In occasione della seconda edizione dei Mondiali, quella del 1934, la FIFA si inventa le qualificazioni, in modo da poter ridurre a sedici le squadre partecipanti. Polonia e Cecoslovacchia, uniche squadre inserite nel gruppo 5, si affrontano a Varsavia il 15 ottobre 1933 e a vincere sono gli ospiti, 1-2. Il ritorno, previsto il 15 marzo 1934 a Praga, non viene però disputato per un motivo squisitamente politico: la Polonia interbellica -questa la dizione con cui è spesso indicato lo stato nato nel 1919- accampa diritti sul territorio di Zaolzie (letteralmente, la Slesia oltre il fiume Olza), concesso alla Cecoslovacchia dal trattato di Versailles ma abitato da molti polacchi. In pratica, il governo di Varsavia non ritiene il caso di mandare a Praga dei rappresentanti, sia pure sportivi; non a caso, nell’ottobre del 1938 manderà i carri armati per provare ad annettersi la regione contesa…

Alle qualificazioni per i Mondiali del 1958 Israele è inserito nella zona Asia-Africa, perché nel 1954 ha aderito alla nascente confederazione asiatica AFC. Gli israeliani passano i due turni interni alla propria confederazione per le rinunce di Turchia e Indonesia, non disposte di fatto a giocare contro la Nazionale rappresentante lo stato ebraico. I turchi si trincerano dietro lamentele per essere stati esclusi dalla zona europea delle qualificazioni, l’Indonesia chiede di spostare in campo neutro la partita prevista in territorio israeliano, ma la sua richiesta non viene accolta dalla FIFA. Anche il Sudan, nel terzo e in teoria ultimo turno, si rifiuta di incontrare Israele, perché lo stato arabo dell’Africa Orientale non ha rapporti diplomatici con lo stato ebraico nato nel 1948.
La cosa curiosa è che Israele non ha comunque il pass per i Mondiali perché una direttiva FIFA pensata ad hoc impone che solo campioni in carica e Nazionale del paese ospitante possano qualificarsi senza giocare nessun match. Così, si mette su dal nulla uno spareggio contro una delle squadre arrivata seconda nei gruppi europei.[1] Il Belgio, sorteggiato, si rifiuta di giocare anch’esso, ma non certo per motivi politici: molto probabilmente la federazione belga ritiene ingiusto il cambio di regole in corsa fatto dalla FIFA.
Il Galles, scelto in seconda istanza, invece accetta, batte Israele due volte 2-0 e ottiene il diritto a partecipare alla fase finale di un Mondiale per la prima e, a tutto il 2018, unica volta.

Polonia nel 1934, Turchia, Indonesia e Sudan nel 1957… Prima del famigerato spareggio intercontinentale Cile-URSS del 1973 già se ne incontrano di match di qualificazione non giocati per assenza o quasi di rapporti diplomatici tra le nazioni che dovrebbero affrontarsi sul campo di gioco. Con la FIFA che, ove chiamata in causa, non permette spostamenti in campo neutro. Stesso atteggiamento che il massimo organismo calcistico internazionale avrà nel 1973, di fatto chiudendo gli occhi davanti a un massacro in corso.

Cile-URSS del 1973. Il tabellone delle qualificazioni ai Mondiali tedeschi del 1974 ha una evidente asimmetria: i gruppi delle zone UEFA e CONMEBOL identificati dal numero più alto, nove e tre rispettivamente, non promuovono la vincitrice direttamente alla fase finale, ma la spediscono ad uno spareggio intercontinentale. Non sappiamo se al momento dei sorteggi si facciano dei favoritismi, fatto sta che Francia, URSS e Irlanda finiscono nel gruppo 9 della UEFA, Cile, Perù e Venezuela in quello 3 della CONMEBOL.[2]
Le partite del girone europeo iniziano a ottobre 1972 e finiscono nell’aprile del 1973. Passa l’URSS che arriva al match di Mosca contro la Francia con due risultati buoni su tre e, comunque, vince 2-0 grazie ai gol dei giocatori della Dinamo Kiev Oleg Blokhin e Vladimir Oniščenko. Il raggruppamento sudamericano parte più tardi, registra subito il ritiro del Venezuela e si risolve in un lungo testa a testa tra Cile e Perù, con i primi che vincono 2-1 in rimonta “gara tre” il 5 agosto 1973 a Montevideo. Le reti cilene hanno la firma di Valdez e Farias, al primo dei due questa storia riserverà un compito davvero triste.

L’andata dello spareggio intercontinentale è in programma il 26 settembre 1973, a Mosca, ma quindici giorni prima in Cile il generale Pinochet rovescia con un golpe appoggiato dalla CIA il governo del socialista Salvador Allende, vincitore alle elezioni nel 1970, pur se con un vantaggio minimo sui nazionalisti, e al governo grazie all’appoggio esterno del Partito Democratico Cristiano.
L’URSS ai tempi di Franco aveva già sperimentato cosa volesse dire doversi confrontare sul campo da gioco con squadre nazionali o di club rappresentanti una nazione con cui non si intrattengono rapporti diplomatici: il caudillo non aveva concesso alla Spagna di recarsi in URSS per i quarti del primo campionato europeo e al Real Madrid di andare a Riga per le semifinali della prima Coppa dei Campioni di basket; i sovietici, invece, nel 1964 erano andati in Spagna a giocarsi la fase finale del secondo Europeo. Questa volta, però, è diverso: in Cile la repressione attuata dai golpisti nei confronti degli avversari politici è ancora in corso, Allende e molti altri esponenti socialisti sono stati torturati e uccisi durante il colpo di stato e nei giorni successivi.  Andare a Santiago del Cile per giocare una partita di calcio è fuori discussione.
Il match di Mosca, ad ogni modo, va in scena e finisce 0-0. Scrive Vincenzo Paliotto in Estadio Nacional, il gol più triste che al seguito dei cileni ci sono militari, per impedire che calciatori chiedano asilo politico all’estero, e c’è un solo giornalista, Hugo Gasc. Quest’ultimo osserva come l’arbitro dell’incontro, il brasiliano Marques, debba essere un fervente anticomunista, visto il gioco duro che permette ai giocatori della roja. Discreto indizio della parte da cui è schierata la FIFA?
Ad ogni modo, il ritorno è previsto in data 21 novembre. I sovietici chiedono lo spostamento in campo neutro, ma la FIFA fa orecchie da mercante e non tiene minimamente in considerazione quanto inizia a trapelare dai racconti di chi è stato a Santiago nelle ultime settimane. In particolare, comincia a diffondersi la notizia che lo stadio in cui dovrebbe svolgersi il ritorno dello spareggio è stato usato come campo di detenzione e di tortura per i prigionieri politici.

L’epilogo della storia è, se possibile, ancor più scandaloso. La FIFA manda a Santiago una commissione formata dallo svizzero Kaeser e dal brasiliano D’Almeida. I due parlano di situazione completamente tranquilla e danno l’ok per far disputare il match allo Stadio Nacional. L’URSS ufficializza la sua rinuncia, ma Pinochet e la giunta militare decidono di metter su il 21 novembre una partita fantasma per impadronirsi politicamente della qualificazione cilena ai Mondiali tedeschi e per lanciare un chiaro avvertimento ai giocatori che al Mondiale poi ci andranno.
Gli spettatori e militari che gremiscono gli spalti vedono così i giocatori della roja scendere in campo, battere il calcio d’avvio come se ci fossero anche gli avversari e passarsi tra loro la palla in modo che ognuno degli undici la tocchi almeno una volta. La sfera arriva poi a Paco Valdez, il capitano, che segna a porta vuota. Segue poi un’amichevole contro il Santos che i brasiliani vincono 5-0.

Fonti: Vincenzo Paliotto, Estadio Nacional, il gol più triste, Urbone Publishing

federico

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[1] Non è semplice capire quante e quali squadre furono inserite nell’urna del sorteggio che avvenne a Zurigo il 15 dicembre 1957. L’Unità del 16 dicembre 1957 parla di nove squadre. Se fossero tutte le seconde dei gruppi europei sarebbe più opportuno parlare di otto squadre e della futura seconda del gruppo 8, visto che al momento del sorteggio il girone che comprende Irlanda del Nord, Italia e Portogallo non si è ancora concluso (qui i dettagli dell’eliminazione azzurra)
[2] Nella zona UEFA i gruppi 5, 7, 8 e 9 hanno tre squadre, gli altri quattro. Se al momento dei sorteggi non c’era -come probabile- una graduatoria tra le teste di serie, un meccanismo che prevedesse l’invio allo spareggio UEFA-CONMEBOL della peggiore prima dei gruppi da tre sarebbe stato più corretto o, almeno, più “simmetrico”. Nella zona CONMEBOL, invece, ci sono tre gruppi da tre, ma in questo caso sembra più normale che i gruppi di Uruguay e Argentina promuovano direttamente ai Mondiali, mentre quello con Cile, Paraguay e Venezuela dia diritto solo allo spareggio. Evidente questione di blasone