuni giornalisti lo legano indissolubilmente al fatto che il Verona poté affermarsi); che dopo quella stagione Zico andrà via da Udine e con lui i propositi di grandezza del presidente Mazza; che il Verona solo cinque anni dopo non riuscirà a evitare la retrocessione in B; che l’Udinese tornerà in B anche prima, per via dello scandalo calcio scommesse del 1986,[2] e senza neanche aver goduto a pieno del tempo della magia.

federico

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[1] Il Verona vince 2-0 l’andata al Bentegodi (gol di Penzo e Volpati). Al Comunale la Juventus si impone 3-0 grazie ai gol di Rossi al 9′ e di Platini all’81’ e al 119′. Gli scaligeri perderanno la finale di Coppa Italia anche nel 1983/84 (Verona-Roma 1-1, 0-1)
[2] L’Udinese viene penalizzata di 9 punti da scontare nella Serie A 1986/87. In regime da 2 punti a vittoria e con sole 30 giornate a disposizione i bianconeri non si schiodano mai dall’ultimo posto.