Viaggio tra le squadre che hanno chiuso imbattute un campionato di massima serie. 2° puntata: Italia (seconda parte)

Perugia 1978/79

Perugia 1978/79

Fiorentina prima, 45 punti, 16 vittorie, 13 pareggi, 1 sconfitta. La classifica finale della Serie A 1968/69 recita questo e accanto al numero 1 c’è una nota che dice: minor numero di sconfitte in un campionato a girone unico, come Fiorentina 1955/56. I viola hanno dunque eguagliato loro stessi.

In tredici anni il modo di giocare a calcio è, però, cambiato e per le grandi è più facile chiudere un campionato con poche sconfitte dal momento che l’avvento del gioco all’italiana porta molte squadre a badare innanzitutto a non prenderle.

Nel decennio successivo, infatti, il Torino 1976/77 e la Juventus 1977/78 eguagliano le due stagioni record della Fiorentina. E se ai bianconeri il record vale anche lo scudetto, i granata devono accontentarsi del secondo posto dietro la “Juventus dei 51 punti” nonostante 21 vittorie su 30 partite. I tempi sono insomma maturi per vedere arrivare una squadra imbattuta a fine campionato. E puntualmente nel 1978/79 il Perugia di Ilario Castagner fa saltare il banco. Impresa davvero incredibile per una provinciale che si basa principalmente sul gruppo, ma conta anche sul futuro campione del mondo Salvatore Bagni e su uomini di esperienza come Malizia, Frosio, Della Martira, Speggiorin e Vannini. L’assenza di sconfitte non corrisponde, però, alla vittoria dello scudetto. I biancorossi, infatti, pareggiano così tanto (alla fine saranno 19 partite su 30) che il Milan di Liedholm li stacca già alla fine del girone di andata e vince il titolo della stella con una certa tranquillità.

Proprio dei rossoneri è appannaggio il capitolo successivo della nostra storia, il più lungo. È passata altra acqua sotto i ponti e l’arrivo della zona ha riportato in auge una filosofia più offensiva. Eppure è il nuovo profeta di questa tattica, Arrigo Sacchi da Fusignano, a sfiorare nel suo primo anno al Milan l’impresa: nel 1987/88 perde due volte a San Siro (una sconfitta è però frutto di una decisione del giudice sportivo)[1], eguaglia il record di Fiorentina 1968/69 e Perugia 1978/79 di zero sconfitte in trasferta e in volata sul Napoli vince lo scudetto. Poi il Milan di Sacchi sbarca in Europa e arrivano due Coppe Campioni in due anni, ma nessun campionato.

Nel 1991/92 Fabio Capello sostituisce Sacchi sulla panchina dei rossoneri e riesce dove il suo predecessore e il Perugia si erano fermati.
Il neoallenatore ha in mano un Milan ancora fortissimo e per di più fuori dalle coppe europee, grazie alla genialata di Galliani che la stagione precedente a Marsiglia ha fatto ritirare la squadra perché la luce dei riflettori era troppo fioca e non metteva in evidenza il suo sorriso.[2] Dopo un inizio stentato e due generosi rigori che fissano sul pareggio i match interni contro Fiorentina e Genoa, la squadra di Franco Baresi e Maldini, di Donadoni e Ancellotti e dei tre olandesi Gullit, Van Basten e Rijkaard prende il volo e per la prima volta dall’introduzione del girone unico imbattibilità e scudetto vanno a braccetto: la classifica alla fine dice 56 punti, 22 vittorie, 12 pareggi, 0 sconfitte, 74 gol fatti, 21 subiti. La sconfitta nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, 1-0 in casa della Juventus, non permette ai rossoneri di chiudere l’intera stagione senza sconfitte nelle partite ufficiali, ma poco male: anche il Perugia 1978/79  aveva perso in Coppa Italia, 2-1 a Napoli nei quarti, mentre per Pro Vercelli 1912/13 e Genoa 1922/23 il discorso ha poco senso perché all’epoca non vi erano altre competizioni ufficiali e, quindi, stagione e campionato coincidevano.

10/04/1993, Gullit  segna all'Inter

10/04/1993, Gullit segna all’Inter

Il Milan rimane imbattuto anche nelle prime 23 giornate della stagione 1992/93, arrivando all’incredibile record di 58 partite consecutive senza esser sconfitto, poi perde con Parma e Juventus in casa, ma rintuzza la rimonta dell’Inter e porta a casa il titolo.
La prima sconfitta esterna della gestione Capello arriva alla 10° giornata dell’annata 1993/94, dopo 38 trasferte utili consecutive. Incidente di percorso perché i rossoneri fanno tris in campionato e vincono anche la Coppa Campioni battendo in finale il Barcellona con quattro gol di scarto, lo stesso giorno in cui Berlusconi per quattro voti ottiene la fiducia al Senato e per la prima volta comincia a lavorare per noi. Al solo ricordo rabbrividiamo.
Anche in Serie A il 1994 è proprio un anno dal non ritorno, visto che a settembre arrivano i tre punti e inizia un’altra era.

federico

Puntata precedente: Italia (prima parte); Puntata successiva: Italia (terza parte)

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[1] Il Milan perde 0-2 in casa con la Fiorentina di Baggio alla seconda giornata e poi 0-2 sempre a San Siro con la Roma alla undicesima, ma a seguito della decisione del giudice sportivo (cfr. Una vittoria col botto).
[2] Ritorno 4ti Coppa Campioni 1990/91, Olympique Marsiglia-Milan 3-0 tav., sospesa all’ 88′ sul risultato di 1-0 per lo spegnimento dei riflettori e definitivamente interrotta per il rifiuto del Milan di riprendere la partita nonostante l’entrata in funzione del sistema di emergenza